Perù: Dichiarata L’incostituzionalità Di Uno Dei Decreti Contestati

Perù: dichiarata l’incostituzionalità di uno dei decreti contestati

Il costituzionalista César Valega ha spiegato che la Convenzione 169 dell’ILO (1989), ratificata dallo stato peruviano, stabilisce l’obbligo della consultazione previa delle comunità indigene prima della promulgazione di leggi che potrebbero compromettere i loro diritti territoriali. Valega ha aggiunto, di fronte al Coordinamento Nazionale delle Emittenti Radiofoniche del Perù (CNR) che i decreti legislativi contestati dalle comunità indigene sono stati emessi senza tener conto delle disposizioni contenute del documento dell’ILO e, di conseguenza, risultano a tutti gli effetti anticostituzionali.

L’articolo 21 del decreto 1090 riconosce al Ministro dell’Agricoltura la prerogativa di autorizzare la distruzione dei boschi e delle foreste per permettere lo sfruttamento delle risorse petrolifere, minerarie e le attività industriali.

La deputata Marisol Espinoza ha evidenziato come questa norma sia contraria all’articolo 66 della Costituzione, il quale stabilisce che le risorse naturali sono patrimonio della Nazione. Secondo quanto dichiarato dal Foro Ecologico, il decreto in questione metterebbe in pericolo il 60% dei boschi del paese privandoli della denominazione di patrimonio forestale in favore di quella di regime agrario. Il presidente dell’AIDESEP, Alberto Pizango, ha ringraziato pubblicamente per quanto affermato in sede di dibattito parlamentare sul carattere incostituzionale del decreto legislativo voluto dal governo.
Tuttavia rimangono da discutere altri otto decreti, prima che il pacchetto debba essere nuovamente riesaminato dal Congresso in seduta plenaria. Oltre mille persone, appartenenti a diverse comunità indigene, stanno portando avanti da oltre un mese uno sciopero a oltranza. Chiedono il rispetto della Convenzione 169 dell’ILO e la deroga del pacchetto di decreti legislativi, in difesa della foresta amazzonica.

Nei giorni scorsi, il governo peruviano ha dato segnali positivi per l’avvio di un dialogo con i movimenti indigeni dell’Amazzonia peruviana in rivolta ormai da giorni ma l’Associazione Peruviana Interetnica per lo Sviluppo (AIDESEP) dichiara che lo scioperò generale non verrà sospeso e la protesta non si placherà fino a quando i decreti legislativi per il Trattato di Libero Commercio, considerati lesivi dei diritti ancestrali dei popoli indigeni, non saranno derogati.

La protesta delle comunità indigene dell’Amazzonia peruviana dura ormai da quasi 40 giorni. Per l’avvio del dialogo si ricorrerà a una richiesta formale per l’emanazione di un decreto supremo. L’annuncio è arrivato ieri dalla Defensoria del Pueblo ed è stato consegnato alla Segreteria della Presidenza dei Ministri.
In un’intervista a un giornale locale, il ministro Yehude Simon ha reso nota la volontà del governo a intavolare un dialogo con le parti sociali in lotta, aggiungendo però che, a causa dei ripetuti episodi di violenza, il governo manterrà in vigore lo stato di emergenza in tutte le zone toccate dalla protesta.
Il presidente dell’Associazione Alberto Pizango Chota ha affermato che le comunità indigene sono sempre state disponibili al dialogo ma la deroga dei decreti legislativi è una condizione irrinunciabile e, fintanto che non verrà accolta la loro richiesta, proseguiranno con lo sciopero a oltranza. Chota si è dichiarato sorpreso dell’accusa mossa dallo stato peruviano al movimento indigeno di “ribellione e cospirazione contro lo stato”. Il Pubblico Ministero peruviano ha inviato una notifica al presidente dell’AIDESEP, intimandogli di presentare una dichiarazione pubblica in merito alla denuncia di delitto contro lo stato, contro l’ordine costituzionale e contro la pace pubblica. Chota ha precisato che non invierà nessuna dichiarazione perché “quando abbiamo cercato il dialogo nessuno era disposto ad ascoltarci.
Quando, poi, siamo stati costretti ad agire diversamente, proclamando lo sciopero a oltranza, allora sì che tutti si sono dimostrati disposti a dialogare con noi”. Il presidente dell’AIDESEP ha giudicato le accuse “completamente prive di fondamento. Anche quelle che vedrebbero il movimento indigeno mosso da meri calcoli e interessi elettorali.