Perú: Proposta Di Legge Per Vendere I Territori Dell’Amazzonia

Perú: Proposta di legge per vendere i territori dell’Amazzonia

 

L’espressione “legge della giungla” fa riferimento ad una situazione in cui il più forte di impone. L’esecutivo del Perù ha proposto al parlamento un progetto di legge per promuovere l’investimento privato nell’amazzonia che aprirebbe le porte alla vendita di vasti territori nella zona della selva. Diversi settori sociali del paese hanno manifestato la loro opposizione all’iniziativa, chiamando la proposta “legge della giungla”, per sottolineare l’intenzione del governo di imporre politiche liberali anche sui territori amazzonici a scapito degli interessi nazionali e dei diritti della popolazione amazzonica.
Tre mesi fa il presidente Alan García aveva lanciato la sua proposta di stimare economicamente tutte le risorse naturali non utilizzate. L’amazzonia, che consta di 63 milioni di ettari di territorio, su 8 milioni dei quali potrebbero essere avviati progetti di sfruttamento forestale, secondo l’esecutivo andrebbe privatizzata per agevolare gli investimenti e generare posti di lavoro.


Nonostante esista già una legge di promozione degli investimenti privati nelle attività di sfruttamento forestale secondo cui è possibile dare concessioni anche sul territorio amazzonico, García insiste nella proposta di emettere titoli di proprietà delle terre date in concessione. Alla fine del 2006, durante il Congresso della Repubblica, il presidente aveva annunciato per la prima volta di voler sostituire il “regime per licenze” con un sistema di vendita delle terre.

La legislazione vigente(Legge 852) stabilisce che lo stato può attribuire concessioni mediante subasta pubblica territori forestali non boschivi non eccedenti i 10mila ettari per un periodo di 60 anni, con obbligo di investimento. La proposta del governo vuole sostituire la vendita dei terreni alla concessione ampliando l’estensione da 10mila a 40mila ettari.

La Commissione Agraria si è espressa a favore del progetto di riforma, mentre la Commissione per l’Economia ha espresso parere contrario alla proposta, segnalando, tra le altre perplessià che “cedere la proprietà delle risorse forestali nazionali a soggetti provati può fungere da incentivo ad una gestione pericolosa dei territori, con deforestazione incontrollata e generando serio pregiudizio per la diversità biologica e per l’ambiente. L’introduzione delle modifiche alla normativa potrebbe inoltre avere impatti sociali significativi sulle comunità locali a causa dell’aumento dell’estensione delle terre sfruttate, che causerebbe con ogni probabilità lo sfollamento delle comunità residenti”.

Il progetto ha causato un acceso dibattito politico attorno alla questione della gestione delle risorse naturali. Alcuni settori politici del parlamento considerano la proposta incostituzionale, considerato che all’articolo 66, la Costituzione Peruviana afferma che le risorse naturali sono “patrimonio della Nazione. Lo Stato è titolare dei diritti di sfruttamento, che possono essere esclusivamente trasferiti in concessione a particolari”.

Secondo dati ufficiali dell’Istituto Nazionale per le Risorse Naturali – INRENA, si stima in 9.7 milioni di ettari la quantità delle terre che potrebbero essere vendute per effetto della legge.

Sia le autorità politiche che le organizzazioni sociali ed indigene dell’amazzonia hanno manifestato la loro opposizione al progetto di legge. È stata annunciata per la metà di febbraio una riunione di diversi attori sociali ed istituzionali amazzonici con la finalità di analizzare gli impatti dell’iniziativa legale e definire strategie per difendere l’amazzonia.