Perù Plurinazionale: Rinnovamento, Smettiamola Di Essere “scale”

Perù Plurinazionale: Rinnovamento, smettiamola di essere “scale”

L’annuncio che Alberto Pizango, leader amazzonico, sarà alla guida del Partito Perù Plurinazionale è importante sul piano elettorale, ma anche su molti altri livelli. Ad esempio all’interno del dibattito sulle questioni strategiche del paese, per gli andini, amazzonici o popolazioni costiere, per tutti i peruviani senza distinzione, che siano di campagna o di città, si identifichino o meno, come “popoli originari/indigeni/contadini”.
Pizango è affiancato da Miguel Palacin, Mario Palacios, Daisy Zapata, Lidia Renjifo, Teresita Antazú e decine di volti “nuovi”, anche se già abbastanza conosciuti nelle dure lotte per bloccare la distruzione e il saccheggio del capitale estrattivo.

Questi rinnovano in modo concreto e profondo la leadership politica popolare, stanchi dei capi elettorali eterni. Non sono nati da un gruppo di ONG, dall’audacia di internet, né dai vecchi “isti” (moscoviti, maoisti, trotzkisti, ecc.). Sono sorti dalle mobilitazioni, criminalizzazioni e massacri, al fine di difendere le foreste, i boschi essiccati, i boschi di carrube, le brughiere, i limoneti, i nevai e i bacini d’acqua, di fronte ad “affacendieri” come Fujimori, Toledo, PPC, Apra e altri neoliberisti.

Perú Plurinazionale, implica una decisione emotiva e politica: bisogna smettere di essere “scale”, “trampolini” per gli altri, per coloro che credono nelle “scorciatoie” politiche, di poche idee e troppi interessi e ambizioni. Dietro anche ai vecchi meccanismi di un leninismo antiquato e strumentalizzato. All’affermazione che “salvo il potere tutto è illusione” un grande musicista rispose che “salvo l’illusione, tutto è potere”.

Rinnovamento non solo generazionale, ma anche culturale, linguistico e sopratutto programmatico, apportando nuove idee e orizzonti. Inoltre: Democrazia non solo rappresentativa (di volta in volta minore) o partecipativa (apparentemente) ma anche comunitaria (autogoverno). Superare la litania della “carpenteria sociale” basata su tavoli di lavoro per porre rimedio a un antiquato Stato Uni-Nazionale, Uni-Culturale e discriminante. Ristrutturarlo da capo a piedi, trasversalmente come Stato Plurinazionale, si può prendere esempio dalle costituzioni di Bolivia (Parlamento e Giustizia Plurinazionale) ed Ecuador (diritti collettivi), incluso Spagna, Canada e Danimarca (autonomia territoriale). Dato che si sono riscontrati molti fallimenti nel tentativo di un autoregolamentazione del mercato, dimostrando che non tutto può essere commercializzato, bisogna dare priorità alla difesa della Vita e dei limiti necessari a privatizzare e “commercializzare” l’acqua, le terre, i boschi, l’ossigeno e la biodiversità.

Sostituire il capitalismo neoliberista basato sulla commercializzazione della vita e il suo “vivere meglio” fatto di acquisti unito alla disoccupazione, al razzismo e alla mania consumista dello sperpero. Optare per il “Vivere Bene”, dando maggior importanza a una “Vita Sana, Nobile” (Suma Qamaña, Allin Kawsay) con equilibrio tra Natura, Società e Cultura. Dare maggior valore ai “piccoli” (lavoratori informali, contadini, pastori di camelidi, comunità costiere, ecc.) e non ai “mega-progetti” di isole esportatrici in un mare di miseria. Favorire più proposte e rinnovamenti sui temi di autonomia, consulenza e assenso anche nelle città e nei quartieri e non solo in nelle zone rurali; dare maggiori opportunità al Diritto Consuetudinario e al Diritto della Natura; incoraggiare un’Autonomia non solo territoriale ma anche relativa al proprio corpo, legalizzando e regolamentando il diritto all’aborto, terapeutico e sulle violazioni. Includendo il Diritto alle Cosmovisioni e spiritualità in completa assenza di dittatura dell’Opus Dei, separando la chiesa dallo stato; incentivare i Sistemi di Salute Originari, l’Industrializzazione della Coca, l’Interculturalità e il Patrimonio Intellettuale Collettivo Transgenerazionale.

Sulla base di tutto ciò, diamo il benvenuto al Perù Plurinazionale come espressione politica delle lotte comunitarie amazzoniche, andine e urbane oltre che come apporto per rinnovare l’uggioso scenario politico nazionale.

Al di là delle superficialità e incoerenze dei semplici “nazionalismi”o “neo-velazquismi” sono necessarie risposte più profonde, come quelle presentate dal Perù Plurinazionale, a temi come il neoliberismo agressivo di Fujimori, ai suoi “oppositori” conciliatori (PPC, Castañeda, Toledo e altri) e ai suoi raffinati intellettuali (Vargas Llosa, De Soto). Una risposta sociale, che tramite la cosidetta “utopia arcaica” di Túpac Amaru, Arguedas, Mariátegui e tanti altri, si sta dimostrando il contrario: la speranza è più viva che mai, come annunciato da Túpac Katari “sono tornati e sono milioni”. E’ più che altro il “(falso) sviluppo” dell’esclusione, depredazione e colonizzazione culturale, ad essere troppo arcaico e ad aver portato sull’orlo del suicidio non solo il Perù, ma il pianeta intero.


Il Perù Plurinazionale ha l’energia, la speranza e l’allegria del futuro, contenute nelle lotte e nei sacrifici per i diritti collettivi delle leaderships, delle guide, organizzazioni e movimenti come: Alberto Pizango, AIDESEP, Baguazo, Awajun Wampis, Miguel Palacin, Movimento Cumbre dei popoli, Andahuaylazo, Mario Palacios, CONACAMI, Chinchaycocha, Daisy Zapata, lotta antischiavista di Atalaya, Lidia Renjifo, los Asháninka y Arawak, Condorwain, Majaz, Moqueguazo, Rinienzione dei residui petroliferi in Amazzonia, Hualgayoc, Bacino del Ramis, Cocachacra, gli ammalati da piombo del Callao, Oroya, Ilo, Achuar del Corrientes, gli aymara di Unicachi, Gamarra, Polveri azzurre, Imprenditori andini e amazzonici a Lima, Arequipa e Trujillo e altre città del Perù, Maestri bilingue, Associazioni di migranti, Popolazioni in isolamento volontario, Ronderos di Carabaya colpiti dall’industria Idroelettrica dell’IIRSA, diversi intellettuali, professionisti, giovani e artisti impegnati in un nuovo orizzonte di decolonizzazione del potere, sapere e sentire, di lotta contro tutti i tipi di sfruttamento e dominazione sia di classe, di status, di genere, culturale, religiosa, generazionale.

Che ritorni Pizango… No all’“Apro-fuji-pepecismo”!

Kausachum, Jallalla, Ichichíit (forza)…. Perù Plurinazionale


Per tutti tutto
 
Roberto Espinoza, Ottobre 2009