L’Argentina Festeggia Il Che

L’Argentina festeggia il Che

cheguevaraL’evento si è svolto il 12-13-14 e 15 Giugno, durante il quale il popolo argentino ha voluto dare memoria all’“argentinidad” del Che, che è sempre stata sottovalutata sia per ragioni politiche che d’informazione.

 

Ancora oggi, sebbene le bandiere con la sua immagine vengano sventolate in tutte le mobilitazioni popolari del mondo, sono molti a stupirsi scoprendo che Che Guevara è nato in Argentina.
Forse perché non si riesce a sradicarlo da quel gruppo di uomini che entrarono all’Avana portando in mano una Rivoluzione che nonostante tutto ancora resiste, è li, con tutti i suoi progetti compiuti; con uno stato sociale basato sull’uguaglianza che si può conseguire solo attraverso il socialismo.
Ai festeggiamenti in onore del Che, si sono riuniti organizzazioni politiche, sociali e 3000 giovani latinoamericani delle FJC, (Federaciones Juveniles Comunista), alloggiati in un campus allestito appositamente.
Quattro giornate d’inteso lavoro rivoluzionario, come quello delle commissioni di solidarietà con Cuba, impostato prevalentemente a cercare di sensibilizzare l`opinione pubblica sulla liberazione dei 5 e l’immediata sospensione dell’embargo economico, imposto dagli americani.
Non sono mancate però, le polemiche contro gli organizzatori. Qualcuno ha contestato il fatto che Guevara non avrebbe fatto nulla per l’ Argentina ed altri, forse giustamente, che mai avrebbe approvato di essere osannato con una statua.
Chi conosce l’eredità politica del Che, può rispondere che tanto ha lasciato all’umanità, e che avrebbe apprezzato molto lo sforzo del suo popolo.
L’ atto della inagurazione è stato emblematico. Alla presenza dei suoi quattro figli, il suo amico del cuore Don Alberto Granado, due mogli dei 5, i rappresentanti dei governi argentino e cubano, Adolfo Perez Esquivel, premio Nobel per la Pace, e la grande folla di circa cento mila persone, sono arrivate da tutti gli angoli dell’America Latina. Nonostante questo la cerimonia è stata oscurata dagli organi di stampa nazionali e internazionali.
L’ immagine in bronzo del Che, è stata posizionata come se guardasse l’ immenso fiume Paranà, in un momento politico molto difficile per l’ Argentina: durante il conflitto con “el campo”, che in realtà non significa “campesinos”.
Tre mesi consecutivi di lotta tra il governo di Cristina Kichner e i componenti della “Sociedad Rural”, che rappresentano da sempre la grande oligarchia dei proprietari terrieri e che in tutto questo periodo hanno presidiato le autostrade, impedendo la circolazione di ogni mezzo di trasporto, portando il Paese al caos per la mancanza di viveri e combustibile.
La causa delle proteste, sono dovute alla decisione del governo di regolamentare le ritenute fiscali, soprattutto sui favolosi guadagni della coltivazione della Soia, che sta trasformando l’Argentina in un Paese di monocoltivazioni.
Una misura del governo, per una migliore distribuzione della ricchezza, ma i ricchi non ci stanno…
Adolfo Perez Esquivel, ha aperto così il suo intervento: “L’Argentina è un paese che produce cibo per quattrocento milioni di persone. La sua popolazione arriva a quaranta milioni, mentre ancora oggi dieci milioni soffrono la denutrizione e venticinque al giorno sono i bambini che muoiono di malattie causate dalla fame.”

 

Probabilmente quelli che hanno approvato e lavorato duramente per collocare la fredda statua del Che, saranno coloro che lotteranno per
far si che i dati che ho appena trascritto, si trasformino positivamente il più presto possibile.
Combatteranno per quello che dall’inizio dei tempi non cambia, riprendendo in mano parole e concetti che non si usano più: “La lotta di classe”.
Inès Cainer