NO TAV: Ricostruiamo Il Presidio Di Borgone

NO TAV: ricostruiamo il presidio di Borgone

di Pierluigi Sullo [pubblicato su Carta il 25 Gennaio 2010] – Dopo l’incendio doloso che ha distrutto il presidio di Borgone, la notte tra sabato e domenica scorsi, Carta lancia una campagna di sottoscrizione solidale con i No Tav valsusini: per riscostruire il presidio più bello di prima.


Non ho idea di quanto costi un prefabbricato di legno, di quelli adatti per la montagna e che vengono adoperati per alloggiare i terremotati più fortunati [gli altri vanno nei container di metallo]. So che sarebbe un bel segnale, a noi stessi e a tutti quanti, se una grande sottoscrizione riuscisse a raccogliere i fondi sufficienti a collocarne uno a Borgone Susa, dove fino a sabato notte esisteva una casetta di legno in gran parte autocostruita fin dal 2005, dai giorni della precedente ondata di sondaggi o carotaggi [per meglio dire tentativi di sondaggi] preliminari alla costruzione del mitico tunnel da 50 chilometri dell’Alta velocità ferroviaria.

Quella volta, le truppe dello «sviluppo», che avevano aggredito di notte il presidio di Venaus, su in cima alla valle, furono respinte con perdite [politiche e culturali], ciò che del resto sta accadendo anche in queste settimane. Però l’aggressione notturna non poteva mancare: non poliziotti amanti del manganello, questa volta, ma «Sì Tav» vigliacconi che nel buio accendono micce per incendiare, così che il presidio di Borgone è andato completamente in fumo.

A me, che a Borgone sono stato più volte, la notizia ha fatto l’effetto di un insulto, un’invasione dentro casa mia, anzi nostra, l’effetto estremo della violenza verbale e dell’intolleranza sostanziale con cui vengono trattati i cittadini in questo paese. Non solo i cittadini che, come in Val di Susa, si organizzano per far valere il loro diritto a decidere sui luoghi in cui vivono, ma i cittadini in generale, ne siano consapevoli o meno. E’ per questo che Carta sostiene che «clandestino» non è una definizione che riguarda solo i migranti senza documenti, ma tutti noi. Tant’è vero che la signora Bresso, o Chiamparino o un altro dei boss del Pd piemontese, hanno argomentato in questo modo: c’erano decine di migliaia di persone, a Susa, sabato, contro la Tav? Chi se ne frega: sono comunque una minoranza,dato che la maggioranza sono gli italiani che votano per noi, o per Berlusconi, che fa lo stesso [ai fini della Tav e su quasi tutto il resto]. Si è visto in Puglia, nelle primarie vinte trionfalmente da Nichi Vendola, quanto questo modo di ragionare, o di comandare, sia profondamente malato.

Perché poi la realtà – la società e la politica reale – sono fatte di persone come quelle che facevano vivere il presidio di Borgone, quelle che negli anni l’avevano accudito con amore, messo un tetto vero, le finestre con i vetri e le tendine, e un grande tavolo per i pranzi, la stufa a legna e la cucina, il patio esterno per la bella stagione, la polenta e il brasato e i formaggi che ciascuno procurava e cucinava. Io mi sentivo a casa, lì, come tanta altra gente. Lo stesso sentimento che mi capita di provare quando vado a trovare i No Dal Molin di Vicenza, al loro presidio, o in decine di altri luoghi come quelli. Che sono, secondo me, il germe di un’altra politica, dove conta capirsi, stare insieme, anche volersi bene, e si è uniti da uno scopo e da un modo di perseguirlo, e attorno a quello scopo si ragiona per capire fino in fondo cosa significa, quali nessi ci sono con gli altri ambiti dell’esistenza individuale e collettiva, e infine tutto questo diventa uno stile di vita, si organizza un gruppo d’acquisto solidale che mette in pratica un’altra idea del territorio o una lista di cittadinanza che non preveda i partiti e il loro modo di fare verticale e strumentale, ecc. Ed è questo un fenomeno molto vasto, perché la delusione per una politica sorda, cieca e reazionaria [nel senso proprio: lo «sviluppo» del secolo scorso usato come un bastone sulla testa dei cittadini] si tramuta in ricerca, in altri modi di decidere insieme, appunto in una nuova politica.

Perciò è molto importante, simbolicamente e praticamente, fare del presidio di Borgone la nostra nuova casa: un bel prefabbricato di legno con il camino che fuma e promette buone cose da mangiare e buone chiacchiere attorno al cibo. Ciascuno metta mano al borsellino: sono euro molto ben spesi.

