Migliaia Di Persone In Piazza A Tunisi Dopo L’uccisione Di Chokri Belaid

Migliaia di persone in piazza a Tunisi dopo l’uccisione di Chokri Belaid

[di Matilde Cristofoli | A Sud] Alle 9 di ieri mattina Chokri Belaid, il leader dell’opposizione tunisina e segretario generale del Partito dei patrioti democratici (MOUPAD) è stato assassinato a colpi di pistola mentre usciva dalla sua abitazione di Menzah, a Tunisi.

chokri belaisdAll’annuncio della sua morte, la popolazione civile ha subito reagito, recandosi in massa sotto al Ministero dell’Interno per chiedere le dimissioni del Primo Ministro, Hamadi Jebali. I deputati delle opposizioni si sono ritirati in massa dall’Assemblea e in tarda serata, il capo del governo, a seguito delle dimissioni dell’esecutivo, ha annunciato la costituzione di un governo tecnico di un’unità nazionale.

A poco più di un mese dall’inizio del Forum Sociale Mondiale (che si terrà a Tunisi dal 26 al 31 marzo) la morte di una figura come quella di Belaid ha provocato un’onda di proteste in tutto il paese a cui la polizia ha risposto con metodi repressivi. I media e la società civile parlano di omicidio premeditato. Il governo ha respinto le accuse e ha parlato di gesto isolato compiuto da un singolo individuo. Il fratello di Belaid ha accusato pubblicamente Ennhada, al potere dalle elezioni del 23 ottobre 2011, di essere il mandante dell’omicidio. Figura di riferimento per le reti di movimenti tunisini per i diritti economici e sociali, Belaid, che da tempo criticava il governo di Hamadi Jebali per il ritorno all’uso crescente della violenza politica, aveva recentemente dichiarato d’essere stato minacciato di morte. In un comunicato stampa, che alleghiamo alla fine dell’articolo, il Fronte Popolare Tunisino ha confermato che, in virtù della lotta alle politiche ultraliberiste di un governo a stampo islamico, Belaid aveva subito minacce e intimidazioni che aveva attribuito ai militanti del partito al potere.

Ad oggi la Tunisia vive un momento di transizione molto delicato. Con il passare dei mesi infatti, la ricostruzione del paese è andata via via distaccandosi da quella spinta dal basso che – dall’immolazione di Mohamed Bouazizi alla successiva “Rivoluzione dei Gelsomini”- aveva portato alla caduta del dittatore Ben Ali. Come spesso denunciato da Belaid, la violenza politica e l’assenza di pace sociale sono tornati ad essere elementi costanti, a scapito della costruzione di un’agenda politica e sociale puntata ai diritti economici e sociali. Non a caso la Tunisia è stata scelta come meta per il prossimo Forum Sociale Mondiale, una settimana in cui i movimenti della società civile di tutto il mondo si ritroveranno per scambiarsi idee e progettualità per il nuovo anno.

La morte di Belaid tocca oggi profondamente i movimenti che da mesi si stanno dando da fare per organizzare il Forum. Da mesi infatti, l’organizzazione dell’evento impegna centinaia di associazioni locali ai quali è stata affidata in toto l’organizzazione logistica dell’evento. Non mancano le critiche, alcuni attivisti hanno fatto emergere dubbi rispetto all’utilità del forum per lo sviluppo di concrete progettualità: visto l’alto numero di attività in programma che si concentreranno in soli sette giorni si teme che possano fermarsi a rappresentare poco più di una mera presentazione dei movimenti a fronte di un immenso sforzo logistico. Ciononostante l’impegno resta alto e le associazioni coinvolte numerosissime.

La manifestazione di un tale impegno è un buon segnale per un paese in cui le reti sociali faticano a trovare un’espressione progettuale e politica delle proprie vertenze che restano spesso – e purtroppo – confinate a livello di manifestazioni locali. La volontà dei movimenti di uscire dal primo slancio di rivolta e concretizzare in progetti è alta. Il Forum Sociale Mondiale non potrà dare un nuovo slancio a queste realtà, sebbene si trovino oggi a dover confrontarsi con un omicidio che oltre a ricordare vecchie logiche di violenza fa slittare l’affermazione dei diritti economici e sociali troppo in là nell’agenda politica del paese. A Sud seguirà a fine marzo i lavori del Forum Sociale Mondiale per ribadire insieme ai tanti movimenti coinvolti l’importanza della giustizia sociale, ambientale e della difesa del bene comune come principi ispiratori del nuovo modello di economia e società che abbiamo bisogno e urgenza di costruire.

Di seguito il comunicato diffuso ieri dal Fronte Popolare Tunisino.

Comunicato stampa – Fronte Popolare Tunisino in Italia

SIAMO TUTTI CHOKRI BELAID”

Questa mattina, mercoledì 6 febbraio, è stato assassinato colpito da diversi proiettili Chokri Belaïd, figura storica dell’opposizione tunisina prima contro Bourguiba e Ben Ali e ora contro il partito islamista al potere.

Chokri Belaïd era entrato a far parte del Fronte Popolare Tunisino unendosi alla lotta contro le politiche ultraliberiste di un governo di stampo islamico. Per questi motivi era stato già oggetto di minacce e intimidazioni che lui stesso aveva denunciato come provenienti dai militanti del partito al potere Ennahda.

Come Fronte Popolare in Italia ci uniamo al dolore della famiglia e denunciamo e condanniamo il clima di violenza politica sviluppato e alimentato dai militanti del partito Ennahda che si ritrovano all’interno dei cosiddetti “Comitati per la salvaguardia della rivoluzione”.

Chiediamo quindi:

  • la chiusura immediata dei “Comitati per la salvaguardia della rivoluzione”, luoghi in cui si sviluppano solo odio e violenza contro gli oppositori politici

  • l’immediata apertura di un’inchiesta trasparente sulla morte del nostro compagno Chokri Belaïd e sulle molte intimidazioni ad altri nostri compagni fin ora rimaste impunite

  • che il ministero dell’interno svolga il suo lavoro di inchiesta libero da condizionamenti politici.

Infine, chiediamo le dimissioni di un governo che in quasi due anni non ha saputo fare altro che svendere la Tunisia alle multinazionali aumentando la povertà del Paese. Troppi martiri aspettano ancora la verità mentre nel Paese milizie del partito islamico sono lasciate libere di agire.

Per Chokri Belaïd continuiamo la nostra lotta per una Tunisia Libera e diamo il nostro pieno supporto alle migliaia di manifestanti che in queste ore stanno scendendo nelle strade.