La ‘Revolución Ciudadana’ In Ecuador. La Sinistra Di Fronte Alle Elezioni

La ‘Revolución Ciudadana’ in Ecuador. La sinistra di fronte alle elezioni

correa ecuadorRafael Correa è riuscito a colmare un vuoto di rappresentanza particolarmente grave a radice del costante allontanamento della cittadinanza dalla politica istituzionale e dalle pratiche pubblicamente torbide di questa, però soprattutto di fronte all’incapacità della sinistra ecuadoriana di formulare una proposta egemonica, segnale di una palpabile mancanza di innovazione ideologica, di inserimento nel cuore degli sfruttati del paese e di un leader carismatico. La ‘notte neoliberale’ non aveva attenuato interamente la resistenza del popolo ecuadoriano e le sue aspirazioni di cambio come è successo invece in Europa, ma aveva sì debilitato le rappresentazioni sindacali e partitiche più classiche e combattive, menomando in tal mondo la legittimità della sinistra con ambizioni trasformatrici, processo mondiale che in molti posti non si è ancora invertito. La risoluzione favorevole di questo impasse, catalizzata dall’apparizione di un leader fortemente carismatico che ha approfittato di una sequela di eventi quasi fortuita, è stata coadiuvata di diversi fattori di somma rilevanza: la presenza di quadri e di una intellighenzia molto formata a sinistra della socialdemocrazia, una società civile orientata verso un cambio profondo delle strutture economiche e politiche frutto di anni di lotta, una sensazione di frustrazione molto forte tra la popolazione, soprattutto nei suoi settori medi, causato dal fiasco degli attori politici tradizioni in generale.

Da allora, Correa ha impresso un corso qualitativamente distinto con rispetto ai suoi predecessori, negli ambiti più svariati. Quello che ci riguarda qui, oltre le sterili analisi caratteriali e semantiche condotte da oppositori di ogni tipo, è il campo squisitamente politico. Di fronte alla sesta tappa elettorale della ‘Revolución Ciudadana’ e dopo il rinnovamento della cornice istituzionale attraverso l’approvazione di una nuova Costituzione, è necessario condurre una valutazione precisa della rotta che sta prendendo questo processo. In seno alla sinistra, si sono scatenate varie controversie e polemiche per definire con esattezza la natura di questo governo e il suo orientamento ideologico. Questo contributo cerca di definire i tratti salienti del ‘correismo’, nel riconoscimento di una dialettica propria in ogni processo e della necessità, per i rivoluzionari, di scommettere in un esperimento, l’attuale, che ha bisogno urgentemente dell’apporto di tutti coloro che lottano per un nuovo Ecuador e una nuova America Latina.

