«Antisemiti»: L’Italia Diserta Il Vertice Onu Sul Razzismo

«Antisemiti»: l’Italia diserta il vertice Onu sul razzismo

onu razzismoSi rallegra Andy David, portavoce del ministero degli esteri di Tel Aviv perché l’Italia «si è resa conto che da questa conferenza nulla di positivo potrà emergere». Dalla stessa Italia i toni sono, come d’abitudine, più forti. Margherita Boniver, deputata del Pdl parla di Durban I come di «un’esperienza deleteria», da cui si era già capito l’intenzione di paesi come Libia e Iran di trasformare la conferenza in un grande palcoscenico, «teatro di un’orgia di antisemitismo ed anti-occidentalismo». Secondo Gianni Vernetti, Pd ed ex sottosegretario agli esteri, il governo ha fatto bene perché «è inaccettabile avallare i lavori di un organismo come Durban II che, come già nel passato, produce testi contenenti frasi antisioniste e aggressive nei confronti di Israele».

Secondo Frattini anche Danimarca, Francia, Olanda e Belgio sarebbero sul punto di non andare a Ginevra. Al riguardo il premier francese Francois Fillon ha detto che la Francia «non accetterà che lo Stato d’Israele sia stigmatizzato, che la sua politica venga calunniata, e se necessario si ritirerà».

Andando sul concreto, la bozza in studio a Ginevra, secondo quanto anticipato dal quotidiano Ha’aretz, parla della politica di Israele nei Territori occupati come di «una violazione dei diritti umani internazionali, un crimine contro l’umanità e una forma contemporanea di apartheid». Il testo esprime inoltre «profonda preoccupazione per le discriminazioni razziali compiute da Israele contro i palestinesi e i cittadini siriani nel Golan occupato». Tel Aviv viene infine accusata anche di «tortura, blocco economico, gravi restrizioni di movimento e chiusura arbitraria dei territori» e indicata come «una minaccia per la pace internazionale e la sicurezza» (cosa che peraltro risultava anche da un Eurobarometro del 2003).

Secondo Washington, che ha lanciato il boicottaggio, il testo «non è più recuperabile» mentre la Conferenza potrebbe servire da piattaforma alle nazioni arabe e musulmane, in particolare a Iran, Siria e Libia, per attaccare Israele. Ora anche l’Italia si accoda, anche se Frattini non chiude tutte le porte, annunciando che se le frasi incriminate verranno cambiate, il governo potrebbe ripensarci.
In sostanza la partita non è chiusa, anche se rimane tutta in salita. Da un lato Washington e soci accusano i paesi arabi di manipolare il testo, dall’altro i paesi arabi insistono per inserire parole che alla luce degli attacchi a Gaza trovano un nuovo riscontro, almeno parziale, nel passato recente. E i toni rischiano di farsi più aspri, invece che ammorbidirsi. Gli organizzatori della marcia della vita del 21 aprile, che annualmente giunge fino alle porte del campo di Auschwitz, hanno invitato la comunità internazionale a boicottare la Conferenza di Ginevra, trasformando il no a Durban II, che inizia lo stesso giorno, in uno degli slogan della manifestazione di quest’anno.

Insomma, vista la situazione sarà dura per l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti dell’uomo Navi Pillay riuscire ad avere il tutto esaurito a Ginevra. Pillay ha lanciato un appello, ricordando ai governi che la Conferenza «offre la piattaforma e il quadro più ampio per combattere l’intolleranza e il razzismo nelle loro numerose forme». E pur riconoscendo che «l’eredità della conferenza di Durban I è stata rovinata dal comportamento antisemita di alcune ong», Pillay punta il dito contro la «campagna sprezzante di coloro che temono una ripetizione delle manifestazioni di antisemitismo». Un’accusa, conclude questa ex giudice sudafricana, «ingiustificata», mentre il boicottaggio avrebbe degli effetti molto negativi sull’insieme dei meccanismi internazionali di tutela dei diritti umani. Il governo italiano ha sette settimane per pensarci.

di Alberto D’Argenzio – da BRUXELLES

su Il Manifesto del 06.03.09