Panama: I Primi Cento Giorni Del Presidente Martinelli

Panama: I primi cento giorni del presidente Martinelli

di Marco A. Gandasegui, h. – Allo scadere dei primi 100 giorni alla Presidenza della Repubblica, Ricardo Martinelli ha deciso di intraprendere azioni repressive nei confronti degli indigeni Naso, le cui proteste in Plaza Catedral nella città di Panama proseguono dallo scorso marzo. Le comunità naso nella provincia di Bocas del Toro sono state sgomberate e distrutte dalla Polizia Nazionale agli inizi dell’anno (per mano del governo di Martin Torrijos), lasciando intere famiglie e bambini abbandonati, per fare spazio al bestiame di un imprenditore residente nella capitale.

Pochi giorni dopo gli arresti di Plaza Catedral, la Polizia ha represso le manifestazioni degli studenti dell’Istituto Nazionale. La Polizia si è inoltre accanita con colpi di manganello sui capofamiglia sotto gli occhi delle telecamere della televisione panamense.

L’ONU

La politica di Martinelli si è consolidata a partire dalla campagna presidenziale (iniziata nel 2003) e durante i primi tre mesi del suo mandato. La settimana passata il presidente aveva annunciato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che il paese era disposto a “fare affari” (“Panama’s open for business). I 192 delegati degli Stati membri sono rimasti attoniti.

Cambiamento e corruzione

Lo stile di Martinelli coincide sfortunatamente con i suoi obiettivi. Durante la sua campagna elettorale mediatica adottò come motto la parola “cambiamento”, la quale fu accolta dall’elettorato in modo molto positivo. I panamensi sono stanchi dalla violenza, dalla corruzione e dal disordine prodotti dalla politiche pubbliche sbagliate dei governi precedenti. Durante i primi cento giorni da governante Martinelli ha malgrado ciò premuto sull’acceleratore provocando maggior violenza, corruzione e disordine a livello pubblico.

Le cifre diffuse dalle statistiche riguardo la violenza continuano ad aumentare. Le politiche pubbliche riguardanti il controllo del traffico di illeciti, delle bande criminali e del gioco d’azzardo non hanno subito mutamenti. Al contrario, il ministero di Grazia e Giustizia ha annunciato che investirà 100 milioni di dollari per la costruzione di nuovi istituti penitenziari dove verrà detenuta la crescente popolazione criminale. Si continuano ad applicare le stesse politiche (“mano dura”, “strade sicure” e altre) che non hanno relazione alcuna con la violenza ed il crimine organizzato.

Martinelli ha promesso di porre fine alla corruzione ed ha continuato adoperandosi in questa stessa direzione. La “cinta costera” (che è costata ben 190 milioni di dollari), che venne denunciata come ‘assurda’ dal candidato Martinelli, ora viene celebrata dallo stesso, divenuto presidente, il quale ha chiesto altri 54 milioni di dollari per estenderla verso il “casco viejo” della città capitale.

Prima di compiere i suoi 100 giorni nel palazzo presidenziale, Martinelli ha approvato spese per 100 milioni di dollari attraverso “acquisti diretti”, senza passare per le licitazioni richieste dalla legge. Affermando la sua indole nepotista ha nominato i suoi familiari e i suoi collaboratori più intimi come funzionari di ambasciate e consolati, avallando così le tradizioni più nefaste dei governanti panamensi.

Occupazione ed economia

Le sue promesse circa la risoluzione di problemi fondamentali, quali il lavoro informale e la crisi della famiglia panamense sono rimaste lettera morta. Al Ministero del Lavoro non sembra sollevarsi preoccupazione alcuna di affrontare la situazione creatasi a partire dalla condotta dei governi precedenti. Martinelli ha insinuato di fronte agli imprenditori che verrà resa ancor più flessibile la relazione tra operaio e datore di lavoro (creando dunque una maggiore instabilità e riducendo i salari dei lavoratori). Inoltre, ha promesso di ridurre le tasse per coloro che guadagnano di più e di distribuire le entrate del Fisco (Canale di Panama, Zona libera di Colon, i porti e altri) tra gli investitori più ricchi.