Il corso impulsato da Correa, può essere inserito, in termini generali, in una cornice post-marxista, nella quale una gran varietà di ‘interpellazioni democratiche’, per utilizzare un linguaggio laclauniano, sono sfociate in una sintesi concreta. Questo significa che molte istanze progressiste, derivanti da differenti cammini di resistenza, sono state incorporate nell’esperienza di governo e hanno preso la forma concreta di politiche pubbliche, decreti, articoli costituzionali, leggi, ecc. Questo fatto corrisponde a una novità in Ecuador e costituisce un laboratorio particolarmente avanzato nel mondo intero: fino a pochi anni fa, la sinistra ecuadoriana avrebbe avuto difficoltà nel fare fronte comune, piagata dalla divisione tra le sue fazioni classiste e quelle di più recente costituzione, attente a sensibilità e a dimensioni particolari, come l’ecologia, le donne, gli indigeni, ecc. E’ così che in questi due anni si sono conciliati interessi e rivendicazioni che, pur facendo generalmente riferimento al patrimonio della sinistra, non avrebbero potuto essere presenti in una stessa piattaforma politica per l’animosità dei suoi propulsori originali. Vista la scarsa propensione degli analisti politici della destra e della sinistra ‘contestataria’ nel ponderare oggettivamente l’attuato del governo, vale la pena fare un breve ripasso dei domini in cui si è registrato una cambio qualitativo notevole: in politica ambientale, la Costituzione ha stabilito diritti per la natura che non vigono in nessun altro paese al mondo e il governo prioritizza la preservazione della zona di Yasuní dall’estrazione petrolifera con una proposta unica nel suo genere; nella politica del lavoro, le agenzie di lavoro interinale sono state eliminate e il Presidente ha mantenuto una vicinanza molto importante con i lavoratori e le loro petizioni, di cui ne è prova l’avvicinamento del salario reale al paniere di riferimento; nelle pari opportunità, le quote femminili sono state introdotte nella partecipazione elettorale e varie domande di inclusione e protezione economica per le donne sono realtà nella nuova Costituzione; nel tema della sovranità, la base nordamericana di Manta è a punto di essere smantellata, per non parlare dell’attitudine mantenuta nel grave episodio di Angostura (bombardamento colombiano in territorio ecuadoriano), recentemente con i funzionari dell’Ambasciata statunitense e più in generale di fronte all’asse Washington-Bogotá; in politica indigena, la nuova Costituzione tutela molteplici diritti culturali alla comunità ancestrali e lo stesso governo ha ripetutamente dimostrato la sua volontà di migliorare le condizioni di vita di tali comunità nel riconoscimento della grave discriminazione sofferta nei secoli; in politica economica, un corso interamente nuovo è stato aperto, ponendo in discussione i dogmi del Consenso di Washington e le sue istituzioni, attraverso di un incremento della spesa corrente, la riduzione delle importazioni e l’importanza dedicata a la costruzione di un apparato industriale nazionale, obiettivo imprescindibile per il superamento delle asimmetrie commerciali; inoltre, il governo è stato estremamente vigile con gli investimenti esteri, negoziando contratti molto più favorevoli per il paese, espellendo le imprese inadempienti e assicurandosi che le iniezioni di capitali fossero realmente utili e inserite in un piano nazionale; in più, il governo ha deciso, con un gesto di grande spessore politico, di sospendere il pagamento della parte illegittima del debito estero dopo una rigorosa verifica; in politica estera, si sono cercate alleanze strategiche importanti, violando apertamente la dottrina Monroe, dando priorità agli sforzi di integrazione latinoamericana e contribuendo alla sfida di creare un mondo multipolare economicamente e politicamente; nella politica educativa, si è assicurata una copertura dell’educazione fino al terzo livello, si è incrementato esponenzialmente il numero dei maestri ed è stato introdotto un sistema per valutare l’idoneità di questi ultimi; in materia di salute, si sono registrate conquiste notevoli verso un’universalizzazione della copertura medica, dove emergono la garanzie per le malattie terminali e i portatori di handicap; come parte della politica sociale, la costruzione di case ha raggiunto livelli senza precedenti in governi anteriori in un paese dove la maggioranza della popolazione non dispone di abitazione propria. Infine, i grandi progetti di infrastruttura rimasti paralizzati per decenni hanno cominciato a prendere forma, in modo tale che il paese presto disporrà di centrali idroelettriche, aeroporti, raffinerie, strade.

Nonostante un’agenda così ambiziosa sarebbe stata semplicemente impensabile non più di tre anni fa, le aspettative generate dalla vittoria della sinistra hanno creato un grado di impazienza in certi settori che non sono riusciti ad accettare che alcuni dei propri obiettivi principali non ottenessero luce verde da parte del governo, o che il corso del processo non fosse abbastanza radicale. E’ così che, all’isterica ma attendibile reazione dei settori oligarchici, reazionari e liberali, si è sommata la testardaggine postmoderna di alcuni, mischiata con il più classico radicalismo settario di altri, creando una divisione in seno alla sinistra ecuadoriana, diminuendo in tal modo le possibilità di crescita non tanto elettorale, quanto politica del movimento della ‘Revolución Ciudadana’. Per quanto sia vero che in molte aree ci si sarebbe potuti aspettare più coraggio da parte del governo, risulta chiara la mancanza di una visione generale di più ampio respiro da parte di quei gruppi organizzati che hanno preferito allontanarsi dal processo al non vedere accolta la propria istanza.

