Martinelli E La Virata A Destra A Panama

Martinelli e la virata a destra a Panama

martinelli panamaLa candidata sconfitta, Balbina Herrera, ha dichiarato che si impegnerà personalmente per favorire l’attuazione del TLC con gli USA. Inoltre ha voluto prendere le distanze dai governi indipendenti della regione, ribadendo la sua fedeltà a Washington. Ha sottolineato la sua volontà di lavorare per garantire il rispetto del CAIR (Calcolo Alterno de Impuesto sobre la Renta), una misura di pressione fiscale voluta dall’attuale governo. La candidata del PRD ha assicurato, inoltre, il suo appoggio ai provvedimenti per la decentralizzazione dei servizi pubblici che apriranno la strada alla privatizzazione dei settori educativo, sanitario e della sicurezza sociale. Non ha presentato nuove proposte sul canale di Panama e neppure in materia di ambiente o sulle questioni di genere. Su cultura e scienza ha prefigurato alcuni elementi di novità che, tuttavia, difficilmente verranno inseriti nel programma di governo del candidato vincitore.

Per rispondere alla domanda se la vittoria elettorale di Martinelli rappresenti o meno una virata a destra nello scenario politico panamense, si può anche prendere in esame la composizione del gruppo che lo accompagnato durante la campagna elettorale e che adesso ambisce a essere parte del nuovo gabinetto presidenziale. La maggior parte dei collaboratori di Martinelli sono imprenditori, con lauree in giurisprudenza e ingegneria, ideologicamente schierati a destra. Alcuni provengono da partiti politici oppure da organi della stampa e dell’informazione. Tra gli imprenditori, molti hanno interessi specifici nel mercato nazionale e anche se tra di loro, apparentemente, non ci sono tecnocrati usciti dalle  scuole “neoliberali” questo non significa che l’ala degli economisti del nuovo governo non sia ben fornita di specialisti ossequiosi del “verbo di Washington”.

Tra i personaggi che, invece, circondano Balbina Herrera figurano i neoliberali e un settore importante che si autodefinisce socialdemocratico. Il PRD è membro dell’Internazionale Socialista ma il suo programma e i suoi affiliati amano definirsi social-liberali. Questo gruppo venne reclutato dal generale Torrijos negli anni ’70 e fusi, in un secondo momento, con il Fronte degli Imprenditori del PRD. I neoliberali si unirono allo schieramento nel corso degli anni ’90 occupando, da allora, settori chiave nei ministeri dell’economia e delle finanze. La presenza di questa forza politica continua a rivestire una certa importanza nello scacchiere politico panamense ed è probabile che Martinelli la utilizzerà per favorire le sue relazioni con gli USA e con gli organismi della finanza mondiale.

Le lezioni di domenica scorsa senza dubbio rappresentano una conferma della tendenza a destra della classe politica panamense  e, più in generale, negli equilibri istituzionali del paese anche se, dal 1994 con il trionfo di Perez Balladares, si sono delineate due diverse correnti nello schieramento della destra. Da un lato, i neoliberali delle file del PRD. Dall’altro, una destra più tradizionale, vincolata al mercato nazionale e legata al Partito Panamenista. Dall’invasione nordamericana (1989), le due correnti si sono alternate al potere. I due programmi di governo (dell’una e dell’altra fazione) in realtà non presentavano grosse differenze negli obiettivi; piuttosto hanno lasciato una pesante impronta di corruzione e caos amministrativo.  La nuova amministrazione di Martinelli – che assumerà il potere il 1 luglio 2009 – si inquadra ideologicamente nella destra tradizionale anche se, sicuramente, il presidente eletto non è  panamenista. Nel 1998 ha creato il Partito del Cambiamento Democratico per sostenere Mireya Moscoso (lider panamenista) nella campagna elettorale che la condusse poi alla presidenza nel 1999. Nel 2004 Martinelli lanciò, infine, la sua propria candidatura ma venne sconfitto clamorosamente.

Il trionfo elettorale della scorsa settimana può essere stato favorito dalla crisi all’interno del Partito Panamenista, aggravata dai cambiamenti dovuti alle ricette neoliberali in economia ( enfasi nell’economia dei servizi, tracollo del mercato interno). Le divisioni hanno finito col far confluire molti panamenisti nella squadra politica di Martinelli. Inoltre il governo del PRD è stato penalizzato dalla mancanza di politiche realmente incisive e coerenti. Oltre a tutto questo, divergenze di rilievo sono emerse, nella direzione del PRD, durante le battute  finali della campagna elettorale.  Martinelli potrebbe presentare differenze importanti rispetto ai precedenti governi del PRD e dei panamenisti in due aree specifiche, anche se sono in pochi a credere che il nuovo presidente compirà molti sforzi in questa direzione. La prima area sarebbe quella amministrativa e gestionale. La seconda quella che attiene alla complicità tra politica e mondo imprenditoriale che ha portato solo a episodi di corruzione e clientelismo. Non ci sono dubbi sul fatto che la linea politica del nuovo governo si prefigga di favorire i settori più ricchi della società.

Maggioranza del 60%

Il risultato elettorale raggiunto da Martinelli ha sorpreso l’intero paese. La candidata dell’opposizione ha ottenuto solo il 37% dei voti. Il Tribunale Elettorale ha fatto sapere che circa il 73% degli aventi diritto al voto si sono recati alle urne, meno che nelle scorse tre elezioni. In totale la vittoria di Martinelli mette in luce tre elementi. Innanzitutto la volontà degli elettori panamensi di “punire” il PRD. In secondo luogo l’apporto del Partito Panamenista che ha ottenuto un consenso finora mai raggiunto e, per finire, il voto dei giovani che hanno votato Martinelli per una mancanza concreta di alternative rispetto al trend politico generale. Sono stati, infatti, soprattutto i giovani a votare per il magnate dei supermercati, vedendo in lui la sola possibilità di un cambiamento reale. La Herrera ha vinto nelle province di Colon e Darien e nelle camarcas indigene. Martinelli nelle province centrali e a Chriquì. In ogni caso è stato nelle zone metropolitane che il neo-eletto ha conseguito la vittoria più schiacciante, sottraendo anche la città di Panama agli avversari del PRD. Il sindaco uscito vincente dalle elezioni è in giudizio presso il Tribunale Elettorale per aver rinunciato nel 1996 alla cittadinanza panamense, il che formalmente gli impedirebbe di rivestire cariche pubbliche.

La vittoria di Martinelli ha prodotto cambiamenti importanti anche nella composizione dell’Assemblea Parlamentare. La coalizione vincitrice, formata dai partiti Panamenista, del Cambiamento Democratico, Unione Patriottica e Molirena garantirà al futuro presidente una tranquilla maggioranza di 41 deputati su un totale di 71. Al PRD andranno 24 deputati e solamente 20 al partito Panamenista.

Martinelli ha convocato un “governo di unità nazionale” che, tuttavia, non avrà urgenza di diventare operativo. Dall’invasione militare nordamericana del 1989 l’Assemblea ha smesso di essere un corpo politico dinamico, quasi completamente alle dipendenze dell’Esecutivo. Martinelli dovrà dimostrare di possedere una qualità che ancora non gli è stata riconosciuta: quella di governare per portare avanti in maniera decisa il suo programma di governo.

di Marco Gandasegui: docente dell’Università di Panama e ricercatore associato presso il centro di Studi Latinoamericani (CELA) Justo Arosemena.

Traduzione di Francesca Casafina