L’Ecuador Approva Gli Scavi Petroliferi Nel Parco Dello Yasuni, All’interno Della Foresta Amazzonica: La Colpa è Di Correa.

L’Ecuador approva gli scavi petroliferi nel Parco dello Yasuni, all’interno della foresta amazzonica: la colpa è di Correa.

no toquen el Yasuni[Su cdca.it]Joan Martinez-Alier, docente di Economia e Storia dell’Economia presso l’Università Autonoma di Barcellona e forte sostenitore di un’economia ecologica, commenta la decisione di Raphael Correa sullo Yasuni.

 

 

 

 

Quito (Flasco), 16 agosto 2013. Come previsto dal febbraio 2013, quando il presidente Correa vinceva le elezioni in Ecuador, e anche prima visti i suoi precedenti, a partire dal 2009, di boicottaggio interno dell’iniziativa Yasuni ITT, sono stati annunciati scavi nei campi ITT (Ishpingo, Tambococha, Tiputini) all’interno del Parco Nazionale dello Yasuni in Ecuador. L’estrazione di petrolio nel Parco è già avviata nei blocchi 16 e 31. ITT sono gli ultimi baluardi a cadere (ora dipenderà dalla reazione popolare in Ecuador e nel mondo).

 

Il 15 agosto Correa ha incolpato il resto del globo poiché non fornisce fondi pari a 3.6 miliardi di dollari in 12 anni (e quindi circa un miliardo per i primi 3 anni) da quando il Fondo Fiduciario è stato aperto sotto l’egida dell’UNDP il 3 agosto 2010. Certamente alcuni stranieri (soprattutto il ministro della cooperazione tedesco Dirk Niebel) hanno parte della colpa. La Norvegia e il suo Fondo petrolifero (che nuota nel denaro derivante dal greggio) hanno rifiutato di collaborare.

 

La proposta prevedeva per l’Ecuador la rinuncia all’estrazione di circa 850 milioni di barili di petrolio (circa 9 giorni di estrazione mondiale), la tutela di una biodiversità ineguagliabile, la garanzia dei diritti delle popolazioni indigene locali e evitava emissioni di carbone pari a circa 410 milioni di tonnellate di CO2. L’Ecuador chiedeva circa la metà delle rendite previste, pari a 7 miliardi di dollari statunitensi al valore attuale. Quindi erano previsti 3.6 miliardi di dollari USA quale contributo esterno, secondo i principi di responsabilità comune. Ad oggi i soldi raccolti ammontano, nei fatti, a solo alcune decine di milioni di dollari, a cui si aggiungono le promesse di circa 300 milioni, che non sono male.

 

Correa ha detto ieri a Quito, “abbiamo atteso abbastanza”, “il mondo ci ha fatto fallire”, “abbiamo bisogno del petrolio per combattere la povertà”, “non sarà procurato alcun danno all’ambiente”, “il greggio nell’ITT vale quasi 20 miliardi di dollari al valore attuale”, e qualche altra menzogna. Ha messo da parte l’art. 71 della Costituzione dell’Ecuador del 2008 che attribuisce diritti alla natura. Nei fatti, Correa ha fatto fallire il mondo.

 

E’ risaputo che allo stesso Correa non era mai piaciuta la proposta, che veniva da gruppi ambientali come Acción Ecológica e altri in Ecuador e da Alberto Acosta, quando, nel 2007, era ministro per l’energia e le miniere. E’ vero che Correa si è espresso, a volte, a favore dell’Iniziativa Yasuni ITT. Tuttavia, nella pratica, ha boicottato la firma di una lettera di intenti (MoU) per il Fondo fiduciario con l’UNDP nel dicembre 2009, non andò di persona alla COP a Copenhagen dove questa firma doveva avvenire di fronte alla stampa mondiale, costringendo in seguito alle dimissioni la squadra competente dell’Ecuador (Roque Sevilla, Yolanda Kakabadse) e il suo ministro degli Esteri, l’economista dell’ecologia Fander Falconi. Più avanti, nell’agosto del 2010, quando il Fondo fiduciario era finalmente pronto, non si presentò alla firma dell’accordo con l’UNDP a Quito, ma mandò il suo vicepresidente.

 

Nel frattempo, dal 2010, lievi tentativi per ottenere fondi dall’estero erano stati intrapresi da un gruppo di minore competenza a Quito, mentre preparativi in situ per degli scavi a Tiputini erano sempre più ovvi agli occhi di tutti. Ora, la sola speranza che rimane è la reazione della popolazione dell’Ecuador. Lo Yasuni ITT ha goduto di grande popolarità nel Paese. Fander Falconi, che era rientrato a far parte del governo nel 2011, si è dimesso di nuovo. Rimane da vedere se ci saranno altre dimissioni da ministri di Alianza PAIS, il partito di Correa.

 

Sappiamo che la concentrazione di CO2 nel mondo sta raggiungendo 401 ppm, che nulla o troppo poco è stato fatto dai poteri politici ed economici mondiali contro il cambiamento climatico, che l’Amazzonia è vittima costante di deforestazione lungo tutte le frontiere in Brasile, Bolivia, Perù, Ecuador, Colombia, Venezuela… L’Amazzonia è uno dei peggiori posti al mondo per scavare alla ricerca di petrolio. Le vite delle popolazioni indigene sono in pericolo. Il greggio dell’ITT è di cattiva qualità, pesante e produrrà un inquinamento terribile sul posto mentre, quando bruciato nei paesi importatori, produrrà sicuramente CO2.

 

Fonte: diagonalperiodico.net