Ciò che infonde speranza e va preso da conto, parafrasando il sociologo nordamericano Eriki Olin Wright, è il senso della direzione e non la chiarezza della destinazione, la cui eccessiva nitidezza ha spesso tratto problemi di un’altra indole nel passato. Il Socialismo del secolo XXI, apparato ideologico ancora in costruzione e punto di riferimento del Presidente Correa, continua a essere un contenitore ancora poco chiaro, ma costituisce uno scheletro importante a cui tutti coloro che aspirano a cambiare le strutture economiche e politiche dovrebbero apportare costruttivamente. Oltretutto, l’esperienza della sinistra ecuadoriana al governo ha il merito di essere passata dalla retorica della resistenza delle moltitudini alla concretezza del cambio sociale: un salto non indifferente considerando le velleità di coloro che, negli ultimi venti anni, hanno teorizzato una non ben definita ‘autonomia dei movimenti sociali’ e hanno evitato di formulare soluzioni politiche alla crisi del neoliberalismo, come sottolineato dal politologo Emir Sader in un recente articolo. Sebbene questo possa aver causato una piccola riduzione dello spazio aperto, plurale ed orizzontale alla base dell’ideologia della democrazia partecipativa di cui si fa portavoce Movimiento País (partito di governo del Presidente Correa), questo deve essere inteso con maturità nel contesto delle esigenze e delle pressioni della ‘real politik’, che fanno che non tutte le istanze progressiste possano essere discusse, né che siano sempre conciliabili, né tanto meno siano, per quanto ben intenzionate, desiderabili. Questa dose di pragmatismo adottata da Correa aiuta il progetto di trasformazione a sopravvivere, di fronte agli attacchi della destra e degli oppositori. E’ chiaro in ogni caso che un avanguardismo eccessivo può degenerare in una mancanza di spazi di deliberazione popolare, producendo contraddizioni peggiori a quelle delle democrazia rappresentativa del liberalismo. Per questo c’è bisogno di aprire più spazi possibili di democrazia popolare, dal basso, partecipativa: una sfida affrontata dalla nuova Costituzione, però che in pratica difetta ancora di meccanismo oliati e di un’implementazione sistematica. Questo è naturale data l’evidente mancanza di esperienza e di una cittadinanza, per quanto sempre più politicizzata, tuttora poco informata e cosciente. L’approfondimento della partecipazione democratica deve essere essere presente tra le priorità della successiva legislatura.

Allo stesso tempo però, il Presidente non ha inteso pienamente il significato a lungo periodo del distanziamento di alcuni quadri importanti dei settori sociali: di fronte alla mancanza di leader politici di base preparati e formati, sono saliti sul carro di Movimiento País personaggi politicamente abulici, attratti dai meri vantaggi materiali che comporta la militanza nel partito di governo. Non è raro trovare, anche a importanti livelli di coordinazione, uomini e donne incapaci di comprendere minimamente la prospettiva politica del governo e che, con la scusa ‘dell’essere inclusivi’, entrano nella file del movimento introducendo ideologie di ogni i tipo e replicando modelli di condotta simili a quelli della tanto disprezzata ‘partitocrazia’. Il pericolo è una deformazione dell’identità originale della ‘Revolución Ciudadana’ o, come nel caso venezuelano, la mancata apparizione di altri leader di riferimento e la consolidazione di piccole tendenze all’interno della maggioranza legate solamente ai nomi, ma non alle idee, fenomeno relativo a una cultura politica dominata da ‘caudillos’. Qualsiasi movimento o partito intenzionato a portare avanti un cambio sociale e culturale radicale e duraturo non può tralasciare la necessità di formare con un certo rigore ai propri militanti e dotare l’organizzazione di un corso ideologico di riferimento, la cui assenza corre il rischio di scadere nel qualunquismo. Nel frattempo, è importante che Movimiento País consolidi l’immagine di un partito sociale, dotandosi di una serie di strutture parallele dedicate allo stimolo di altre attività della sfera umana. La distanza tra la cittadinanza e la politica è stata evidente, a partire dal ritorno alla democrazia, nell’apparizione di macchine elettorali meschine, pronte a ripartire prebende in tempi di elezioni, ma terribilmente smemorate durante la legislatura. Movimiento País ha la grande possibilità di avvicinarsi alla popolazione e ricreare un vincolo ombelicale tra politica e cittadini, organizzando eventi culturali, ricreativi e sportivi, promovendo il dibattito politico-teorico e creando centri di coesione sociale. Questo non sarebbe unicamente risultato di un semplice calcolo elettorali, bensì un’opportunità per ottenere un feedback privilegiato sui problemi della popolazione e costituirebbe una forma di aggregazione popolare altamente affine al tipo di cittadinanza che si vuole impulsare a livello governativo.

