La Repressione Contro I Sem Nel Rio Grande Do Sul

La repressione contro i Sem nel Rio Grande do Sul

di Marica Di Pierri su Carta, il 4 Luglio 2008

Le misure di cui gli organi pubblici chiedono l’applicazione sono, tra l’altro, la chiusura delle scuole dei Sem Terra, lo sgombero degli accampamenti e l’avvio di procedimenti giudiziari contro i militanti. Si tratta di un chiaro tentativo per togliere strumenti e voce al movimento contadino. Secondo i portavoce dei Sem Terra, «i fatti delle ultime settimane configurano un attacco alla democrazia del paese e un attacco a tutti coloro che si mobilitano per protestare contro un modello di sviluppo escludente, che tenta di concentrare le terre ed il potere in poche mani invece di restituirli nelle mani della popolazione».

Sempre a Rio Grande do Sul il 17 giugno scorso all’incirca mille soldati sono entrati all’alba negli accampamenti sfollando oltre 300 famiglie Sem terra dai campi vicini alla Hacienda Guerra. L’azione è stata decisa in seguito ad una denuncia presentata l’11 giugno dalla procura generale dello stato del Rio Grande do Sul, nella quale si accusava il Mst di crimini contro la sicurezza nazionale, caratterizzandolo come «organizzazione paramilitare da smantellare».

E’ la prima volta dalla fine della dittatura che in Brasile viene messo in atto un tentativo di disarticolazione e criminalizzazione di un movimento sociale di protesta. La situazione nella regione è molto tesa, e le organizzazioni sociali brasiliane e internazionali, assieme ai comitati in appoggio del Sem Terra di mezzo mondo, stanno lavorando a un appello da inviare al presidente della repubblica, Inacio Lula da Silva, per chiedere di investigare sulle denunce presentate, di risarcire le famiglie indebitamente sfollate e garantire in pieno il diritto alla libera associazione riconosciuto dall’ordinamento brasiliano.

Per far fronte alla situazione il movimento dei Sem Terra sta affrontando l’emergenza come ‘questione politica’, annunciando mobilitazioni in tutto il paese. «Stiamo organizzando le basi per manifestare pacificamente in tutto il territorio dello stato la nostra condanna a questa politica repressiva. Richiamiamo l’attenzione della comunità internazionale per dare più forza ed incidenza alla nostra rivendicazione, che rappresenta una giusta lotta per il nostro sacrosanto diritto alla vita, alla terra, all’abitare, al mantenimento della cultura contadina, che è alla base della nostra tradizione e della storia del Brasile», scrive l’organizzazione in un comunicato di denuncia. Sia il Ministro della giustizia brasiliano che il responsabile Diritti umani delle Nazioni unite, informati dei fatti, hanno espresso dubbi sulla legittimità delle azioni. Secondo il funzionario dell’Onu, «neanche un regolare mandato di ricerca giudiziario può giustificare il dispiego di migliaia di militari e l’invasione di un accampamento civile. Questa è chiaramente una forma di persecuzione politica contro i lavoratori rurali che lottano per la riforma agraria».