La Corsa All’accaparramento Delle Terre

La corsa all’accaparramento delle terre

L’Istituto di Ricerca sulle Politiche Alimentari (IFPRI) ha calcolato che recentemente sono stati ceduti, comprati o sottoposti a trattative tra i 15 e i 20 milioni di ettari per la produzione di alimenti all’estero, quasi la totalità in Africa e Asia. La Banca Mondiale appoggia tale andamento dato che incentiva l’aumento della privatizzazione e degli agro-affari nel Sud del mondo. Quest’anno, l’accaparramento agricolo è divenuto un tema ricorrente in quasi tutti gli incontri ufficiali relazionati con le politiche di sicurezza alimentare ai più alti livelli, sia nelle riunioni dei leader del G8, che nell’Unione Africana che all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

 

Probabilmente era solo questione di tempo prima che l’ente di ricerca agricola internazionale rimanesse intrappolato nell’attuale fermento di richieste di terre da parte di diversi governi e investitori corporativi per assicurarsi un rifornimento di alimenti dall’estero. Negli utlimi giorni assistiamo, inoltre, ad una grande affluenza di denaro per la “sicurezza alimentare”: una serie di nuovi progetti che hanno come finalità acquisire e sviluppare enormi aree di terra per la produzione dislocata di colture. GRAIN ha identificato più di cento di questi lotti, molti dei quali creatisi a seguito della crisi finanziaria e alimentare dello scorso anno (1).

Sei mesi più tardi, l’Istituto di Ricerca sulle Politiche Alimentari (IFPRI, il suo acronimo in inglese) ha calcolato che recentemente, sono stati ceduti, comprati o sottoposti a trattative tra i 15 e i 20 milioni di ettari per la produzione di alimenti all’estero, quasi la totalita in Africa e Asia (2). La Banca Mondiale ha intrapreso un importante studio a riguardo che sara’ concluso a breve (3). Quest’anno, l’accaparramento agricolo è divenuto un tema ricorrente in quasi tutti gli incontri ufficiali relazionati con le politiche di sicurezza alimentare ai piu alti livelli, sia nelle riunioni dei leader del G8, che all’interno dell’Unione Africana che nell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Decine di milioni di dollari sono stati messi in moto (finora solo su carta), affinche’ questi affari culminino in nuove e produttive piantagioni (4). Si tratta di denaro sballottato in un mondo flagellato dalla fame crescente. Non c’e dubbio dunque che gli isituti di ricerca che sperimentano nuove varietà di semi, macchinari agricoli o tecnologie di irrigazione per fini umanitari vogliano essere chiamati in giudizio anch’essi. Possono pero permetterselo? Il IFPRI, una delle 16 unità di ricerca fondate dal Gruppo Consultivo per la Ricerca sull’Agricoltura Internazionale (CGIAR), all’interno della Banca Mondiale, ha espresso le sue preoccupazioni riguardo tale condotta agraria poichè puo’ rivelarsi controproducente e cerca di promuovere una serie di principi che permettano di instaurare una logica del “guadagno per tutti”. Prima però che si fosse asciugato l’inchiostro dell’appello alla cautela da parte del IFPRI, una delle sue entità sorelle, l’Istituto Internazionale di Ricerca sul Riso, conosciuto per il suo nome e per la sua sigla in inglese [International Rice Research Institute-IRRI], gia si bagnava i piedi nelle acque delle risaie.

L’IRRI scende in campo

Un documento interno, pubblicato recentemente nella webpage dell’IRRI, rivela che l’istituto è stato raccomandato all’Arabia Saudita nel contesto della sua strategia per l’acquisizione di terre da coltivazione in altri paesi, cosi da assicurarsi la propia produzione alimentare. L’informazione viene allo scoperto nelle note di una riunione dello scorso marzo in Riyadh, tra il dottor Robert Ziegler, direttore generale dell’IRRI, e funzionari del governo e del settore privato dell’Arabia Saudita. L’IRRI, con sede nelle Filippine viene spesso considerato il più importante istituto di ricerca sul riso nel mondo. L’Arabia Saudita è il terzo importatore più grande di riso e molti dei suoi piani di coltivazione all’estero girano attorno a questo cereale. Per i sauditi la posta in gioco è alta. Secondo le proiezioni ci sarebbe un aumento delle loro importazioni alimentari a 15 milioni di dollari quest’anno, un 25% in più rispetto al 2008 (5).

