Nigeria: Chi è Henry Okah, L’uomo Del Delta Del Niger

Nigeria: chi è Henry Okah, l’uomo del delta del Niger

Henry Okah è considerato la guida del Mend, il portavoce che parla attraverso le mail firmate con lo pseudonimo di Jomo Gbomo. Un personaggio controverso, che qualcuno ha descritto come un criminale e un commerciante di armi . Ma che per molti altri è «un uomo con un ardente desiderio di liberare il suo popolo». Dopo le elezioni dello scorso aprile, il nuovo governo nigeriano guidato dal presidente Umaru Yar’Adua si è dichiarato disposto a dialogare con i ribelli per trovare una soluzione politica al problema del Delta. A quell’impegno ha fatto seguito un cessate il fuoco, poi un’amnistia per i militanti del Delta in carcere e la scarcerazione di Asari.


Henry Okah venne indicato dal governo come una delle parti che dovevano essere consultate per avviare il processo di pace del Delta. Addirittura nel 2007, il vicepresidente della Nigeria Goodluck Jonathan e il governatore dello stato di Bayelsa, Timipre Sylva si sono recati a Johannesburg per parlare con Okah. Non si saprà mai cosa si sono detti perché pochi giorni dopo, di ritorno dal Sudafrica dopo un viaggio di affari, Okah viene arrestato all’aeroporto di Luanda in Angola, è il 3 settembre del 2007. C’è un’accusa generica di traffico d’armi, ma Okah ha dichiarato di essere in Angola per l’acquisto di un battello. Per cinque mesi Okah è rimasto in carcere in Angola senza che venisse formalizzata nessuna accusa contro di lui.

Nel frattempo il Ijaw youth leadership forum [Iylf], che al momento è l’ombrello di tutti i leader Ijaw, anche rivali tra loro, come Asari, Ateke Tom, Tom Polo e altri, per cercare di garantire che i gruppi militanti Ijaw rispettassero il cessate il fuoco, aveva invitato Okah e altri leader a una riunione per superare tutti i «vecchi rancori» tra le fazioni e unirsi nella trattativa con il Governo. A quella riunione Okah non ha potuto partecipare.

A dicembre il Iylf in solidarietà con Okah e con Ateke Tom si è ritirato dal tavolo delle trattative con il governo, perché dopo 3 mesi di detenzione in Angola, senza alcun addebito formale, il governo nigeriano non ha fatto nulla per Okah, mentre Ateke Tom che era parte del processo di pace è stato attaccato senza provocazione, nello stato del Rivers, dalle truppe speciali inviate dal governo.
Dal primo giorno dell’arresto, il Mend ha accusato il governo nigeriano e le multinazionali del petrolio di aver complottato con il governo angolano per eliminare Okah. Da settembre fino a gennaio il Mend è rimasto in silenzio, anzi a dicembre ha dichiarato il cessate il fuoco, forse in attesa delle decisioni dell’Angola. Poi c’è stato un primo appello, il 12 gennaio 2008, firmato sempre con lo stesso pseudonimo Jomo Gbomo: «Noi desideriamo far conoscere al mondo la grave situazione del nostro compagno e fratello Henry Okah, detenuto senza accuse dal governo angolano. Henry è preoccupato per le richieste di estradizione fatte dalla Nigeria, il cui ambasciatore lo ha definito un ‘criminale’. Henry non vuole tornare in un paese che non rispetta lo stato di diritto, che ha il record degli omicidi, di ‘oppositori del regime’ irrisolti, che non rispetta i diritti umani e che ha usato la pena di morte per gli oppositori, tra cui Saro Wiwa, il cui unico reato è stato la ‘lotta non-violenta’ per difendere l’ambiente e le condizioni di vita della gente del Delta. La detenzione illegale di questo degno figlio del Delta può solo peggiorare una situazione già esplosiva.

Il Mend è con Henry Okah e il giorno del suo rilascio sarà il giorno del cessate il fuoco e spianerà la strada a un dialogo immediato».
Il 19 gennaio è partito un altro appello, questa volta a George Clooney, nominato messaggero di pace delle Nazioni unite. «Il tuo ruolo come messaggero di pace rende imperativo considerare il Delta del Niger come una potenziale bomba ad orologeria in attesa di esplodere se non vengono prese misure urgenti. Il rilascio incondizionato di Henry Okah, un giovane leader e attivista di pace è necessario. Chiediamo una visita da parte della Croce rossa internazionale e di un rappresentante delle Nazioni unite per verificare il suo stato di salute e far rispettare i suoi diritti umani fondamentali».

Il 14 febbraio 2008, nella notte, Henry Okah e E. Atatah, un comandante di navi arrestato assieme a lui in Angola, vengono in Nigeria e affidati ai servizi segreti. Bisogna ricordare che non esiste alcun accordo di estradizione tra Angola e Nigeria, e la Nigeria è un paese il cui ordinamento prevede la pena di morte. In ogni caso Okah non ha accuse formalizzate in un tribunale né in Angola, né in Nigeria. È stato il Mend a diffondere la notizia il giorno dopo «I governi di Nigeria e Angola hanno, in segreto, effettuato l’estradizione di Henry Okah in Nigeria, lo hanno portato incappucciato e incatenato, senza alcuna assistenza legale, dopo 5 mesi di torture nelle carceri angolane».

