“Per Vincere Il Capitalismo Dobbiamo Organizzarci”

“Per vincere il capitalismo dobbiamo organizzarci”

D: Ci troviamo di fronte alla fine del capitalismo finanziario?

WALDEN BELLO : E’ difficile parlare della fine del capitalismo perchè il capitalismo è molto flessibile. Può esserci un capitalismo con un’immagine socialdemocratica a livello globale e a mio parere Obama rappresenta questo tipo di capitalismo riformista, un nuovo compromesso di classe con alcune riforme che il Nord e le corporazioni trattano commercialmente con il Sud. L’idea di fondo è che i paesi impongono una certa stabilità per permettere la riproduzione del capitalismo, che sostiene i grandi benefici delle corporazioni transnazionali. Dovremmo essere coscienti che la soluzione non dev’essere la regolamentazione ma una trasformazione molto più grande. In realtà dovremmo parlare del potere di decisione dei cittadini e delle cittadine. Questa è un’opportunità importante che abbiamo per provocare una trasformazione più profonda e progressiva nell’organizzazione economica e per andare al di là della semplice regolamentazione dei mercati proposta dal capitalismo riformista. Il capitalismo non sparirà a meno che noi non ci organizziamo per avere un sistema postcapitalista.

D : Che ruolo dovrebbero giocare ora i movimenti sociali?

W.B.: I movimenti sociali dovrebbero lasciar fluire tutta la loro immaginazione e unire le forze per organizzare il mondo a livello locale, nazionale e internazionale in un modo nuovo, diverso. In questo momento il grido di guerra dovrebbe essere democrazia reale, una partecipazione democratica. Le reti internazionali e i movimenti antiglobalizzazione dovrebbero approfittare per realizzare concretamente questa visione democratica del mondo, che va al di là della regolamentazione socialdemocratica stabilita dai programmi di stabilizzazione sociale attuati dal G-20 e da Obama. Per i movimenti sociali c’è la grande tentazione di essere d’accordo con persone come Obama quando afferma che la cosa più importante ora è occuparsi delle emergenze, quando dice « non pensate a questi sogni strategici, dobbiamo lavorare insieme per parare la crisi globale ».

Io credo che lasciarsi sedurre da queste idee sia sbagliato perchè non usciremo da questa crisi con soluzioni a breve termine che ristabiliscano il capitalismo. L’unico modo in cui usciremo veramente da questa crisi capitalista è facendo pressione e lottando per realizzare una visione, un processo e una struttura di trasformazione, con cui possiamo organizzare la nostra economia nazionale e internazionale. E qui realmente l’immaginazione gioca un ruolo molto importante.

Negli anni ’80, a causa della terribile brutalità dell’offensiva neoliberale, la gente agiva in modo difensivo pensando « proteggiamo quello che abbiamo » e ancora oggi molti mantengono questa posizione difensiva. Però quello che è cambiato è che ora questo sistema è collassato e la gente sta veramente cercando delle alternative, e noi dovremmo fornirle, perchè la gente è stufa di questa organizzazione capitalista del mondo, è stanca di tanta alienazione, di tante strutture che creano povertà, delle barriere economiche che separano le persone. La gente sta veramente cercando nuove forme di organizzazione più cooperativa, lontano da questa economia individualista e egoista che il neoliberalismo propone. Se noi non rispondiamo a queste domande della gente che cerca cooperazione, che cerca una democrazia reale, altri lo faranno, altri che diranno di essere antineoliberali, di volere veramente il cambiamento, ma la cui intenzione sarà in fondo quella di proporre programmi molto più pericolosi, che lascino fuori molte più persone, che le separino invece di unirle. Quindi la nostra responsabilità è quella di liberare l’immaginazione e di essere capaci di offrire forme nuove di cooperazione e organizzazione economica.

D. : Il G-20 ha deciso di triplicare i fondi del fondo Monetario Internazionale (FMI). Di fronte al fallimento delle istituzioni neoliberali c’è chi parla di una nuova Bretton Woods.

W.B. : Non abbiamo bisogno di una nuova Bretton Woods, in realtà non abbiamo bisogno di una Bretton Woods, La migliore soluzione per tutti sarebbe quella di abolire il FMI, la Banca Mondiale e l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) perchè sono istituzioni centrali che promuovono il sistema del Nord e l’interesse delle corporazioni transnazionali e la cui agenda appoggia in modo sistematico le corporazioni. Dal Sud dobbiamo affrontare queste istituzioni che vogliono sembrare più socialdemocratiche ma in realtà cercano solo di stabilizzare il capitalismo globale invece di trasformare il mondo in funzione dell’interesse della popolazione. I paesi del Sud hanno bisogno di creare le loro proprie istituzioni e devono smettere di dipendere da altre istituzioni promosse e secuestrate dagli interessi delle multinazionali.

D. : Qual è la posizione della Cina in questa crisi ?

W.B. : In termini di economia globale, nel corso degli ultimi anni, Cina e Stati Uniti sono stati compagni di danza. I prodotti manifatturieri della Cina vengono venduti ai consumatori statunitensi e la Cina presta denaro agli Stati Uniti per mantenere il ritmo di consumo dei cittadini statunitensi. Questa è stata la danza dell’economia globale negli ultimi anni. Tuttavia, a causa del collasso del credito del consumatore statunitense, le industrie di esportazione cinesi stanno soffrendo.

Così credo che ci sarà una lotta molto forte in Cina tra due diverse correnti di leadership, quelli che pensano che il paese debba tornare a concentrare la sua crescita sulla domanda interna e quelli che puntano sull’aspettare che passi la crisi e che i consumatori occidentali tornino a consumare. La Cina si trova a questo crocevia: o cerca di recuperare e motivare una domanda interna o continua a giocare il ruolo di esportatore di prodotti a basso costo e a basare la sua economia sulle esportazioni. Penso che questa sarà una battaglia politica molto importante in Cina perchè la trasformazione non arriva solo affermando che verrà stimolata la domanda interna, bisogna creare nuove strutture, è necessario che i contadini abbiano un reddito, si deve cambiare l’intero modello di agricoltura subordinata all’industria.

La Cina può scegliere tra intraprendere un cammino di sviluppo sostenibile basato sulla distribuzione interna del reddito o continuare sullo stesso cammino associandosi ai grandi poteri economici, convertita nella maggiore fabbrica del mondo e nel prestatore di enormi quantità di denaro al Nord.

 

di Izaskun Sánchez Aroca per Diagonal 

Traduzione di Raffaella Benanti