Le note prese dall’IRRI durante queste discussioni, ufficialmente pubblicate nella sua webpage, rivelano che l’Istituto si e’ riunito ed ha svolto consulenze per il governo dell’Arabia Saudita e per compagnie saudite in relazione agli investimenti nella produzione di riso. Indicano anche che entrambe le parti hanno lavorato su una proposta che formalizzi il ruolo dell’IRRI nello sviluppo di progetti di coltivazione del riso, del regno saudita, all’estero.

Il 7 marzo di quest’anno, Zeigler e altri due rappresentanti dell’IRRI si sono riuniti con il dottor Ahmed Al-Sadhan, amministratore generale dell’ufficio nazionale per le strategie industriali all’interno del Ministero del Commercio e dell’Industria, ed insieme a rappresentanti di alcune delle principali compagnie ingaggiate dall’Arabia Saudita e coordinate per assicurare una produzione alimentare all’estero, inclusa l’impresa Tabuk Agricultural Development Company (TADCO). Questa runione ha fatto seguito alla visita preliminare realizzata da una delegazione saudita di funzionari governativi e uomini d’affari degli uffici centrali dell’IRRI nelle Filippine. Durante il viaggio in Arabia Saudita, la delegazione dell’IRRI ha fatto visita anche all’Islamic Development Bank e due compagnie invischiate nella pianificazione di produzioni dislocate di riso: la Olayan Financing Company e la Foras International. Le note affermano chiaramente che, durante la visita in Arabia Saudita, l’IRRI ha dispensato consulenze ai funzionari ufficiali riguardo gli investimenti all’estero per produrre riso.

“Il consiglio di Bob [Ziegler] e’ stato di investire prima nei paesi non molto popolati, con buone risorse e un buon clima per la produzione di riso. I pontenziali paesi menzionati durante la riunione sono stati Etiopía, Sudan ed Egitto. Bob ha aggiunto anche Tanzania, Mozambico, Mali e il sud del Brasile”, si legge nelle note della riunione realizzata negli uffici del dottor Ahmed M. Al-Sadhan.

Tuttavia però, l’IRRI nega di aver offerto tale assistenza al governo in materia di acquisizioni di terre  all’estero per produrre alimenti. “L’IRRI non è coinvolto in nessun progetto di acquisizione di terre per produrre riso — ciò non rappresenta lo spirito della sua missione”, afferma l’istituzione in una risposta alquanto cauta alla petizione fattale da GRAIN per un chiarimento.

Nonostante ciò, durante questa stessa riunione a Riyadh, entrambe le parti hanno discusso il ruolo formale dell’IRRI all’interno del piano di sicurezza alimentare del governo saudita, cosa che ha spinto alla proposta di un dispensamento di linee-guida da parte dell’IRRI per lo sviluppo di “una strutturazione di lavoro necesaria in termini di ricerca, possibili paesi eletti e strumenti e appoggio necesari”.

In base a tale discussione la riunione ha spinto affinche l’IRRI presentasse un piano di 5 anni entro la fine di marzo. Tale piano avrebbe dovuto risaltare “le aree di ricerca che necessitano appoggio addizionale dell’IRRI e che sono rilevanti per l’iniziativa saudita all’estero, il bilancio preventivo, e alcune direttive di investimento nella produzione di riso all’estero”, scrive l’IRRI nelle sue note. Si sono svolte anche alcune discussioni tra entrambe le parti riguardo il ruolo che dovrebbe assumere l’Africa Rice Centre (WARDA), altro centro del CGIAR, con sede a Cotonou.

Nella sua missiva a GRAIN, l’IRRI riconosce di aver presentato “note concettuali per proposte di ricerca” all’Arabia Saudita, ma che “non si è giunti ad un accordo con il Paese e al momento  non vi sono progetti dell’IRRI che intendano finanziarlo.”

Il modello Foras

Gran parte della visita di Ziegler in Arabia Saudita si e’ trasformata dunque in riunioni con i rappresentanti delle agroindustrie incaricate di eseguire la strategia di dislocazione della produzione alimentare del governo saudita. Una delle compagnie con la quale l’IRRI ha avuto un colloquio è stata la TADCO, che è attivamente coinvolta nell’installazione di proprietà terriere all’estero (6). Tra i vari progetti, TADCO fa parte di un consorzio saudita che sta investendo 40 milioni di dollari nell’acquisizione di piu di 200 mila ettari di terra da lavorare per la produzione di riso e altre coltivazioni alimentari.

