Pensando Alla Geopolitica Della Bolivia Del Sud

Pensando alla geopolitica della Bolivia del Sud

[di Katu Akkonada su Alai-amlatina*]

“Manca solo l’unione per completare l’opera della nostra rigenerazione”

Simón Bolívar

Il mondo è minacciato dall’egemonia dell’impero nordamericano, che pretende di porre fine a questo pianeta. Solamente noi uniti, partendo dalla nostra coscienza, dal nostro coraggio, dalla nostra volontà, potremo raggiungere ciò che Simón Bolívar, nostro liberatore, chiamava “l’equilibrio dell’universo”, ossia, un mondo pluripolare. Il mondo può accogliere diversi poli, e tale mondo si sta svegliando. Dunque la nostra solidarietà va alle lotte combattute in qualsiasi parte di questo mondo, alle lotte per la liberazione e per la dignità.

Comandante eterno Hugo Chávez

Discorso al VII Vertice dell’Unione Africana, Republica del Gambia 1 luglio 2000

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Il gruppo del G77 + Cina, che raggruppa in realtà 133 paesi membri delle Nazioni Unite, celebra quest’anno il suo 50esimo anniversario con la Presidenza affidata alla Bolivia di Evo Morales

Il 14 e 15 giugno si riuniranno a Santa Cruz de la Sierra i rappresentanti dei 133 paesi, tra cui 35 capi di stato di America Latina e Caraibi, Africa e Asia

Cartografia geopolitica

All’interno del G77 + Cina si incontreranno due blocchi di notevole importanza geopolitica, da un lato il gruppo dell’ALBA con la partecipazione confermata di Raul Castro (Cuba), Rafael Correa (Ecuador) e Nicolás Maduro (Venezuela), in un momento in cui è quanto mai fondamentale il pieno sostegno e la solidarietà alla rivoluzione boliviana; dall’altro lato il gruppo dei BRICS, al quale manca soltanto la Russia e costituito dai rappresentanti di alto livello di Cina, India, Sud Africa e Brasile.

I BRICS, nei quali si concentra il 42% della popolazione mondiale, e oltre il 20% del PIL mondiale, si stanno rivelando decisivi nella transizione dal mondo unipolare al mondo multipolare nel quale siamo immersi. Le ultime mosse sullo scacchiere geopolitico, il ruolo giocato durante le crisi in Siria o in Ucraina, il recente accordo energetico tra Cina e Russia di 400.000 milioni di dollari, cosí come la potenza economica emergente del Brasile, Paese che comprende la maggior parte dell’Amazzonia, ne sono la testimonianza piú evidente.

Importante è il ruolo svolto dal G77 + Cina, poiché in seguito alla Conferenza di Bandung (Indonesia, 1955) che riuní 29 paesi di Africa e in Asia, molti dei quali in pieno processo di decolonizzazione e indipendenza, e che gettó il seme per la nascita del Movimento dei Paesi Non Allineati, non vi è stato piú alcun tentativo di costituire un gruppo che faccia da contrappeso all’egemonia del Nord capitalista, che si traduce a sua volta in un dominio sul sistema delle Nazioni Unite, organismo che prima o poi andrá riformato, o ancora meglio, sostituito da un’organizzazione più democratica.

 Contributi del G77

All’interno della storia e delle azioni intraprese dal G77 + Cina, si segnalano tre importanti contributi che riguardano intrinsecamente la Diplomazia dei Popoli, sviluppata dallo Stato Plurinazionale della Bolivia in ambito internazionale in generale, e all’interno delle Nazioni Unite, in particolare:

– Nel 1974, 10 anni dopo la sua creazione, il G77 ottenne dalle Nazioni Unite l’approvazione della “Dichiarazione sull’istituzione di un nuovo ordine economico internazionale” che doveva basarsi sui principi dell’equità,
dell’uguaglianza, della sovranità, dell’interdipendenza, dell’interesse comune e della cooperazione tra tutti gli Stati, indipendentemente da quali fossero i loro sistemi economici e sociali. Dichiarazione importantissima dal momento in cui metteva in discussione l’idea che il sistema capitalistico fosse l’unico sistema economico possibile.