In conclusione, è necessario che gli attori sociali schierati con il cambio facciano un fronte comune e appoggino il Presidente nella costruzione delle basi che dovrebbero sostenere il socialismo del secolo XXI. Il governo di Rafael Correa, per quanto orientato a sinistra, mantiene al suo interno matrici ideologico-politiche distinte, questo è innegabile. Chi scrive non è stato sempre d’accordo con l’operato del governo, ma riconosce in quest’ultimo il maggior e unico agente di cambio del momento, nonché punto di confluenza di istanze diverse. Non è pensabile operare un cambio sociale senza contare con l’appoggio della classe media e di settori imprenditoriali nazionali e stranieri. Le classi popolari non contano semplicemente con il livello organizzativo e teorico sufficiente per operare una trasformazione immediata della società. Già qualche anno fa, i socialisti Rafael Quintero e Erika Sylva, nella formulazione di un nuovo modello alternativo di sviluppo storico, capivano che non si può prescindere da un’alleanza con i settori produttivi di orientamento nazionale e di alleanze strategiche con alcune imprese straniere.

L’Ecuador continua ad essere un paese povero che ha bisogno di sviluppo, dove ciò che è più immediato e prioritario per la popolazione, risulta essere la generazione di posti di lavoro, la diffusione dell’educazione, il superamento delle strutture ‘caudilliste’ e patrimoniali. Queste non sono questioni sconnesse dal socialismo, così come il socialismo non può essere sconnesso dallo sviluppo, facendo della critica al teorico ‘neosviluppismo’ di Correa sostenuta da Alejandro Moreano totalmente fuori luogo in un contesto dove le relazioni di produzione non hanno ancora raggiunto un livello soddisfacente e dove la trasformazione sociale continua ad essere uno slogan di pochi intellettuali e militanti organizzati.

E’ per questo che distanziarsi da un processo che la maggioranza della popolazione interpreta positivamente per gli effettivi miglioramenti implementati, sarebbe un errore madornale. La vicinanza dei migliori quadri della sinistra al processo, capaci di controllare l’impazienza per un cambio più marcato, è la migliore garanzia per la preservazione e la radicalizzazione della ‘Revolución Ciudadana’. Occorre lottare per gli spazi dall’interno e indicare, dentro Movimiento País, la necessità di cambi più profondi, diffondere coscienza sociale, politicizzare la gente, creare egemonia culturale. Non farlo è cedere spazio a coloro a cui non interessa una radicalizzazione del processo. Nell’attualità, l’unica arena per la sinistra in cui è possibile incidere concretamente nelle dinamiche politiche ed economiche è la Revolución Ciudadana. Non capirlo è un suicidio politico.

Samuele Mazzolini

L’autore ringrazia l’attivista ai diritti umani Fidel Narváez per gli importanti contributi forniti.