Tra i nomi delle compagnie con cui l’IRRI si è riunita figura anche la compagnia di investimenti Foras International, con cui gia vi erano state occasioni di incontro nelle Filippine. Dal resoconto della riunione, stilato dall’IRRI, risulta che la Foras li ha messi al corrente della sua acquisizione di  500 mila ettari di terra da coltivazione in Senegal e di 200 mila ettari di terra fertile in Mali destinati alla produzione di riso. I rappresentanti dell’IRRI hanno offerto consulenza a Foras riguardo tale progetto e hanno discusso del coinvolgimento della stessa. I rappresentanti della Foras e i governi coinvolti dovranno tra l’altro rendere pubblico tale trasferimento di terre, che potrà ovviamente avere ripercussioni politiche nei paesi interessati.
L’IRRI ha confermato a GRAIN che entrambe le parti interessate hanno firmato a dicembre del 2008 un protocollo d’intesa, il quale “formalizza una relazione generale tra l’IRRI e la Foras e stabilisce che le due organizzazioni cercheranno opportunità mutuamente beneficiose per collaborare nelle ricerche”.

La Foras, nata recentemente come sussidiaria della Camera di Commercio e Industria islamica (Islamic Chamber of Commerce and Industry), riceve un finanziamento dalla Banca Islamica dello Sviluppo (Islamic Development Bank), dal governo saudita e da investitori privati. Il suo mandato consiste nel favorire investimenti nei paesi islamici e sta svolgendo un ruolo particolarmente attivo per i paesi del Golfo. Poco tempo fa, Reuters ha annunciato che la Foras gestisce un progetto, chiamato 7×7, che nell’arco di 7 anni ha intenzione di produrre 7 milioni di tonnellate di riso in 700 mila ettari di terra, principalmente in Senegal e Mali. Si parla di Mauritania, Uganda, Sudán e Nigeria come altri obiettivi potenziali. (7) Nel 2008, la Foras ha inoltre intrapreso un progetto pilota in una risaia di 2 mila ettari in Mauritania, che sovrintende un’equipe di consulenti della Kasetsart University in Thailandia.

Nelle note conclusive la discussione con la Banca Islamica dello Sviluppo, l’IRRI scrive che il “modello Foras” rappresenta “buone opportunità” per una collaborazione.

Sembrerebbe che il cosiddetto “modello Foras” implichi l’acquisizione massiccia di risaie nei paesi africani, la riabilitazione di sistemi di irrigazione e coltivazione meccanizzati a grande scala gia esistenti, col fine di esportare soprattutto verso i paesi del Golfo. Nel comunicato di Reuters del 3 agosto di quest’anno si afferma che i funzionari della Foras hanno espresso il loro interesse nella terra di 3 o 4 paesi, ma che non avrebbero rivelato che tipo di conduzione avrebbero acquisito.

Le note della riunione dell’IRRI con la Foras precisano che quest’ultima ha acquistato cento mila ettari di terra.

“I progetti hanno già occupato 200 mila ettari in Mali, 500 mila in Senegal e 10 mila acri in Sudan, tutti destinati alla produzione di riso”, secondo quanto specificato.

Rispondendo a GRAIN, la Foras ha confermato di avere gia acquisito terre sulle sponde dei principali fiumi del Mali e del Senegal per il suo progetto.

Le note dell’IRRI rivelano anche che l’istituto ha offerto consulenze ai funzionari Foras riguardo le diverse varietà di riso che dovevano essere utilizzate. Si è discusso anche durante la riunione della “necessità di una forte copertura di mezzi di comunicazione per assicurare una trasparente informazione riguardo la natura del progetto e di stabilire un’unità di ricerca che valuti e selezioni varietà adatte a queste condizioni utilizzando il germoplasma già sperimentato dall’IRRI e WARDA, per assicurare il successo di tale programma sperimentale”.

Nonostante ciò, l’IRRI dice di non aver ricevuto finanziamento alcuno dalla Foras e che dispensa a quest’ultima l’informazione generale che dispenserebbe a qualsiasi altro organismo. “Svolgiamo consulenza generale riguardo le varietà convenienti o le migliori tecniche di gestione, sugli aspetti socioeconomici e ambientali che devono essere presi in considerazione”, si legge nella risposta alla richiesta di chiarificazione inoltrata da GRAIN.

