Messico: Un Paese Al Collasso. Tra Recessione E Debito Estero

Messico: un paese al collasso. Tra recessione e debito estero

Verso la fine del 2008, il governo messicano ha iniziato a chiedere prestiti al Fondo Monetario Internazionale (FMI), alla Banca Mondiale e alla Banca Interamericana per lo Sviluppo (BID), ottenendo, in questo modo, somme altissime di denaro, come mai era accaduto in precedenza. Il debito estero messicano ha registrato un aumento del 38% negli ultimi otto anni. E così, puntuale e prevedibile, è arrivata la recessione, aggravata, negli ultimi tempi, dall’allarmismo mediatico dovuto all’influenza suina.

Nel 2007, Axel Van Trotsenburg, direttore della BM per il Messico, in occasione della consegna della relazione “Messico 2006/2012 Creando le basi per una giusta crescita” confermò che “nessun progresso si era registrato in Messico negli ultimi 15 anni”. (…)

Oggi, tra l’indebitamento storico del Messico con la Banca Mondiale, l’inflazione, la fuga di capitali, il crollo nel settore del turismo, la diminuzione degli investimenti stranieri diretti, la disoccupazione e l’influenza suina, il paese sta sprofondando nella miseria. Nel 2009 il Messico ha ricevuto dalla Banca Mondiale il prestito più consistente che sia mai stato registrato e il più grande che il BID abbia mai concesso ai paesi della regione.

“Sono i prestiti più alti in tutta la storia delle relazioni con il Messico, comparabili a quelli concessi alla fine degli anni ’80 e inizio anni ’90 dopo la crisi della tequila” ha dichiarato Axel Van Trotsenburg. (…) Il Segretario Generale dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico – OCDE José Angel Gurrìa Trevino, ha affermato che il paese ha già alle spalle 18 mesi di recessione, durante i quali i salari dei lavoratori hanno perduto circa il 50% del loro valore. 

“Nel 2009 abbiamo perso tutto quello che eravamo riusciti a guadagnare in molti anni, così che quello che stiamo vivendo adesso non è un ciclo ma un disastro. Non si tratta di un’evoluzione ma di una demolizione. Dobbiamo ammetterlo, non siamo stati in grado di prevederlo, dobbiamo assumerci le nostre responsabilità. E non lo dico solamente per noi della OCDE ma per tutti i settori e le organizzazioni, abbiamo sbagliato tutti. Ci siamo dimostrati incompetenti in questa materia”. Gurrìa calcola che, verso la fine del 2010, ci saranno 50 milioni di disoccupati in più nel mondo.

La profondità della crisi messicana

Alla fine, il governo federale ha dovuto ammetterlo: il Messico è entrato in recessione. La recessione, generalmente, inizia dopo tre trimestri consecutivi di contrazione economica, anche se, per quanto riguarda il Messico, il capestro al collo dell’economia c’è da molto più tempo. (…) Alla fine del 2008, i dati relativi alla situazione economica del paese erano talmente allarmanti che il governo messicano si decise a richiedere un prestito agli organismi finanziari internazionali.

A quel punto due erano i fattori con cui il Messico si trovava a dover fare i conti: da un lato l’indebitamento e dall’altro le pesanti condizioni che il governo si vedeva costretto ad accettare come conseguenza di questo. Durante la fase di paralisi del paese, a causa della pandemia di influenza suina, sono state approvate diverse leggi rimaste pendenti nell’agenda politica messicana, prima delle elezioni federali previste per il prossimo mese di luglio dove, molto probabilmente, assisteremo a un cambiamento negli equilibri di forze all’interno del Congresso.

Nel contesto della crisi messicana, si registrano passi avanti nel cosiddetto Plan Mexico per la lotta al narcotraffico, insieme ad un aumento generalizzato della violenza; l’approvazione della Legge di Sicurezza Nazionale; la partecipazione militare del Messico in operazioni svolte congiuntamente agli Usa; l’allerta sanitaria e lo stato di emergenza; la militarizzazione del paese; l’inizio della campagna elettorale e una crisi sociale senza precedenti. Molti penseranno che si tratta della paranoia del complotto o della teoria della cospirazione.

In realtà, in un’ottica retrospettiva, lo scenario della recessione rendeva inevitabile un prestito, con un livello di indebitamento prima impensabile. Inevitabili sono anche le condizioni che accompagnano l’indebitamento. Per questa ragione, l’influenza suina, indipendentemente dalla sua origine e gravità, sembra aver offerto al governo messicano l’opportunità di “adeguare” il paese a questi condizionamenti imposti.  

Il debito messicano

Generalmente, i governanti non informano in maniera chiara e trasparente sull’ammontare del debito estero: questo per ragioni politiche, finanziarie o sociali. Quando ci ritroviamo a leggere una nota o una relazione sulla questione del debito estero, ci rendiamo subito conto che i criteri utilizzati per il computo dell’ammontare del debito non vengono mai adeguatamente spiegati e resi pubblici. Per questa ragione le cifre non coincidono mai del tutto, soprattutto quando i dati provengono da fonti diverse. (…)  

I prestiti del Fondo Monetario Internazionale
Nel mese di aprile il FMI ha approvato un prestito storico di 47 mila milioni di dollari al Messico, nel quadro della nuova Linea di Credito Flessibile (LCF). Il Messico è il primo paese al mondo a ricevere un prestito di tali dimensioni.

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Traduzione di Francesca Casafina