Paraguay: Condannati A Vivere Nella Miseria

Paraguay: Condannati a vivere nella miseria

L’assistenzialismo è la peggiore forma di sostegno agli indigeni, che ha creato una generazione di leader insaziabili. Qualcuno di questi ha già deciso di vivere ad Asunción, mentre gli altri usano i loro fratelli per sfruttare la loro miseria nelle strade e nelle piazze. Tra gli indigeni che hanno manifestato l’anno scorso nella Piazza Uruguaya, gli adulti erano vestiti mentre i bambini venivano esposti seminudi. Incorporare gli indigeni nella catena produttiva deve essere l’obbiettivo della politica governativa in questo settore. Raggiungere lo scopo richiederà tempo perchè significa cambiare la mentalità abituata a coltivare la terra il minimo necessario per sopravvivere.

La situazione del paese negli ultimi anni dimostra che la pratica antica del disboscamento deve essere sostituita da un razionale sfruttamento agricolo dei grandi appezzamenti terrieri che possiedono gli indigeni e che raggiungono più di 1.073.000 ettari, secondo quanto calcola l’Istituto Paraguaiano degli Indigeni (Indi).

È vero che qualche comunità non ha ancora un proprio territorio, ma la maggior parte dei nativi hanno o hanno avuto una terra e devono essere i primi ad approfittarne.

 
Una relazione scritta dall’Indi dimostra che i leader che furono a capo delle lotte per la terra sono ora dirigenti che hanno terreni propri e che sfruttano i propri simili portandoli alla capitale per avere vantaggi economici attraverso di loro. Tra questi ci sono Tomás Domínguez, Aquilino e Pedro Martínez, Joaquín Domínguez, Benito Barreto ed altri. 

Il presidente dell’Indi ha informato che la sua amministrazione ha elaborato una politica per migliorare le condizioni di vita degli indigeni nei prossimi anni. Il suo programma abbraccia tutti i settori, come la salute, l’educazione, lo sviluppo agricolo, ma in concreto nessuna politica potrà attuarsi senza il decisivo appoggio del governo.  

L’Indi ha ora un’altra legge che lo favorirà nel compiere i propri intenti. La legge N° 3.232/07, di Assistenza Creditizia alle Comunità indigene, dice nel suo articolo 3: “E’ stabilito che i Ministeri dell’Agricoltura e dell’Allevamento, attraverso il Credito Agricolo di Abilitazione; della Salute e Benessere Sociale; della Giustizia e del Lavoro; dei Lavori Pubblici e delle Comunicazioni; dell’Educazione e della Cultura; l’Istituto Nazionale di Sviluppo Rurale e della Terra; il Segretariato di Azione Sociale; Il Segretariato dell’Ambiente; il Diplan; il Servizio di Promozione artigianale; gli enti governativi pertinenti e le Municipalità, coordineranno le azioni con l’Istituto Paraguaiano Indigeno (Indi) al fine di appoggiare nei rispettivi ambiti di competenza, l’effettivo compimento della politica statale nei riguardi dei popoli indigeni e dei programmi speciali di sicurezza alimentare, di promozione economica, sociale, culturale, di salute e di educazione, attraverso convegni dove si decideranno gli obiettivi e le mete, le responsabilità e l’assegnazione delle risorse tecniche, umane e finanziarie”.


Le donne sono sfruttate dagli uomini, che le inviano a protestare e dalle quali ricevono benefici.Questa legge è fondamentale, ma il governo deve vincere l’idea che sia l’Indi l’unica entità che deve affrontare o aiutare gli indigeni nelle loro necessità.

Solo l’organizzazione ed il desiderio di migliorarsi può portare gli indigeni a vincere la povertà. Con la prima avranno la forza di poter contare su scuole, assistenza medica, strade e coltivazioni. Con il secondo si libereranno dai leader opportunisti. La situazione è sotto lo sguardo di tutti. Quelli che manifestarono nella piazza Uruguaya hanno accusato i propri leader di appropriarsi dei viveri, che hanno poi venduto ad altri. Gli indigeni che stazionano agli angoli sono comandati dagli uomini per raccogliere denaro che questi ultimi spendono in alcolici.  


Senza dubbio, abbandonare la miseria dipende in grande misura da una politica del governo, ma anche dallo sforzo e dal desiderio di miglioramento degli indigeni che devono pulire le loro comunità dagli opportunisti.