Perù: Oltre Un Mese Dopo I Fatti Di Bagua

Perù: oltre un mese dopo i fatti di Bagua

Ad oltre un mese dagli scontri tra poliziotti ed indigeni dell’Amazzonia -
 
Si teme per la vita di circa 300 indigeni amazzonici che non hanno ancora fatto ritorno alle loro comunità di origine. L’informazione è stata data da Daysi Zapata Fasabi, presidentessa in carica dell’Associazione Interetnica di Sviluppo della Foresta Peruviana (AIDESEP), organizzazione che raggruppa i popoli indigeni dell’Amazzonia peruviana. 
Daysi Zapata Fasabi ha dichiarato che “il numero esatto di fratelli scomparsi si saprà con esattezza quando la Commissione della Verità del tavolo di dialogo amazzonico finirà il suo lavoro”.


Questa la posizione dell’AIDESEP rispetto alla relazione che il 6 luglio il governo peruviano ha consegnato attraverso la Cancelleria alla comunità internazionale, in cui non si considera la scomparsa di indigeni durante i violenti accadimenti del 5 giugno a Bagua, a nord-est del Perù, dove sono morte 34 persone tra poliziotti e indigeni (si veda: http://www.redsemlac.net/noticias/2009/090608zp.htm)

La relazione del governo peruviano è basata, a sua volta, su una relazione del Difensore del Popolo. La rappresentante del Difensore del Popolo, Beatriz Merino, ha attraversato la zona del conflitto e ha ordinato di visitare le comunità coinvolte o confinanti, per verificare la versione degli indigeni secondo la quale sarebbero scomparse decine di persone.

Zapata – originaria del popolo yine della foresta centrale – ha spiegato che la comunità sono rimaste molto sorprese quando hanno appreso dal documento che non sarebbero scomparse delle persone. “Ai nostri popoli questo dà molta preoccupazione. Tuttavia quando abbiamo letto la relazione ci siamo resi conto che avevano visitato solo 39 comunità, cosa che non ha specificato, ma che avrebbe dovuto specificare”.   


Secondo Zapata –  le 39 comunità visitate equivalgono al 22 percento dei popoli amazzonici che in totale sono 181 e comprendono 60 etnie differenti. 
“È stata creata una Commissione della Verità  per investigare su quello che realmente è successo il 5  giugno a Bagua. Padre Gastón Garatea sta seguendo questa processo”. 

Garatea, sacerdote della Chiesa Cattolica, è stato membro della Commissione della Verità e della  Riconciliazione incaricata di investigare su ciò che era successo dal punto di vista della violazione dei diritti umani durante il conflitto armato che devastò il Perù negli anni ottanta. Il Padre è molto rispettato dalle organizzazioni per la difesa dei diritti umani.

 Né Zapata né Garatea – secondo quello che ha dichiarato ad altri organi di stampa – riescono a immaginare quanto tempo durerà questa fase di investigazione. Questo dipende dal fatto che molte comunità vivono all’interno della foresta, e l’accessibilità risulta quindi limitata.

Interpellata da SEMlac, Beatriz Merino ha dichiarato che, effettivamente, le voci sugli indigeni scomparsi sono frequenti tra gli abitanti di Bagua e tra le popolazioni confinanti, “però non si è riusciti ad ottenere nemmeno un nome di qualche nativo scomparso e noi lavoriamo in base ad evidenze e non a dicerie”. 

Nonostante ciò ha assicurato che il caso non è una questione chiusa; si sta continuando con le indagini ed appena avrà qualche novità lo farà sapere. 


 

Indigeni: detenuti e ricoverati 


Un altro aspetto che preoccupa l’AIDESEP, a più di una mese dai violenti accadimenti, è la quantità di detenuti e ricoverati a seguito dello scontro con la polizia.  Come dice anche Zapata, circa 100 indigeni di diverse etnie continuano ad essere detenuti, nonostante il primo ministro, Yehude Simón, si sia impegnato, sottoscrivendo un documento coi rappresentanti delle popolazioni indigene, a liberarli. Altri 80 sono ancora ricoverati, la maggior parte per ferite da arma da fuoco. 


Il caso più delicato è quello del leader awajún Santiago Manuín, che si guadagnò il premio Regina Sofía di Spagna per la sua lotta in difesa dei territori amazzonici. È stato colpito da otto pallottole, è stato operato due volte e dovrebbe essere ricoverato a Lima per un terzo intervento chirurgico. 
 Ciononostante, per ordine giudiziario non gli è permesso il trasferimento. Deve rimanere dove si trova, in un ospedale a nord del paese, sotto la sorveglianza di cinque poliziotti e due addetti alla sicurezza di stato. Non può ricevere visite ed è accusato di “omicidio aggravato”.



Zapata, insieme all’assistente legale diell’AIDESEP, Jacqueline Binari, e al dirigente Henderson Rengifo, è riuscito ad ottenere un permesso speciale per fargli visita. Il suo stato di salute è molto grave. Manuín durante la visita si è dichiarato nuovamente innocente rispetto alle accuse che gli vengono mosse.  

