Messico: Grande Sciopero Nazionale Chiede Migliori Condizioni Di Vita E Di Lavoro

Messico: grande sciopero nazionale chiede migliori condizioni di vita e di lavoro

[Fonte: Adital] Il 16 marzo centinaia di lavoratori appartenenti ad organizzazioni sociali, sindacali e politiche hanno partecipato ad un grande sciopero politico nazionale per denunciare le violazioni di diritti costituzionali da parte del governo messicano. Spinti dall’ordine “O loro o noi”, gli scioperanti rivendicano migliori condizioni di lavoro, un salario dignitoso, la riduzione delle imposte, e altre richieste.

Sono state collocate bandiere rosse e nere nelle case, nelle scuole, nei quartieri popolari, nei luoghi di lavoro e nelle comunità agricole per mostrare il rifiuto della popolazione verso le misure governative che hanno lasciato i cittadini in secondo piano.

Durante la convocazione, l’Assemblea Nazionale di Resistenza Popolare (ANRP) aveva ricordato che la mobilitazione è un’importante opportunità per fermare l’operato di coloro che privano il popolo dei suoi diritti. Per questo motivo, avevano chiesto di aderire allo sciopero “in tutti gli angoli della patria affinché si fermi la produzione e la distribuzione di merci, si occupino le terre che sono state sottratte, si scenda nelle strade, si protesti nelle piazze, nelle valli e nelle strade, armati di consapevolezza e fiducia nella lotta”.

Tra le principali rivendicazioni di questa mobilitazione nazionale c’erano la riduzione del peso delle imposte che ricadono sul settore alimentare e dei servizi pubblici; l’elaborazione di un programma nazionale di impiego, alimentazione e case; l’aumento salariale urgente; la soluzione immediata degli scioperi minerari in Cananea, Sonora, Sombrerete, Zacatecase, Taxco e Guerrero;il rispetto della Costituzione e della Legge Federale sul Lavoro; il riconoscimento dell’autonomia sindacale.

Altre richieste riguardano l’offerta di servizio medico universale; la privatizzazione del petrolio, dell’acqua, dei minerali e dell’elettricità; la creazione di programmi che garantiscano la lotta alla povertà e la sovranità alimentare; la soluzione dei problemi di chi è colpito dai cambiamenti climatici; il rispetto dei popoli indigeni, la libertà dei prigionieri politici; le punizioni nei confronti di chi ha violato i diritti umani e il ritorno dell’esercito nei suoi ranghi.

Il grande sciopero nazionale, oltre a lottare per migliori condizioni di vita e di lavoro, ha voluto mettere in evidenza la sfrontatezza del governo di Felipe Calderòn, che insieme alla classe imprenditrice del paese, ha costretto la popolazione a vivere “al limite della sopravvivenza e dello scontro sociale”.

In un comunicato pubblicato sul sito Rebanadas de Realidad, l’Assemblea Nazionale di Resistenza Popolare ha dimostrato la difficile situazione del paese, dove negli ultimi tre anni il numero di poveri è cresciuto a oltre 10 milioni. La popolazione giovane è dimenticata dal governo, dato che circa 8 milioni di giovani hanno bisogno di scuola e opportunità professionali per entrare nel mondo del lavoro. “Il tasso di crescita economica del Messico è il più basso di tutta l’America Latina oltre ad essere il peggiore dell’intera storia moderna” hanno denunciato.

I lavoratori del Distretto Federale si sono mobilitati a partire dalle 7, nel Museo della Tecnologia. Lo sciopero ha riguardato oltre 25 stati messicani. Le attività principali si sono svolte in Cananea e Sonora, e intorno ai 300 centri di lavoro del Sindacato Messicano di Elettricisti.

Traduzione Prisca Baracetti