Il 17 febbraio il Mend lancia un appello a George Bush in partenza per l’Africa con 11 proposte di pace e la richiesta di mediazione e di aiuto. Il 19 febbraio il Mend ha dichiarato: «Henry Okah è stato ucciso da un militare». Un portavoce del governo nigeriano ha smentito, affermando che «Henry Okah è vivo». Il Mend non ci crede: «Dopo la debole smentita del governo, bisogna che sia consentito l’accesso al prigioniero ai suoi rappresentanti legali, alla sua famiglia e alla Croce Rossa internazionale per una verifica indipendente che Henry è vivo e non è mai stato torturato».

Il 24 febbraio uno dei fratelli di Henry, Charles Okah, in un’intervista concessa alla Bbc, lo descrive come un «attivista» e ne racconta la vita. Una vita privilegiata, figli di un ufficiale di marina di successo, hanno entrambi frequentato scuole private a Lagos e non avevano mai visitato il villaggio della loro famiglia nello stato di Bayelsa. Henry aveva ricevuto molte offerte dalle università, ma ha scelto di andare al College di Ingegneria nautica della marina nercantile. A 19 anni, alla morte della madre, visita per la prima volta la casa di famiglia nelle insenature del Delta, nello stato di Bayelsa. Henry–ha raccontato il fratello alla Bbc – rimase sconvolto dalle condizioni di vita che ha visto quando siamo giunti nella casa di famiglia ad Ammasoma. «Il modo di vivere delle persone era terribile», dice Charles .

«L’uccisione di Saro-Wiwa colpì molto mio fratello che divenne un attivista dei diritti civili delle popolazioni del Delta. Henry ha contribuito in questi anni a trasformare un gruppo di teppisti in un movimento di lotta ben pubblicizzato, che ha saputo far conoscere al mondo i problemi della gente del Delta». Il governo Nigeriano accusa suo fratello di traffico d’armi. Charles Okah è assolutamente sorpreso di questo: «Mio fratello è un ‘attivista’, vive in Sudafrica con la moglie e i figli dal 2003 e sono molto sorpreso da queste accuse». Nell’intervista, Charles Okah si dice convinto del fatto che suo fratello sia ancora vivo.

Il 29 febbraio una Ong Nigeriana , il Ndypf [Forum della gioventù del Delta del Niger] ha invitato il Governo a concedere l’amnistia, come già fatto per gli altri militanti anche a Henry Okah. Il Mend comunica che nonostante l’autorizzazione dell’Alta corte federale di Abuja, il governo continua a negare alla moglie e agli avvocati di Henry Okah di farli visita in carcere. Il 2 Marzo Femi Falena, già difensore di Saro-Wiwa, ha denunciato l’atteggiamento del governo federale che continua proibire ai familiari di visitare Okah.

Interviene anche Amnesty international, peoccupata: «E’ urgente consentire la visita ai due prigionieri, i due sono a rischio tortura e devono essere visti dai loro familiari immediatamente, come già ordinato dal Tribunale federale», ha dichiarato Erwin van der Borgth, direttore del Programma Africa di Amnesty.

 
E’ ancora vivo Henry Okah? In un’intervista rilasciata nell’aprile del 2007 Jomo Gbomo [probabilmente Henry Okah] portavoce del Mend diceva: «La linea di confine tra terrorismo e guerriglia, per come vengono definiti nelle nazioni occidentali, è molto sottile. Noi dobbiamo, a volte, superare questo confine per esercitare una pressione interna che ci permetta di far sentire le nostre ragioni, che altrimenti non vengono nemmeno prese in considerazione. Il mondo sa che la nostra ribellione è giusta, come giusti sono gli attacchi alle compagnie petrolifere, che invece di fare pressioni sul governo nigeriano perché affronti la povertà del Niger Delta, preferiscono spendere soldi in misure di sicurezza o assumere consulenti su come affrontare ambienti ostili. Loro usano la stessa tattica del governo: invece di affrontare i problemi, cercano di corrompere chiunque ci sia vicino, nel tentativo di prendere tempo. Se l’opinione pubblica internazionale è preoccupata, ci offra alternative giuste e pacifiche alla nostra lotta armata. Negli anni numerosi delegati dei nostri popoli si sono presentati di fronte alle Nazioni unite per chiedere una soluzione pacifica. Ma senza ottenere risultati. Questa è la nostra ultima disperata richiesta di libertà e giustizia. Tutti i governi occidentali sanno della nostra situazione, ma non hanno mai mosso un dito. Hanno finto di interessarsi solo perché le loro istallazioni petrolifere venivano minacciate. Noi siamo pronti ad accogliere tutti i tentativi di mediazione di terze parti realmente interessate. Ma accetteremo solo una pace giusta. Noi vogliamo gestire il patrimonio che Dio ci ha dato per migliorare la vita della nostra gente che da cinquanta anni soffre le conseguenze nefaste dello sfruttamento petrolifero».

Il governo italiano e l’Eni, che hanno rapporti con la Nigeria e sono «parti in causa» nel conflitto del Delta del Niger, dovrebbero intervenire affinché il governo nigeriano rispetti i diritti di Henry Okah, già estradato illegalmente, detenuto senza accuse, se non quella di aver lottato per il suo popolo.


di Edo Dominici [Ass. A Sud per Carta quotidiano]