La dirigente yine non nasconde la sua indignazione, non solo per lo stato delicato di Manuín, ma anche perché le spese mediche devono essere coperte dalla famiglia. Infatti dopo le visite mediche, gli hanno consegnato una nuova ricetta di medicine. 

È da notare che negli ospedali pubblici del Perù, sono i pazienti – o i loro familiari – che si devono comprare le medicine, dato che l’assistenza gratuita è garantita solo a coloro a cui è stata certificata un’ indigenza totale. Fino ad ora le spese di ospedalizzazione del leader awajún superano i 20.000 soles, circa 6.700 dollari.


Zapata afferma che “il signor Yehude promise a Santa María de Nieva che i fratelli trattenuti in ospedale non avrebbero dovuto sostenere spese. Disse anche che si sarebbe interessato ai casi di persecuzione che gli abbiamo indicato. Fino ad ora non si è mosso nulla, tanto che siamo arrivati al punto di pensare che sia una nuova presa in giro del governo” 

Santa María de Nieva è una remota località della foresta a quasi 1.700 chilometri da Lima. Per arrivarci bisogna partire da Lima in aereo, poi proseguire per cinque ore su una scomoda strada e alla fine prendere un deltaplano. Fino a qui arrivò l’ex Primo Ministro per poter parlare con gli apus, rappresentanti indigeni, dopo gli accadimenti del 5 giugno. 

Sabato 10 luglio Simons ha terminato il suo mandato e al suo posto è stato nominato come primo ministro un conosciuto dirigente del partito di governo. Per molti questo significa che  molti degli accordi che Simons ha sottoscritto non avranno alcun effetto. 


Nell’intervista con SEMlac la dirigente ha dichiarato che nel caso in cui non terminasse la persecuzione dei dirigenti “saremo costretti a ritirarci dal tavolo di dialogo col governo, in quanto in queste condizioni non si può continuare a discutere”. 

Ciononostante, ha riconosciuto che in quell’occasione erano stati trattati diversi aspetti della problematica relativa ai popoli amazzonici: dai criticati decreti legislativi – che sono stati già abrogati – all’implementazione di politiche in educazione e salute interculturale. 


 

Un buon progetto

In mezzo a tanta delusione per gli indigeni, una luce di speranza si scorge all’orizzonte: il 5 luglio scorso, a un mese dai violenti scontri, è stata presentata al Congresso da parte del Difensore del Popolo, una proposta di legge sulla consultazione dei popoli indigeni. 
Per Zapata si tratta di una “proposta interessante, necessaria, anche se in netto ritardo”. “Se il Difensore l’avesse presentata tempo fa, ciò che è successo a Bagua non sarebbe accaduto”.


Lei, come molti altri leader indigeni, è convinta che solo per le proteste indigene iniziate nell’agosto del 2008 ed per il loro tragico epilogo a giugno di questo anno, le istituzioni del governo si sono rese conto dell’esistenza della problematica indigena.  
Dice Zapata: “la problematica indigena esiste da secoli, e i problemi sono sempre gli stessi non sono nuovi: chiediamo solo rispetto del nostro territorio e autodeterminazione; ciononostante, non ci hanno mai ascoltati.

Il Difensore prepara relazioni sui conflitti e solo con questo progetto sta agendo secondo quelle che sono le sue funzioni: proteggere la sicurezza ed il benessere dei popoli.

 Il progetto riguarda il diritto di consultazione dei popoli dell’Amazzonia peruviana al fine di  prevenire conflitti e garantire un dialogo tra lo Stato e le comunità indigene e, in questo modo, smussare quelle differenze alle quali fa riferimento Zapata. 


Stabilisce, inoltre, la necessità che gli organi responsabili dell’approvazione delle misure legislative oggetto di consultazione, agiscano sotto la supervisione di un Organo Pubblico Specializzato in materia di popoli indigeni.

Presentando la proposta in conferenza stampa, Beatriz Merino ha ha precisato che una legge generale che regoli il Diritto di Consultazione dei Popoli Indigeni, “risulta essere più che necessaria”, poiché “è importante stabilire le basi per garantire il dialogo interculturale e l’inclusione di questi popoli nei processi decisionali dello Stato”. 

E mentre si aspetta l’approvazione di questa legge, entrambe la parti, i dirigenti indigeni e il governo, riconoscono che il costo pagato affinché la società rivolgesse lo sguardo verso la foresta è stato troppo alto. 


Al ministro Simón è costato l’incarico e visto chi sarà il suo successore, gli indigeni non hanno molte speranze che qualcosa possa cambiare rispetto alla condizione di esclusione e inuguaglianza nella quale vivono.  



da Red SEMlac


Fonte: http://www.redsemlac.net 

http://alainet.org/active/31697

 

Traduzione di Maddalena Natalicchio