L’équipe economica di Martinelli non si rende conto della grave crisi economica che sta colpendo il mondo e si ostina a ripetere dal giorno del suo insediamento al governo che la struttura finanziaria di Panama ne uscirà indenne. Malgrado ciò, non si ha voglia di aprire gli occhi riguardo alle  conseguenze che la crisi sta avendo sulle entrate dei panamensi, sulla produzione manifatturiera e sugli agricoltori del paese. Il cittadino sta consumando meno, le industrie hanno ridotto la produzione di un 20%.

Il settore finanziario panamense risulta fortemente colpito a causa della diminuzione dei movimenti bancari e degli investimenti in attività speculative come beni immobili e assicurazioni. Persino i casinò, che rappresentano aree privilegiate per la corruzione ai più alti livelli, hanno registrato una piccola riduzione nei loro guadagni. Il settore immobiliare-  che cresceva ad un tasso annuale superiore del 20% tra il 2004 e il 2007- si è ridotto al minimo con la ritirata degli speculatori nordamericani, spagnoli e gli intermediari dei colombiani.

Politica Estera

La politica estera panamense ha perso totalmente la bussola. Nel suo discorso di insediamento, Martinelli si era pronunciato favorevole ad una politica subordinata agli Stati Uniti. Ha seguito questa linea accettando che il paese installi basi militari a Panama. Sta inoltre richiamando ad un nuovo asse della “destra” latinoamericana con Colombia, Messico e Perù. Prevede che altri paesi sudamericani si aggiungeranno a tale progetto: Cile, Uruguay, Brasile, nei quali prossimamente avranno luogo elezioni nazionali. Inoltre, è l’unico paese ad aver riconosciuto ufficialmente il governo golpista dopo il colpo di stato militare avvenuto in Honduras e la sua convocazione elettorale.

Politica sociale

In materia di politica sociale ha sospeso i programmi del governo precedente legati all’iniziativa “rete delle opportunità”, la quale elargiva doni alle fasce di popolazione più povere. Non è stata proposta nessuna alternativa. Nei settori Educazione e Salute, così come nella Sicurezza Sociale, incoraggia programmi di privatizzazione e di tagli alle spese che pregiudicheranno i settori maggiormente vulnerabili. In più sta maliziosamente auspicando una fusione tra i dipartimenti di Cultura e del Turismo, affermando che la cultura è una merce appetitosa per i turisti che giungono nelle nostre coste.

L’opposizione politica

Durante i primi cento giorni di Martinelli l’opposizione politica non è stata in grado di definire un suo programma di lavoro. Il Partido Revolucionario Democratico (PRD) è entrato in una fase di transizione dalla quale non è riuscito ad uscire. La direzione del partito, sconfitta nelle elezioni dello scorso maggio, non vuole scendere a compromessi ed ha scelto l’alleanza col presidente Ernesto Perez Balladares, che le permette di arenarsi tra favori e benefici del potere.

Dalla sua parte la sinistra panamense presenta vari fronti politici che potrebbero avere un possibile impatto in un prossimo futuro. Il Partido Alternativa Popular (PAP), che aveva lanciato la candidatura presidenziale dell’economista Juan Jované durante le ultime elezioni, sta lavorando alla sua iscrizione formale. D’altra parte, il FRENADESO, che riunisce sindacati, corporazioni e altri settori popolari, ha annunciato la sua intenzione di scendere in campo per combattere il monopolio politico della borghesia panamense.

Martinelli compie 100 giorni di Presidenza senza avere gettato le basi di una politica che gli permetta di portare a compimento le sue promesse. Piuttosto, ha tirato in ballo le stesse politiche pubbliche che hanno fomentato la violenza, la corruzione e la disuguaglianza sociale a Panama nel corso degli ultimi 20 anni. In questo caso senza maschere o coperture populiste  o sociali democratiche (PRD).

L’oligarchia panamense ha preso il potere e agirà di conseguenza durante i prossimi anni a meno che non si riesca a fermare quel treno espresso che non rispetta il popolo panamense, le sue etnie indigene, i suoi lavoratori, le casalinghe né i suoi studenti. Lo stile caratteristico di questa oligarchia si esprime attraverso l’invio delle sue forze repressive in Plaza Catedral, macinando arresti nelle prime ore del mattino.

 

Traduzione di Marica Ganelli