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Perché sto con i No tav
Livio Pepino – Membro togato del Consiglio Superiore della Magistratura

Quel che la gente della valle sente, sta scritto nella Costituzione, che pone, nell’interesse generale, limiti alla proprietà privata e all’attività economica anche pubblica, ma non al diritto alla salute, che è diritto assoluto. Il benessere di molti – se anche di questo si trattasse… – non può fondarsi sulla violazione del diritto alla salute di alcuni. E’ un principio di diritto

Ancora una volta i media sembrano stupirsi perché gli «indiani della Val Susa» [uomini, donne, bambini, vecchi, famiglie intere] sono tornati a decine di migliaia nelle loro strade, nei loro prati, nelle loro piazze per dire no alla Tav. Come venti anni fa; come ogni volta in cui è stato necessario. Come allora e più di allora. Nonostante il passare degli anni e nonostante la discesa in campo in favore dell’Alta velocità del governo centrale, della Regione, della Provincia, del Comune di Torino, della maggioranza e della opposizione [con poche eccezioni], dei maggiori centri di potere economico, di tutta la grande stampa e via elencando [senza dimenticare gli interventi di polizia a tutela dell’«ordine pubblico»]. Eppure, sinora, Davide ha fermato Golia. È un fatto importante intorno a cui occorre creare consenso, aggregazione, mobilitazione ulteriore. Ci provo con una piccola riflessione [da piemontese di altre valli, valsusino di adozione].

La Val Susa è una valle bellissima che l’uomo ha gravemente ferito: nei luoghi dove dovrebbe iniziare il traforo ferroviario [di oltre 50 chilometri!] già corrono due strade nazionali, un’autostrada e una ferrovia, tutte destinate a restare anche in caso di realizzazione della Tav: pensate cosa vuol dire una valle [abbastanza stretta, com’è, in genere, delle valli] attraversata da cinque arterie di grande percorrenza. Aggiungo: questa valle è – secondo la denuncia del coordinamento dei medici di base che vi operano – tra le zone d’Italia con maggior concentrazione di tumori e di patologie connesse con l’amianto e l’uranio [presenti in misura significativa nelle montagne che si vorrebbero scavare].

No! I valsusini [e chi, per fortuna, sta con loro] non sono né luddisti contrari al progresso né marginali disinteressati allo sviluppo e al benessere del Paese. Sono gente di campagna [nella bassa valle] e di montagna [un po’ più in alto] che conosce la propria terra e sa che la natura, violentata, reagisce [Beppe Fenoglio, grande scrittore di Langa, commentando un’alluvione del Tanaro, dovuta agli interventi dell’uomo, scrisse come solo un poeta può dire: «e il fiume si arrabbiò e fu peggio dei tedeschi e dei fascisti!»].

Attenti, quel che la gente della valle oggi sente, sta scritto nella nostra Costituzione, che pone, nell’interesse generale, limiti alla proprietà privata e all’attività economica anche pubblica, ma non al diritto alla salute, che è diritto assoluto. Il benessere di molti – se anche di questo si trattasse… – non può fondarsi sulla violazione del diritto alla salute di alcuni. Non è una aspirazione politica, ma un principio di diritto, uno di quei principi che sta scritto in Costituzione ed è sottratto alla disponibilità delle maggioranze contingenti [sia detto a beneficio chi si sciacqua la bocca con il termine «legalità»…]. Certo, occorre accertare se davvero è in pericolo la salute [la vita] dei valsusini e dei loro figli. Ma, appunto, occorre accertarlo; e non dire, come hanno fatto sinora il governo e la regione: lo accerteremo, ma intanto cominciamo i lavori. Strana pretesa di dialogo quella di chi ha già deciso che l’opera si deve comunque fare e semplicemente vuole addolcire la pillola avvelenata! Il dialogo, se vuole essere tale, deve verificare anche la possibilità di uno scenario diverso, che tenga conto delle richieste di tutti gli interessai. E invece prevalgono l’arroganza e la predicazione ossessiva di una realtà virtuale che assai poco ha a che vedere con quella vera [«l’opera serve, non è sostituibile, sarà fonte di sviluppo…»].

Realtà virtuale, ho detto, e non a caso. La corrispondenza del progetto della Tav a un interesse generale [contrapposto a un preteso «egoismo particolare» dei valsusini] è, infatti, indimostrata: nella mancanza di alternative meno devastanti, nella effettiva utilità dell’opera una volta conclusa [fra qualche decennio e, dunque, in una situazione economica e in un sistema di trasporti assolutamente imprevedibile], nel rapporto costi/benefici, nella stessa disponibilità dei fondi necessari [nonostante l’allegra spensieratezza del ministro «competente» secondo il quale i soldi si trovano strada facendo…]. Su tutto questo i sostenitori del progetto di Alta velocità continuano a eludere un discorso serio. Anche per questo io sto con Davide.