Nigeria: Tornano I Sequestri Sul Delta Del Niger

Nigeria: tornano i sequestri sul Delta del Niger

Rapiti tre britannici e un colombiano che lavorano per la Shell. – Tornano i sequestri nel Delta del Niger. Nell’attacco, nello Stato del Rivers, è morto uno dei poliziotti della scorta. Secondo quanto riferito da alcune fonti della sicurezza alla Reuters, alcuni uomini armati nella mattina di ieri intorno alle 7.30 hanno rapito tre lavoratori britannici e un colombiano nel corso di un attacco al loro convoglio nei pressi della zona petrolifera di Port Harcourt, capitale dello Stato del Rivers.

Nessun gruppo militante ha rivendicato il rapimento. Il portavoce della polizia, Rita Abbey, ha detto che nell’attacco a perdere la vita e’ stato un poliziotto che stava scortando gli operai.

Tutti e quattro gli ostaggi John Benet, Martin Philips, Kevin Grey, Fabien Sanchez, lavorano presso un impianto di gas gestito dalla Shell.

Torna dunque la paura tra i lavoratori delle compagnie petrolifere che operano nella regione del Delta.

La brusca frenata subita dal processo di disarmo e reintegrazione dei militanti che hanno deposto le armi e dalle trattative con il Mend, causata dalla lunga assenza del presidente nigeriano Yar’Adua dalla scena politica per il suo ricovero (avvenuto il 23 novembre) in un ospedale dell’Arabia Saudita, per “misteriose” cure, rischiano, di far nuovamente precipitare la regione nel caos.

Dopo l’attacco del 19 dicembre all’oleodotto della Shell, con cui il Mend intendeva “avvisare” il governo che è stanco di aspettare, ritornano anche i rapimenti a scopo di lucro. I militanti del Delta lo avevano detto: “Senza un piano di sviluppo della regione l’amnistia del governo non serve a nulla, che faranno i giovani che abbandonano le armi senza una seria prospettiva ? – si domandava il portavoce del Movimento dell’Emancipazione del Delta del Niger, nel comunicato che rifiutava l’amnistia senza una trattativa politica – Saranno facile preda della criminalità e ritorneranno a fare rapimenti e rapine.”

Dopo un periodo di tregua il 19 e il 21 dicembre il Movimento per l’Emancipazione del Niger Delta (Mend) ha interrotto la tregua con il governo nigeriano ed ha ripreso i suoi attacchi contro gli impianti petroliferi nella regione del Delta. Torna a salire la tensione in Nigeria orfana del Presidente Yar’Adua, gravemente malato e ricoverato dal 23 Novembre in Arabia Saudita.

La tregua durava da due mesi, dopo che il governo federale nigeriano del presidente Umaru Yar’Adua aveva avviato un processo di negoziato diretto con i rappresentanti del più temuto movimento di militanti.

Il 19 e il 21 dicembre il Mend ha sferrato due attacchi agli oleodotti della Shell e della Chevron nel Rivers State. L’oleodotto di Abonemma, a circa 50 km da Port Harcourt è stato gravemente danneggiato dalle esplosioni.

“Si tratta di un avvertimento – dice, nel solito comunicato, il Mend – contro la ingiustificata sospensione dei colloqui di pace da parte del governo con il pretesto della malattia del presidente Yar’Adua”. Il Mend ha dichiarato che «L’operazione si è svolta nel Rivers State con l’aiuto di cinque imbarcazioni. I 35 membri dell’equipaggio hanno usato armi pesanti e lancia-razzi».

Il presidente nigeriano Yar’Adua, gravemente malato da tempo, è ricoverato in Arabia Saudita dal 23 novembre scorso, dove ufficialmente viene curato per problemi cardiaci e non ha demandato al vice-presidente i suoi “poteri”. Ricordiamo che il vice- Presidente è Goodluck Johnatan, un uomo del Delta, della minoranza Ijaw (la stessa, della maggioranza dei militanti del Mend), che probabilmente non sarebbe accettato dai militari e dalla maggioranza musulmana del Nord del paese.

Dell’assoluto vuoto di questi mesi i falchi del governo di Abuja ed i militari hanno approfittato per rallentare i colloqui sull’amnistia e sulla risoluzione dei problemi sociali e di sviluppo della regione del Delta, ricca di petrolio ma con una popolazione poverissima.

Il Mend aveva accettato l’amnistia e il 25 ottobre aveva decretato il cessate il fuoco a tempo indeterminato per incoraggiare il dialogo con il governo federale. I ribelli chiedono la liberazione di tutti i dirigenti del Mend e degli altri movimenti autonomisti, molti dei quali pacifisti, ancora in carcere e ricordano di essere stati costretti a prendere le armi a causa della sanguinosa repressione scatenata nel Delta del Niger negli anni ‘90 dalla dittatura militare dell’ex presidente Sani Abacha.

Purtroppo sembra che il presidente Yar’Adua era di fatto l’unico garante della pace, ma dopo due mesi di assenza per la sua malattia, tutto viene rimesso in discussione e si rischia di riavviare la Guerra del petrolio.

Il Mend nel comunicato siglato da Jomo Gbomo chiarisce “Desideriamo e auguriamo al presidente una pronta guarigione, ma una situazione in cui il futuro del Delta del Niger è legato alla salute e al benessere di un solo uomo è inaccettabile.”

I colloqui di pace sono stati sospesi quando il presidente Yar’Adua è stato ricoverato il 23 novembre dello scorso anno.

“Il governo attraverso il Governatore dello Stato di Bayelsa, Chief Timipre Sylva, il ministro della Difesa, Gen. Maggiore. Godwin Abbe e Ministro dell’Informazione e della Comunicazione, Prof. Dora Akunyili, continuano a fare propaganda, sostenendo che la situazione in Delta del Niger è sotto controllo. Questa affermazione è lontana dalla verità ” – prosegue il Mend.

Il gruppo ha inoltre osservato che “Il governo nigeriano ha convenientemente legato la trattativa e i colloqui sulle richieste di sviluppo del gruppo alla malattia del presidente ma non ha legato la riparazione delle condutture, lo sfruttamento del petrolio e del gas, nonché la distribuzione e il riarmo di truppe nella regione alla salute del presidente. ”

“Il Mend rimane aperto al dialogo, ma il cessate il fuoco a tempo indeterminato deciso dal gruppo Domenica 25 Ottobre 2009 sarà riesaminato entro 30 giorni dal 19 dicembre 2009.”

Nel frattempo, vi sono stati alcuni segnali inquietanti sulla sorte di Yar’Adua che hanno già innescato il dibattito sui piani di successione e sullo svolgimento delle attività di governo.

Jomo Gbomo aveva detto in una recente intervista che “a questo punto, il fragile processo di pace è appeso al filo sottile del cessate il fuoco. Le nostre richieste non sono state affrontate perché non c’è alcun dialogo in corso. Ci aspettiamo che, quando la salute del presidente o se vogliamo ci troviamo con un altro presidente, il processo avanzi con un altro ritmo e entusiasmo, oppure i colloqui di pace possono fermarsi e allora le agitazioni riprenderanno “.

Edo Dominici

A Sud