L’altro 8 Marzo. Donne In Difesa Dell’ambiente

L’altro 8 marzo. Donne in difesa dell’ambiente

di Marica Di Pierri su Il Manifesto, il 8 marzo 2014

Premio donne, pace, ambiente Wangari Maathai. Sono sempre di più le comunità territoriali coinvolte, da nord al sud del paese, in conflitti ambientali contro impianti contaminanti, discariche, mega progetti infrastrutturali dalla dubbia utilità e sostenibilità. Allo stesso modo, sempre più diffuso e incisivo è il ruolo delle donne nelle lotte in difesa del territorio, dell’ambiente, della salute, dei diritti, della partecipazione. Una geografia dell’ingiustizia ambientale, che al contempo disegna i contorni di una capillare mappa di resistenze e speranza.

Con l’obiettivo di dare visibilità e sostegno a questo impegno al femminile si è celebrata giovedì scorso a Roma la cerimonia di consegna del Premio Donne Pace Ambiente Wangari Maathai, giunto alla 3° edizione.

Un premio istituito dall’Associazione A Sud in collaborazione con la Casa Internazionale delle Donne e con il sostegno della Commissione delle Elette del Comune di Roma , che ogni anno dal 2012, in corrispondenza delle celebrazioni dell’8 marzo, assegna un riconoscimento a 4 battaglie territoriali e ad altrettanti gruppi di attiviste. Quattro le categorie previste: Aria, Fuoco, Acqua e Terra, come i quattro elementi naturali, a simboleggiare i beni comuni al centro dei percorsi di difesa e di riappropriazione il cui racconto è cuore pulsante dell’iniziativa.

Quest’anno, il parterre delle premiate ha tenuto assieme lotte diverse tra loro ma unite da un robusto filo rosso.

Dal premio Aria, assegnato alle donne del Movimento Passeggino Rosso di Brindisi, in lotta contro la straordinaria concentrazione di fattori inquinanti che minacciano in primo luogo la salute di donne e bambini, alle Donne Campane protagoniste della stagione di mobilitazione contro il Biocidio che lo scorso 16 novembre ha portato in piazza a Napoli 150mila persone, vincitrici del premio Fuoco. Difficilissimo individuare un’unica realtà cui consegnare il riconoscimento, dalla Campania sono stati quattro i comitati a ricevere il premio: dal presidio antidiscarica di Chiaiano (impegnato in questi giorni in contro l’apertura di un secondo sito di smaltimento, proposto nonostante i 17 arresti compiuti nei giorni scorsi per la gestione della discarica del 2008); al Comitato No Inceneritore di Giugliano, secondo mercato ortofrutticolo d’Italia già devastato dalla compresenza di discariche e di 6 milioni di tonnellate di eco balle stoccate a Taverna del Re, a cui si unisce il progetto per un nuovo impianto di incenerimento; dal Comitato donne 29 aprile di Acerra sorto in seguito alla repressione della grande manifestazione del 2004, alle mamme degli Angeli Guerrieri, unite dal dramma della perdita dei propri bambini, che fecero scalpore inviando 150.000 cartoline al capo dello Stato e al Papa per denunciare le responsabilità della devastazione ambientale.

E ancora, le donne marocchine del presidio Braccianti di Castelnuovo Scrivia, in Piemonte, vincitrici del premio Terra e protagoniste nel 2012 di 74 giorni di sciopero contro le agromafie e le disumane condizioni di lavoro imposte dall’azienda agricola Lazzaro e di una azione legale per riduzione in schiavitù.

Infine, il premio Acqua alle attiviste del Coordinamento Regionale Acqua Pubblica del Lazio, da 10 anni al lavoro per una gestione pubblica e partecipata del servizio idrico, il cui progetto di legge regionale di iniziativa popolare (sostenuto da 40 comuni e 37.000 firme) sarà discusso in Consiglio Regionale proprio la prossima settimana.

Un premio speciale per il Giornalismo ambientale è stato quest’anno dedicato a Carla Ravaioli, giornalista e saggista scomparsa di recente, la cui vita è stata fino all’ultimo testimonianza di infaticabile impegno. A ricevere il premio, Marinella Correggia, scrittrice, giornalista e ecopacifista, che ha ribadito il ruolo nevralgico dell’informazione sulle questioni ambientali, delegata principalmente nell’attuale sistema informativo al lavoro di campo dei comitati.

Prossimo passo: organizzare prima dell’autunno un appuntamento nazionale a Roma per mettere a sistema il portato delle esperienze di rivendicazione territoriale al femminile, individuando concreti strumenti di tutela da spingere a livello istituzionale. Creare focus sugli impatti sanitari della contaminazione su donne e bambini, unificare le lotte, promuovere e riconoscere il ruolo delle donne nella tutela di ambiente e salute sono solo alcuni degli obiettivi di questo ragionamento non più rimandabile.