Perù: Dura Repressione Delle Proteste Contadine

Perù: dura repressione delle proteste contadine

Prima ha minacciato di vendere il Paese alle multinazionali, poi a insultato la categoria degli insegnanti e coloro che difendono la sovranità e la dignità del popolo peruviano. Ancora: denigra i medici e a chiunque si permetta di contraddire o esprimere opinioni differenti lo taccia di “estremista” o “comunista pericoloso” e “nemico dello sviluppo del Paese”. Perchè, nel suo nuovo credo, solo le multinazionali possono portare capitale privato nel paese, meglio ancora se sono multinazionali minerarie. Il premier del Perù Alan Garcìa sta sfornando una serie di decreti legislativi che convertono in criminali tutti quelli che decidono di ricorrere al loro diritto di protestare democraticamente contro le politiche neoliberali del governo.
 

Dall’altro lato, protegge con leggi la polizia che agisce reprimendo nel sangue le manifestazione, dichiarandola non imputabile.
 
Garcìa sta preparando un pacchetto di leggi per privatizzare la selva e consegnarla alla voracità delle multinazionali e dei gruppi peruviani di potere economico come Romero e Cía. La popolazione amazzonica si prepara a difendere i suoi diritti sul proprio territorio.
 
In questo contesto, si annuncia lo scipero nazionale del settore agrario. Lunedì 18 febbraio è iniziata la protesta nelle aree rurali, una mobilitazione massiccia ma descritta dal Ministro dell’Agricoltura come un insuccesso, attraverso una dichiarazione durante la quale l’esecutivo assiurava “Non sta succedendo nulla” e subito dopo decretava lo Stato di Emergenza nelle province dove lo sciopero aveva avuto più adesioni e forza.
 
Il primo giorno di manifestazioni la polizia ha assasinato un contadino a Barranca, nel nord di Lima: il secondo giorno ad Arequipa è stato ucciso un altro manifestante e ad Ayacucho due contadini sono morti a causa di colpi di arma da fuoco esplosi dalla polizia all’altezza della testa.
 
In appena 48 ore il regime di Alan Garcìa ha messo in atto contro contadini e produttori una repressione sanguinaria. Alla fine degli scontri, come Fujimori decoró gli assassini del reparto “Colina” dopo gli assassini di Barrios Altos, così oggi Alan García si complimenta con la polizia per la gestione delle manifestazione e per l’uccisione di cittadini considerati di seconda categoria e accusati dal governo di essere terroristi.
 
Alan Garcìa ha deciso di annegare nel sangue ogni tentativo di dissenso e di rivolta in particolare nelle aree rurali per mettere il territorio nazionale a servizio del potere economico neoliberale, si complimenta con gli assassini ed avverte che allo stesso modo verranno trattati tutti coloro che si permetteranno di protestare. Crede in questo modo di poter controllare lo scontento sociale.
 
Ieri sono stati i contadini, oggi è il Cusco e Ayacucho, domani sarenno i popoli della selva. Infie sarà tutto il popolo a manifestare contro questo governo, e se Garcìa persiste nel suo governo inaccettabile, potrebbe convertirsi nel nuovo Sanchez de Lozada, il “Goni” peruviano.