La Svolta In Uruguay. Dall’acqua Pubblica Al Presidente Tupamaro

La svolta in Uruguay. Dall’acqua pubblica al presidente Tupamaro

Conferma importante per il Frente Amplio. Con la vittoria di Pepe Mujica, ex guerrigliero Tupamaro eletto presidente si consolida il nuovo corso dell’Uruguay. Pesante la sconfitta per il candidato delle destre Lacalle.

 
Pepe Mujica ce l’ha fatta: dal prossimo primo marzo assumerà ufficialmente l’incarico come presidente dell’Uruguay. E’ stata una vittoria non così scontata come in molti l’hanno descritta.
 
Già al primo turno l’ex guerrigliero tupamaro, già ministro dell’Agricoltura con Tabaré Vázquez, aveva i favori del pronostico, ma si era fermato al 48% dei consensi. Lo sfidante Lacalle incuteva un certo timore, vanificato solo dai sondaggi dell’ultima settimana che lo davano ampiamente dietro a Mujica: al secondo turno era certo di contare sull’appoggio non trascurabile dell’elettorato di Pedro Bordaberry, figlio del dittatore Juan Maria che aveva aperto le porte alla stagione tragica dei regimi militari nel Cono Sur.
 
Sarebbe bastato il sostegno impresentabile di Pedro Bordaberry a Lacalle, che pure durante i suoi 5 anni di presidenza dal 1990 al 1995 aveva distrutto lo stato sociale e privatizzato tutti i servizi pubblici, a spingere la popolazione a votare per Pepe Mujica.
 
L’ex-tupamaro ha potuto contare sia sull’alto gradimento di cui ha goduto il presidente uscente Tabaré Vázquez (stimato intorno al 71%), sia sulla rispettabilità, coerenza e onestà intellettuale del suo percorso politico. Dopo aver contribuito a fondare il Movimiento de Liberación Nacional Tupamaros (Mln-T) ed aver trascorso molti anni in prigione per aver combattuto contro una delle più feroci dittature del continente, Mujica nel 1989 è entrato nella coalizione del Frente Amplio, quella che ha portato il centro-sinistra per la prima al governo del paese nel 2005. Inoltre, Mujica ha svolto un ruolo di primo piano nella nascita del Movimiento de Partecipación Popular (Mpp), la corrente di sinistra del Frente che ha accolto gli stessi tupamaros una volta ratificata la scelta di deporre le armi.
 
Mujica ha promesso di impegnarsi per ridurre la povertà, tema su cui aveva già lavorato con un certo successo il governo uscente di Vázquez, e nel suo primo discorso di fronte ai sostenitori frenteamplistas si è rivolto con garbo all’opposizione dicendo loro che non esistono né vincitori né vinti per il bene del paese: una sorta di invito all’unità e al rispetto reciproco in un paese piccolo ma che porta ancora le ferite delle sparizioni forzate e del Plan Condor.
 
Secondo molti Mujica si iscriverà in quell’asse social-liberale di cui Brasile, Argentina e Cile sono  al momento  principali esponenti, ma aldilà delle affinità o delle divergenze che potrebbe avere il neopresidente con l’asse moderato o con quello bolivariano (e su cui ha insistito molto la stampa, soprattutto quella di casa nostra), il suo successo e quello del Frente Amplio (che già ad ottobre aveva fatto il pieno di voti in entrambe le Camere) dimostra il rifiuto dei cittadini uruguayani verso il modello di Lacalle e più in generale del modo di fare politica di blancos e colorados. Le politiche neoliberali, ad esempio il tentativo di privatizzare i servizi idrici, del resto erano già state rifiutate dalla cittadinanza durante lo straordinario referendum del 2004, quando l’acqua era stato inserita nella Costituzione come diritto umano inalienabile e fondamentale.
Note:

David Lifodi per Peacelink