Libertà Dei Semi è Libertà Dell’uomo

Libertà dei Semi è libertà dell’uomo

semi[di Giovanna Borrelli per A Sud] Qui matre libera est, liber est. E se con mater intendiamo la nostra madre Terra, allora, in base a questa lezione di diritto civile romano, dobbiamo incominciare a valutare la nostra libertà personale in rapporto a quella della terra che ci offre nutrimento.

Proprio in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione che si celebra ogni 16 ottobre, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) quest’anno ha proposto come tema centrale dell’evento i “Sistemi alimentari sostenibili per la sicurezza alimentare e la nutrizione”. Una scelta che pone l’attenzione su due degli aspetti più dibattuti nelle battaglie di politica agricola e diritti umani.

È soprattutto sul tema della sicurezza alimentare che oggi il dibattito si è fatto più acceso.

 

Libertà dei Semi vs Brevetti sui Semi. Le due settimane che hanno preceduto la giornata del 16 ottobre sono state dedicate alla campagna di Azione per la libertà del Seme e del Cibo, di cui è promotrice Vandana Shiva, direttrice e fondatrice di Navdanya International. Con la sua associazione e insieme alla Commissione Internazionale per il Futuro dei Semi e del Cibo ha messo a punto una bozza di quella che dovrebbe essere la nuova legislatura sui Semi. Il principio fondamentale su cui si basa è innanzitutto quello della Libertà dei semi e degli agricoltori contro la brevettabilità delle sementi da parte delle maggiori multinazionali e l’applicazione dei Diritti di proprietà intellettuale.

La questione pone due problemi fondamentali, uno di natura scientifica e uno di ordine etico, strettamente intrecciati tra loro. Brevettando un seme a cui è stato aggiunto un componente indipendente e stabile, per esempio un gene nuovo alla cellula di una pianta, le multinazionali in sostanza non fanno altro che reclamare il loro ruolo di creatore. Il rapporto tra l’agricoltura industriale e l’ingegneria genetica diventa in questo modo strettissimo. Dal punto di vista scientifico, però, un assunto del genere è oggi considerato obsoleto e meccanicistico, poiché la variazione genetica nell’evoluzione e la plasticità intesa come capacità degli organismi di adattamento alle condizioni ambientali, sono alla base della vita. In secondo luogo, con la concessione del brevetto, un diritto esclusivo concesso per una invenzione, su un seme si permette al titolare di escludere tutti gli altri (contadini) dalla vendita, dalla distribuzione e dall’utilizzo del prodotto.

Da circa 20 anni le grandi multinazionali delle sementi sono riuscite ad ottenere la registrazione di Brevetti sui Semi, grazie all’introduzione di Diritti di Proprietà Intellettuale legati al Commercio (TRIPs), nell’Accordo dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO). Alla base delle richieste di brevetto ci sarebbe la presunta volontà di mettere a disposizione degli agricoltori semi con caratteristiche ideali di resistenza agli agenti atmosferici e all’evoluzione naturale.

È l’articolo 27.3 (b) dell’accordo TRIPs che prevede la brevettabilità sulle forme di vita. Sulla clausola è prevista una revisione dal 1999, ma l’azione delle multinazionali sul WTO è riuscita a bloccarla fino ad oggi. Le forti perplessità su questo punto dell’Accordo espresse  dal governo indiano e dal gruppo africano, e il fatto che la Commissione britannica sui Diritti di Proprietà intellettuale abbia esplicitamente consigliato ai paesi in via di sviluppo di proibire completamente i brevetti su piante e semi, non hanno comunque impedito alla Commissione Europea di approvare la nuova proposta di legge sementiera il 6 maggio di quest’anno che segue il diritto di brevettabilità già legalizzato dal TRIPs. Come ultima novità in ambito di sicurezza, in molti paesi per registrare le varietà è stato introdotto il test per il DUS. Questo nuovo criterio di valutazione si basa su tre principi fondamentali: distinzione, per cui ogni varietà deve avere almeno una caratteristica diversa da tutte le altre varietà registrate; uniformità, per cui tutte le piante di uno stesso lotto di semi devono essere uguali; stabilità, che stabilisce l’immutabilità della varietà attraverso le generazioni di piante successive.

 

Le conseguenze del monopolio sui semi. L’introduzione dei brevetti ha come conseguenza più drammatica l’introduzione del reato di biopirateria: la pratica antichissima messa a punto da millenni di selezione contadina per la trasmissione e per l’evoluzione delle varietà, praticata attraverso lo scambio e la conservazione dei semi, è definita oggi a tutti gli effetti un furto, un crimine contro la proprietà intellettuale. I contadini che conservino dal raccolto precedente semi di proprietà di multinazionali e li riutilizzino in un raccolto successivo sono costretti a pagare royalties a chi ne detiene il brevetto.

