La Grande Abbuffata. Debito, Cemento E Precarietà

La grande Abbuffata. Debito, cemento e precarietà

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Queste le parole con cui, chi si batte contro la grande opera denominata expo 2015, ha definito il processo che si sta realizzando sul loro territorio, ma che potremo trasversalmente utilizzare in ogni latitudine del nostro paese.

 

E proprio una fotografia dell’Italia è stata scattata ieri, da Milano a Roma, passando per Bologna; tre esperienze che coinvolgono l’esposizione mondiale che si svolgerà nella capitale Lombarda; la “Disneyland” del cibo (F.I.CO. – Fabbrica Italiana COntadina) che è stato progettato a Bologna; le speculazioni edilizie che segnano Roma, a partire dalla Città dei Giovani, progettata sugli ex mercati generali della via Ostiense.

 

Esperienze apparentemente differenti ma che hanno dei caratteri fondamentali in comune: la devastazione del territorio fisico, con un impatto ambientale irreversibile; la speculazione finanziaria alle spalle con cui si costruisce una dinamica di aspettative ed investimenti, con enormi regali da parte del “pubblico” al “privato”; la sottrazione di qualsiasi potere decisionale della popolazione sulle priorità e sulla quotidianità del proprio territorio; l’abuso della cultura eno-gastronomica italiana e la costruzione di enormi divertimentifici che fungono da volano per queste speculazioni; un modello produttivo basato sullo sfruttamento della precarietà, con bassi salari, alti orari, nessuna garanzia ed esclusione di qualunque terreno di rivendicazione (né sindacale, né tanto meno autorganizzata)

 

Più volte, nei diversi interventi, sono tornate due figure che incarnano questo modello produttivo: il patron di Eataly, Oscar Farinetti, e l’attuale ministro del Lavoro ed ex-presidente di Legacoop, Giuliano Poletti. Guardacaso, entrambi figure determinanti nell’indirizzo dell’attuale governo guidato da Renzi che, con le linee guida che promuove a spron battutto incentrate sui modelli delle grandi opere e del jobs act, ne ha fatto le sue bandiere.

 

Una connessione potente di un blocco di potere che si appresta, con un innegabile consenso dell’opinione pubblica, a intraprendere scelte univoche, perentorie e lievemente autoritarie; l’importante, sembra, è scegliere e procedere. Poca attenzione si pone a quali scelte si compiono, con quali effetti e in che modo.

 

Un’immagine dell’Italia fosca, in cui si rischia di soccombere ai sacrifici e alle compensazioni; in cambio del nostro tempo, della nostre energie ed intelligenze, dei nostri territori e terre, delle nostre vite e del nostro futuro, ci offriranno qualche aiuola e pochi spicci con cui sopravvivere.

 

Per questo, oltretutto, dovremo pure essere grati e ringraziare.

 

Ieri una domanda era implicita: fino a dove siamo disposti ad accettare? Ieri abbiamo delimitato un limite, costituito dalla difesa dei territori e dei beni comuni, dalla possibilità di partecipazione e decisione dal basso, dal rifiuto del ricatto della precarietà e riconquista di nuovi diritti.

 

A partire da una complicità e connessione tra le diverse battaglie in nuove strategie per cospirare insieme.

Ci vediamo a Maggio a Milano!