L’enorme Abisso Tra Scienza Climatica E Negoziazioni Sul Clima

L’enorme abisso tra scienza climatica e negoziazioni sul clima

La distanza che esiste tra la scienza climatica e le negoziazioni sul clima è stata drammaticamente illustrata nella riunione sul clima dell’ONU di Bonn. Mentre gli scienziati ci dicono che è necessario ridurre le emissioni di gas ad effetto inquinante, i governi stabiliscono obiettivi di riduzione talmente bassi che hanno favorito un cambiamento climatico incontrollato.
In un evento organizzato dall’Istituto di Postdam sull’Investigazione dell’Impatto Climatico, gli scienziati hanno realizzato una serie di presentazioni dal titolo “Le emissioni e l’obiettivo di abbassarle di 2° – riusciranno le proposte attuali?”.. Katje Frieler, dell’Istituto Postdam, ha sottolineato il fatto che più di 100 paesi stanno perseguendo l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale di circa 2°.. “Di quanto bisognerebbe ridurre le emissioni per poter raggiungere un simile obiettivo?”, chiede. I grafici che ha mostrato indicano la soluzione. Se le emissioni continueranno ad essere al livello tenuto sino ad ora, l’aumento di temperatura oscillerà tra il 3° e gli 8° nel 2100. la cifra più importante è di un bilione di tonnellate di CO2. Questa è la quantità totale di emissioni che potremmo produrre tra il 2000 ed il 2050 affinchè la probabilità di eccedere i 2° non passi il 25%. La brutta notizia è che negli ultimi nove anni abbiamo già emesso un terzo della cifra.


Joeri Rogelj ha dimostrato che la situazione in realtà è ancora peggiore. Seguendo gli obiettivi di riduzione delle emissioni che i paesi stanno fissando negli ultimi anni, “eccederemo sicuramente i 2°”, con concentrazioni medie di CO2 di più di 700 parti per milione prevista per il 2100.

 
Secondo Bill Hare, dell’Istituto Postdam e di Climate Analytics, “tra il 2009 ed il 2050 potremo incendiare meno di un quarto delle riserve di combustibili fossili disponibili ed economicamente recuperabili”.

Come sostenuto da George Monbiot, “La prova del compromesso di tutti i governi per contenere la crisi climatica è questa: se sono disposti ad imporre un limite all’uso delle riserve di combustibili fossili già scoperte ed una moratoria permanente per l’apertura di nuove riserve, benne. Se non lo sono, gli impegni sono tutte parole”.

L’urgenza rivelata dalle presentazioni dell’Istituto di Postdam non hanno avuto alcuna ripercussione nei negoziati di Bonn. Nessuna delegazione governative presenti ha parlato di imporre limiti all’uso di combustibili fossili. Il Gruppo di Lavoro ad hoc sull’azione di cooperazione a largo raggio della Convenzione è terminato con la presentazione di un progetto di negoziato di 200 pagine, quattro volte più ampio di quello redatto prima della riunione. Il Gruppo di Lavoro ad hoc del Protocollo di Kyoto non riuscì ad ottenere nessun accordo sugli obiettivi di riduzione delle emissioni oltre il 2012. Semplicemente parole.

Dobbiamo anche bloccare la deforestazione. Però a Bonn non si sono verificati grandi progressi nelle discussioni sulla riduzione delle emissioni per la deforestazione e la degradazione forestale (REDD).

Durante una riunione del AWGLCA sul REDD che ha avuto luogo la secondo settimana di dibattiti, tutti parlano della REDD come se nessuno prima avesse trattato il tema. Altre discussioni del AWGLCA sono state particolarmente complesse, riferendosi anche al commercio di carbonio, alle compensazioni, eccetera, nonostante però non sia stato raggiunto alcun accordo.

Altre organizzazioni come The Nature Conservancy (TNC) portano avanti le proprie versioni di REDD. Durante un evento parallelo a Bonn, Sarene Marshall del TNC ha descritto il Programma Pilota REDD di Berau, che copre un’area di 2,2 milioni di ettari nel Kalimantan orientale. Di detta superficie verranno disboscati 780.000 ettari. Come ci ha assicurato la presentazione di Marshall, si tratterà di un “disboscamento certificato di basso impatto”. Il progetto “venderà crediti per riduzioni a compratori volontari del mercato di carbonio”.

I problemi seri sono due. In primo luogo, il disboscamento produrrà grandi quantità di emissioni. Comparare queste emissioni con quelle prodotte da un disboscamento molto più distruttivo corrisponde a frode. Una nuova relazione di Global Witness, “Interessi creati .. Il disboscamento industriale ed il carbonio nelle selve tropicali”, documenta come il disboscamento a basso impatto “uccide tra i 5 ed i 10 alberi, liberando tre le 10 e le 80 tonnellate di carbonio per ettaro”. Lo sfruttamento rende i boschi più vulnerabili ad una maggiore deforestazione ed agli incendi. “Durante El Nino a fine anni ’90, il 60% dei boschi sfruttati del Borneo sono andati in fumo, contro il 6% dei boschi primari”, informa Global Witness..

Il secondo problema consiste nella necessità di ridurre le emissioni per il combustibile fossile tanto quanto per la deforestazione, specialmente il disboscamento su scala industriale dei boschi primari. Non possiamo compensare una cosa con l’altra. “In pratica, la compensazione delle emissioni di carbonio sta producendo un effetto disastroso sulle possibilità di evitare un cambiamento climatico disastroso” scrive Amigos de la Tierra in un nuovo rapporto sul sistema delle compensazioni. “Le compensazioni non devono essere ampliate a Copenhagen. I nuovi meccanismi di compensazione proposti non devono essere inclusi nei negoziati, e bisogna eliminare i meccanismi di compensazione esistenti”.

La diapositiva più toccante della presentazione di Sarene Marshalle sul progetto di Berau si intitola “REDD Berau – Struttura della Fase 1” e riguarda i trasferimenti di denaro. Una freccia con tre simboli di dollaro va dai “Provveditori di Fondi” alle “Concessioni di Legno”. Si creerà un fondo fidecommisso ed un’unità di direzione del progetto. Alle parole “Attività REDD” corrispondono tre riquadri chiamati “Concessioni di legname”, “Palme da olio” e “Boschi protetti”. Sotto, la parola “Compensazioni”. Un riquadro include le parole “Governo locale, Governo nazionale, Società civile, ecc.” ed altri due recano scritto “Governo” e “Comunità”. Nessuno pare aver fatto investimenti sulla supervisione dei flussi di denaro, così come in molte altre attività. La diapositiva di Marshall mostra l’infrastruttura politica e finanziaria che ha intenzione di stabilirà il TNC, una ONG con sede negli USA che, a mio parere, non è stata eletta per governare questa zona di Kalimantan. Questa non è democrazia, ma carbocrazia.

Chris Lang