– Nel 1986, le Nazioni Unite adottano la “Dichiarazione sul Diritto allo Sviluppo“, che difende il diritto allo sviluppo dei paesi poveri e in via di sviluppo quale prerogativa centrale al pari dei diritti umani. Inoltre, tale documento fa riferimento alla decolonizzazione, all’autodeterminazione dei popoli e a una rivendicazione da parte di tali paesi per il riconoscimento della piena sovranità sulle proprie risorse naturali.

– Infine, nel corso dei vari vertici riguardanti lo sviluppo e il cambiamento climatico, il G77 + Cina fornisce due elementi chiave per affrontare la crisi climatica, che é parte della crisi del capitalismo, questi sono la responsabilità comune ma differenziata tra paesi del Nord e paesi del Sud, e la responsabilità storica che riguarda il debito climatico maturato dal Nord sviluppato e capitalista nei confronti del Sud.

Geopolitica del Sud

Nel momento in cui si riflette sui possibili risultati del vertice del G77 + Cina che si terrá in Bolivia, risultati che prenderanno forma in un documento finale, é necessario essere consapevoli del fatto che se si sta plasmando una transizione post-neoliberale, anche le nostre relazioni internazionali devono diventare post-neoliberali.

In primo luogo è essenziale approfondire le relazioni Sud-Sud, generando una disconnessione politica, economica e di modelli di sviluppo rispetto al Nord capitalista. Il Comandante Chávez, quando assunse la Presidenza del Gruppo dei 77, nel gennaio 2002, paragonava il mondo (artificiosamente suddiviso in diversi mondi) ad un Titanic dove vi sono passeggeri di prima o di seconda, ma dove, nel caso in cui la nave affondasse, tutti affondano allo stesso modo con essa. Non possiamo permettere che il capitalismo affondi questo pianeta trascinando a fondo tutti i popoli del mondo.

Queste relazioni Sud-Sud devono inoltre basarsi sui principi dell’ALBA, facendo prevalere la complementarità e la solidarietà rispetto alla concorrenza.

E per poter agire secondo questi principi dovremmo fornirci di uno strumento, giá proposto da Chavez nel suo discorso di consegna della Presidenza del G77 nel gennaio 2003, ossia un Fondo Umanitario Internazionale, per combattere davvero la povertà, la fame, la desertificazione, le malattie endemiche; dunque per combattere la morte. Fondo che potrebbe essere finanziato con una percentuale del debito estero (eterno come diceva Fidel), con un’altra percentuale proveniente dalle spese militari, e attraverso una tassa globale sulle transazioni speculative. La Banca del Sud dovrebbe divenire una Banca Sud-Sud.

Altro pilastro fondamentale nella storia del G77 è quello riguardante la decolonizzazione, e in tal senso è urgente dare una risposta alle situazioni di neocolonialismo che, nel caso dell’America Latina, si traduce nel recupero della sovranità sulle Isole Falkland, Porto Rico, Guantanamo o nella risoluzione dell’isolamento dal mare in cui si trova la Bolivia. Alla decolonizzazione deve inoltre aggiungersi l’interculturalità, in modo da contrastare l’egemonia del capitalismo anche in ambito culturale.

E se si parla di cultura, non possiamo dimenticare, specialmente con quanto sta accadendo in Venezuela, il bisogno di una messa in discussione anche del settore della comunicazione. Il terrorismo informativo va combattuto con la promozione dei mezzi anti-egemonici del Sud e per il Sud, come TeleSur o HispanTV.

Dovremmo infine assimilare lo spirito della Dichiarazione dell’Avana redatta dalla CELAC (Comunitá di Stati Latinoamericani e dei Caraibi) nel 2014, la quale dichiara l’America Latina una Zona di Pace. Dobbiamo promuovere una Geopolitica Sud-Sud della pace, che passi attraverso la smilitarizzazione dei nostri paesi, i quali devono essere privi di basi militari statunitensi, così come attraverso il rifiuto dello spionaggio e delle interferenze su paesi terzi.

Tutto questo nel perseguimento della giustizia sociale, che è il cammino verso la libertà dei nostri popoli. Già lo disse Chàvez citando Bolivar nel 2002, assumendo la Presidenza del Gruppo dei 77. «  Facciamo trionfare la giustizia e trionferà la libertà”

 *Traduzione e adattamento Marica Ganelli per A Sud, pubblicato su Alai-amlatina, 8 Giungo 2014