Per Risolvere Tre Crisi: Riconversione Ecologica

Per risolvere tre crisi: riconversione ecologica

di Marica Di Pierri su Il Granello di sabbia, numero 15 Nov-Dic 2014

La riconversione ecologica come risposta possibile per tre crisi diverse: ecologica, occupazionale, sociale

Sentiamo parlare quotidianamente di crescita, di rilancio dell’economia e della necessità di rafforzare le imprese italiane sui mercati internazionali. Ne parlano politici, associazioni di categoria, imprese, banche e istituzioni europee, sottolineando che è irrinunciabile garantire competitività alle aziende, non importa se a costo dei diritti dei lavoratori e di impatti ambientali affatto trascurabili.

Del tutto assenti dal dibattito politico sono, invece, le preoccupazione circa l’incompatibilità ambientale del sistema economico e il bisogno urgente di impostare una transizione verso modelli produttivi, energetici e di consumo improntati alla sostenibilità ambientale e sociale. Lo dimostra, ed è solo l’ultimo caso, il decreto Sblocca Italia, recentemente convertito il legge a colpi di fiducia e contenente una rassegna di ricette palesemente vecchie e dal carico ambientale notevole: raddoppio delle estrazioni petrolifere, mega infrastrutture dalla dubbia utilità, inceneritori, privatizzazioni di servizi pubblici locali e beni comuni. Eppure la lampante e drammatica incompatibilità tra limiti ecologici del pianeta e modello economico e sociale è da tempo terreno di riflessione su cui economisti lungimiranti, imprese illuminate, sindacati, università, attivisti e amministratori stanno via via convergendo alla ricerca di soluzioni che tengano assieme le tre dimensioni: economica, sociale ed ecologica.

Ripercorrere la mappa dello sviluppo industriale italiano aiuta a mettere a fuoco le conseguenze di politiche estrattive e produttive che hanno lasciato sul campo, nei decenni, devastazione ambientale e crisi occupazionali, dal nord al sud del paese. In Italia la maggior parte dei 57 Sin, Siti di Interesse Nazionale per le Bonifiche esistenti (poi ridotti a 39 nel 2013) sono poli industriali – in parte dismessi, in parte ancora attivi – che hanno prodotto sul territorio impatti ambientali e socio-sanitari tali da rendere urgenti interventi di messa in sicurezza e risanamento ambientale.

Lo studio Epidemiologico SENTIERI, portato avanti dall’Istituto Superiore di Sanità in 44 dei 57 Sin, ha confermato una maggior incidenza di mortalità e malattie che riguarda non solo i lavoratori di questi poli, ma anche le comunità che risiedono nelle vicinanze. Ne emerge una emergenza generalizzata, che va ben oltre il clamore mediatico riservato alla tragedia sociale ed ambientale dell’Ilva di Taranto, in cui lavoro e salute sono alternative tra cui scegliere, in base ad un odioso e ormai diffuso ricatto che subordina il diritto alla salute al bisogno di un lavoro.

A ciò si aggiunga la gravità della crisi economica che l’Italia affronta e che ci consegna numeri allarmanti: 14.269 le imprese chiuse in Italia nel solo 2013, 54 al giorno, che nel Lazio arrivano, secondo Confcommercio, a quota 90. Di fronte a queste sfide, è necessario mettere in campo una risposta complessiva, in grado di rispondere non ad una soltanto, ma alle diverse esigenze che lo scenario pone. In tal senso, il quadro di riferimento cui orientare politiche industriali ed energetiche non può che essere quello della conversione ecologica.

Investire nella riconversione ecologica del modello vuol dire implementare strumenti (normativi, finanziari e tecnologici) in grado di sostenere una transizione concreta che investa tutti gli aspetti del ciclo produttivo: dall’approvvigionamento energetico a cosa produrre, dai cicli di produzione alla catena di forniture, da trasporto alla scelta del bacino dei consumatori.

Vuol dire ri-territorializzare le produzioni, sostenere le economie locali, aiutare le piccole e medie imprese a ridurre il loro impatto senza essere penalizzate da costi di produzione non competitivi. Vuol dire, ancora, valorizzare le esperienze di transizione esistenti, metterle a sistema, incentivare canali per creare domanda su beni prodotti senza impronta devastante sull’ambiente. In Lazio questa riflessione è divenuta, oltre un anno fa, un percorso ampio e inclusivo per la scrittura dal basso di una proposta di Legge regionale sulla Riconversione Ecologica e Sociale, promossa dall’associazione A Sud e dalla Fondazione Ecosistemi, che ha visto il coinvolgimento di soggetti istituzionali, sindacali, datoriali e realtà sociali ed ecologiste.

La proposta, configurata come un patto tra forze diverse per funzioni e prospettive, è stata formalizzata dopo un lungo lavoro di scrittura partecipativa in una relazione introduttiva che ne esplicita il valore politico e in un articolato che fissa ambiti, scopi, metodologie e strumenti di incentivo a processi di conversione.

Particolare attenzione è riservata alle Piccole e Medie Imprese, accanto alle quali ricadono entro gli ambiti di intervento anche altri soggetti: lavoratori di imprese in procedimento fallimentare, associazioni, onlus, organizzazioni con scopi sociali e enti che tutelano beni comuni, accogliendo la sfida di ampliare in concetto stesso di conversione introducendovi la riconversione sociale, e dunque l’ambito culturale e formativo.

Consapevoli del ruolo delle amministrazioni pubbliche nella creazione di strumenti concreti e della centralità della società civile nella sua funzione di stimolo a pratiche virtuose, il prossimo 2 dicembre, presso la Sala Tevere della Regione Lazio, per sancire il passaggio dalla fase di convergenza sociale al percorso istituzionale, la proposta verrà presentata pubblicamente e “consegnata” simbolicamente dai promotori alla giunta regionale, nella persona del Vicepresidente Smeriglio, affinché inizi l’iter di discussione ed approvazione in seno alla Regione. Il percorso è lungo ma irrimandabile.

La trasformazione in legge della proposta sarebbe in tal senso il primo passo nel necessario percorso di sinergia tra istituzioni e società civile per orientare una economia – e un modello sociale – in profonda crisi verso orizzonti di giustizia, redistribuzione e compatibilità ambientale.