La soluzione più scontata a questo problema, quella di non acquistare sementi dalle multinazionali, purtroppo non è così facile da attuare. Durante la cosiddetta Rivoluzione Verde, l’autoproduzione dei semi da parte degli agricoltori è stata trascurata a vantaggio di una grandissima diffusione di semi OGM che dovevano servire a garantire maggiore resa e quindi quantità di cibo per contrastare il problema della fame nel mondo. A causa di questa pratica, nel XX secolo per molte delle colture principali il 90% delle varietà disponibili è andato perduto. Questa erosione genetica favorita dalla diffusione di grandi coltivazioni di monocolture, ha pericolosamente ridotto la biodiversità e ha aumentato la vulnerabilità delle colture, agricole ai cambiamenti climatici, a nuovi parassiti e malattie.

 

Il problema della fame nel mondo. L’introduzione degli OGM ha letteralmente contaminato e compromesso le colture tradizionali e reso dipendenti i contadini dalle multinazionali dei semi. Eppure, nonostante i buoni propositi della Rivoluzione verde, il numero di persone che soffrono la fame ha raggiunto il picco di 1 miliardo di persone, mentre è stimato a 2 miliardi il numero di chi  soffre di malattie legate alla denutrizione: sono cifre mai raggiunte nella storia dell’Umanità. Secondo la FAO c’è cibo sufficiente per alimentare fino al 70% in più di popolazione. Quello che manca è la possibilità di accedervi.

Le proposte esposte nel testo della Legge dei Semi basate sul Rapporto Globale dei Cittadini sono pensate per promuovere una selezione vegetale che coinvolga gli agricoltori in tutti gli stadi del processo e non solo quello finale di prova dei prodotti della ricerca scientifica. Il modello è quello della Selezione Vegetale Partecipata (PPB) e presuppone dunque che, prima di tutto, le “prove sul campo” siano effettuate sui campi coltivati invece che in laboratorio. Questo tipo di soluzione tiene anche in considerazione che il 75% della popolazione che soffre la fame vive in aree rurali, per cui la produzione alimentare in situ può rivelarsi la soluzione più efficace e duratura al problema dell’accesso agli alimenti. Gli effetti positivi di questa pratica sono stati registrati in paesi come Tunisia, Marocco, Giordania, Egitto, Eritrea, Algeria, Yemen, Iran e Etiopia, dove la scienza moderna si è avvantaggiata della conoscenza locale, indigena.

Ma anche i metodi di selezione tradizionale rischiano di finire nelle mani delle multinazionali. La Monsanto, la Syngenta e la Dupont stanno brevettando piante e semi derivati da selezioni tradizionali di colture.

 

La situazione italiana. Il tema della Libertà dei Semi in Italia non è ancora oggetto di un vero è proprio dibattito pubblico e politico, ma le istanze proposte dall’iniziativa internazionale sono state accolte da alcune comunità contadine locali e dai movimenti contadini che praticano modelli di agricoltura e selezione vegetali tradizionali. Sono le realtà degli Orti Urbani e dei terreni recuperati nell’agro romano, tra cui è stata premiata proprio da Vandana Shiva il 9 ottobre la cooperativa Co.r.ag.gio col premio Real Food Heroes; le iniziative di protezione della biodiversità in Emilia Romagna e la campagna Genuino Clandestino che promuove la libera lavorazione dei prodotti dei contadini e la rigenerazione e lo scambio di sementi tradizionali; e ancora la Banca del Germoplasma di Bari e la legge regionale in Toscana che vieta la coltivazione di OGM.

Queste esperienze, seppure significative e paradigmatiche, rappresentano un numero ancora troppo limitato nel panorama nazionale italiano. Dagli anni ‘70, la Superficie Agricola Utilizzata (SAU) italiana è diminuita del 28%. Tra il 1971 e il 2010, infatti, la SAU si è ridotta di 5 milioni di ettari (da quasi 18 milioni di ettari a poco meno di 13) a causa della cementificazione generalizzata e dell’abbandono di vaste aree lasciate preda di vegetazione spontanea o di processi di desertificazione. Sulla spinta degli scenari internazionali prospettati, di riconversione ad un modello più sostenibile, l’Italia dovrà garantire la tutela del comparto agricolo, in modo da ribilanciare il deficit di suolo agricolo.

 

Sul piano internazionale l’attenzione invece è tutta concentrata sull’aspetto legislativo della questione. Garantire il libero accesso ai semi, fonte di vita, significa porre un altro assunto fondamentale in materia di Diritti Umani. Implica la tutela del diritto alla vita che è insieme tutela della Terra e di tutti gli organismi che la popolano.