Mr. Gordon Brown E La Crisi In Nigeria

Mr. Gordon Brown e la crisi in Nigeria

gordon brownNon sarebbe stato meglio dire che sino ad ora abbiamo sempre fatto buoni affari, mentre da quando la popolazione locale ha deciso di combattere per i propri diritti, siamo preoccupati per la diminuzione della produzione petrolifera? Ovviamente non sentiremo mai parlare così un premier inglese.

La risposta dei ribelli del Mend [il Movimento per l’emancipazione del delta del Niger], che da anni lottano per difendere i diritti degli abitanti del Delta e per una più giusta distribuzione della ricchezza portata via dalle grandi imprese, non si è fatta attendere. Attraverso un comunicato stampa spedito al Times of Nigeria, il Mend ha lanciato un monito al premier britannico, reo di voler fornire appoggio militare al governo definito illegale di Umaru Yar’Adua, colpevole di opprimere la povera popolazione del delta del Niger. Nel comunicato i ribelli annunciano in risposta alle minacce inglesi la sospensione del cessate il fuoco unilaterale che avevano sostenuto dimostrando la loro disponibilità a risolvere il conflitto sul delta attraverso la via politica. «Se Gordon Brown mantiene le promesse di sostegno a questi crimini per il bene del petrolio i cittadini e gli interessi britannici in Nigeria ne subiranno le conseguenze», così si legge alla fine della email inviata dai ribelli ai media. Persino alcuni gruppi di scozzesi e di sostenitori dello Scottish national party polemizzando con le dichiarazioni del premier britannico hanno inviato dei comunicati di solidarietà ai ribelli del Delta del Niger, offrendosi persino di aiutarli a colpire gli interessi delle grandi imprese britanniche in Nigeria. Qualche giorno dopo le dichiarazioni di Gordon Brown, 30 giovani morivano nella ressa davanti agli uffici statali dei 36 stati dove si doveva tenere un concorso. Erano previste circa mille assunzioni ed al concorso si sono presentati più di 100 mila aspiranti funzionari statali, tra diplomati e laureati disoccupati, sempre più spesso costretti a lasciare le loro terre per venire magari a ingrossare le casse di chi gestisce i Cpt o il racket della prostituzione. In Nigeria non solo si muore «di lavoro» come in Italia, ma adesso lo si fa addirittura quando lo si cerca, il lavoro. «Morte in cerca di lavoro», questa la malattia che colpisce l’ottavo paese produttore di petrolio al mondo, che continua ad avere una povertà dilagante ed una corruzione endemica avallata e a volte sostenuta da imprese e governi europei, gli stessi che magari vogliono il reato di clandestinità. Persino il settore energetico è in crisi in Nigeria, nonostante le immense ricchezze di combustibili di cui dispone e molte volte in questi ultimi giorni ci sono stati enormi black out. Come ci si possa stupire di chi si ribella davanti ad una situazione così ingiusta e insostenibile, lo si dovrebbe chiedere a Gordon Brown ed agli altri G8, incuranti e delle crisi di sistema che in Nigeria come altrove sembra avere le stesse radici: un modello di sviluppo fondato sull’esclusione, sull’insostenibilità e sulla guerra.

di Giuseppe De Marzo – Associazione A Sud
[pubblicato su Carta il 17 Luglio 2008]