Manifesto In Difesa Del MST

Manifesto in difesa del MST

Di fronte ai tentativi di delegittimazione e di criminalizzazione portati avanti, con determinazione crescente dallle istituzioni pubbliche brasiliane contro il Movimento dei Sem Terra, numerose organizzazioni internazionali hanno firmato e diffuso un Appello in difesa del MST. A Sud ha aderito e firmato il manifesto, che alleghiamo qui di seguito.

Manifesto in difesa dei Sem Terra

“…Si legittimano non per il diritto di proprietà, ma per il lavoro,
in questo mondo in cui il lavoro è in estinzione.
Si legittimano perche fanno la Storia.
Questi uomini e queste donne sono un controsenso
perché restituiscono alla vita un significato che si è perso…”

La costruzione della democrazia in Brasile ha richiesto, in trent’anni, enormi sacrifici da parte dei lavoratori. Dalla ricostruzione delle loro organizzazioni, distrutte da due decenni di repressione e dittatura militare, fino all’invenzione di nuove forme di movimento e di lotta capaci di rispondere alla sfida di affrontare una delle società più disuguali del mondo. Questo ha anche significato mostrare agli eredi della cultura schiavista durata cinque secoli che gli operai e i contadini sono cittadini e attori legittimi non solo della produzione di ricchezza del paese (come è sempre stato) ma anche beneficiari della ripartizione di tale ricchezza.

L’odio dell’elite rurali e urbane tiene d’occhio ogni giorno, senza eccezione,  uno di questi nuovi strumenti  di organizzazione e di lotta, costituito dai lavoratori brasiliani fin dal 1984: il Movimento dei Lavoratori rurali senza Terra (Movimentos dos Trabalhadores rurais sem Terra, MST). E questo movimento paga quotidianamente, con sudore e sangue (come è recentemente successo  nello stato del Rio Grande do Sul), per il suo coraggio di mettere in discussione uno dei pilastri della disuguaglianza sociale del Brasile: il monopolio della terra. Il gesto di issare la bandiera del Movimento in una occupazione di terre si traduce in una semplice frase che suona inammissibile ai signori della terra e dell’agro-industria.  Un paese dove l’1% della popolazione possiede il 46% del territorio,  difeso da recinti, poliziotti e assassini prezzolati, non può essere considerato una Repubblica. E ancora meno, una democrazia.

La Costituzione del 1988 sancisce che i latifondi improduttivi e le terre usate per la coltivazione di materie prime per la produzione di droga devono essere destinate alla Riforma Agraria. Ma, da quando la nuova Carta è entrata in vigore, i vari Governi che si sono succeduti non si sono impegnati nel far rispettare tale norma. Il tentativo del MST di far rispettare questo diritto sancito dalla Costituzione, facendo pressione sulle istituzioni attraverso le occupazioni pacifiche, si somma ad un’altra azione del movimento, parimenti intollerabile al grande capitale rurale o industriale: la lotta giusta e legittima e sul Bilancio Pubblico.

Dalla creazione dell’INCRA (Istituto Nazionale per la Riforma Agraria, 1970), circa un milione di famiglie sono riuscite a stabilirsi in campagna. Più della metà, tra il 2003 e 2008. Per favorire l’attività economica di queste famiglie, per integrarle nel processo produttivo di alimenti e ricchezze nel nuovo ciclo di sviluppo, è necessario partecipare alla lotta quotidiana per i finanziamenti pubblici. Da questo deriva l’odio degli agrari e degli altri capitalisti, abituati da sempre all’accesso esclusivo al credito, ai sussidi e ai condoni periodici dei debiti.

L’impegno del governo di rivedere i criteri di produttività per l’agricoltura brasiliana risponde a una istanza di quattro decenni di lotta di movimenti di contadini. Nel chiedere l’attualizzazione di questi indici essi stanno solo esigendo che si dia seguito a quello che sancisce la Costituzione e che le nuove scoperte scientifiche e tecnologiche degli ultimi 40 anni siano incorporate nei metodi di valutazione della produttività agricola del nostro paese.

È contro questa rivendicazione che il cartello degli agrari del parlamento (Congresso Nacional) reagisce e attacca il MST. A mo’ di vendetta, cercano per l’ennesima volta, di formare una commissione parlamentare di inchiesta contro il Movimento. Sarebbe la terza in cinque anni. Se l’agricoltura brasiliana è tanto moderna e tanto produttiva, come grida il cartello agro-industriale, perché temono così tanto l’attualizzazione di questi indici?

E perché non viene creata una unica commissione per analizzare i finanziamenti pubblici destinati alle organizzazioni dei latifondisti? Uma commissione che si impegnasse a rispondere ad alcune domande molto semplici come, per esempio: cosa è successo in questi quarant’anni nell’agricoltura brasiliana in termini di guadagno della produttività? Quanto fu investito dalla società brasiliana affinchè  una reale rivoluzione “verde” incorporasse le moderne tecnologie e rendesse l’agricoltura brasiliana capace di alimentare il popolo e diventare una grande esportatrice di alimenti? Quanti condoni del debito agricolo furono offerti ai grandi proprietari terrieri?

L’attacco al MST travalica l’ambito della lotta per la riforma agraria. È un attacco  contro le conquiste democratiche ottenute con la costituzione del 1998, come, ad esempio, quella in cui si stabilisce la funzione sociale della proprietà agricola, e contro i diritti necessari per la ricostruzione democratica del nostro paese. È infatti contro questo processo democratico che si ergono i leader dell’agro-industria ed i loro alleati agrari e industriali. E questo è grave. Ed è una minaccia non solo per i contadini e per gli operai, ma per tutta la società. È infatti la ricostruzione democratica del Brasile, che costò sacrifici e vite da parte di molti brasiliani che è ormai sotto scacco. È la ricostruzione democratica del Brasile che sta venendo violentata.

È per questa ragione che oggi riparte un’offensiva  dei settori più conservatori della società contro il MST, nel parlamento, nei mezzi di comunicazione (monopoli in mano alle elite) o nelle lobby di pressione in tutti  i livelli. Si tratta, ancora una volta, di criminalizzare un movimento che si mantiene come una bandiera issata che colpisce la coscienza democratica del paese: la nostra democrazia sarà degna di questo nome quando ingloberà tutti i brasiliani e conferirà loro come cittadini e cittadine il diritto di partecipare alla divisione della ricchezza che essi stessi hanno prodotto, con le loro mani, i loro talenti e il loro amore per la patria che a tutti appartiene.

CONTRO LA CRIMINALIZZAZIONE DEL MOVIMENTO SEM TERRA

PER LA REALIZZAZIONE DELLE NORME COSTITUZIONALI CHE DEFINISCONOLE TERRE DESTINATE ALLA RIFORMA AGRARIA

PER L’ADOZIONE IMMEDIATA DI UNA NUOVA RIFORMA AGRARIA

Brasilia, 21 settembre 2009

 

Traduzione di Alessandro Teruzzi