L’espulsione dei contadini

Seppur non sorprende il coninvolgimento dell’IRRI nel controverso piano del regno saudita per dislocare la sua produzione di alimenti è di sicuro molto provocatorio, specialmente alla luce del ruolo privilegiato dell’IRRI nell’agenda internazionale delle politiche agricole in molti dei paesi prescelti per la ricerca di terre da coltivazione intrapresa dall’arabia saudita. Inoltre tocca un altro conflitto di interesse per un’istituzione che gia è sprofondata nella controversia dovuta ai suoi stretti vincoli con le multinazionali, come Monsanto e Syngenta. È assai soffocante per il CGIAR, che potrebbe far finta di giocare alla “polizia buona e polizia cattiva” con l’attuale tendenza ad accaparare terre che, dopo tutto, potrebbero sembrare un finanziamento fresco e proprio ora che ci si mobilizza in risposta alla crisi alimentare globale.

La Asian Peasant Coalition (l’importante coalizione contadina asiatica) ha gia reagito con collera alla notizia del coinvolgimento dell’IRRI nell’iniziativa saudita, accusando l’Istituto di cacciare i contadini, rubando loro la terra (8). In Africa, la Confederazione Nazionale delle Organizzazioni Contadine in Mali, che fa parte del movimiento contadino internazionale di Vía Campesina, porta avanti una lotta contro un progetto simile mediante il quale un fondo sovrano di capitale libico si sta stabilizzando su 100 mila ettari per la coltivazione del riso nel sistema di irrigazione conosciuto come Office du Niger (9). A livello regionale, la rete delle organizzazioni dei contadini e produttori agricoli dell’Africa Occidentale (Reseau des Organisations Paysannes et des Producteurs Agricoles de’l Afrique de’l Ouest-ROPPA) ha parlato con  forza contro l’accaparramento straniero di terre nella regione (10). E’ tempo che i governi, le corporazioni e altre agenzie coinvolti in tali accordi comincino ad ascoltare.

GRAIN, settembre 2009
 

Per approfondire

Le note complete della visita dell’IRRI in Arabia Saudita sono state ritirate dal sito web dell’IRRI dopo la petizione realizzata da GRAIN:http://beta.irri.org/(…).
 
Sono attualmente disponibili in inglese su: http://www.grain.org/(…)

Le risposte dell’IRRI alle nostre domande riguardo al tema (in spagnolo): http://www.grain.org/(…)

Un video del progetto del riso della Foras in Mauritania, valutato da un’equipe della Kasetsart University, e’ disponibile su http://www.youtube.com/watch?v=4rG9sHGysZc

GRAIN cura una pagina di risorse sull’accaparramento agricolo, con link a documenti di siti web, varie iniziative e altri materiali: http://www.grain.org

In http://www.farmlandgrab.org si possono trovare quotidianamente notizie sull’accaparramento agricolo e la resistenza della società civile. Il sito offre settimanalmente un servizio di posta elettronica al quale e’ possibile sottoscriversi.

Note:

1.GRAIN, “Se adueñan de la tierra! El proceso de acaparamiento agrario por seguridad alimentaria y de negocios en 2008”, Documenti di Analisi, ottobre 2008: http://www.grain.org/briefings/?id=214 . Disponibile in inglese, francese, spagnolo, arabo e indonesiano bahasa.

2. Joachim von Braun e Ruth Suseela Meinzen-Dick, “«Land grabbing» by Foreign Investors in Developing Countries: Risks and Opportunities”, IFPRI Policy Brief 13, International Food Policy Research Institute, Washington DC, aprile 2009:http://www.ifpri.org/(…)

3. Vedere Klaus Deininger, “Land grabbing: International Community Responses”, presentazione esposta nella riunione di esperti della Development Policiy Review Network [DPRN, o Rete di Revisione delle Politiche in Corso] 8 luglio 2009 a Utrecht, http://www.landcoalition.org/(…) , o la pubblicazione elettronica di un precedente seminario della Banca Mondiale: “Large Scale Investments in Land: Déjà vu or New Development Opportunity?”, Washington DC, 2 marzo 2009: mms://wbmswebcast1.worldbank.org/ARD/10680250/ARD_Week_3.wmv

4. In aprile di quest’anno l’IFPRI ha definito la quantita’ tra i 20 mila e i 30 mila milioni di dollari. Senza dubbio, molti dei lotti sono rimasti al di fuori dello studio realizzato, mentre altri venivano inaugurati appena dopo la pubblicazione dello stesso. Sono inoltre assenti molti dei fondi del settore privato destinati agli investimenti in terre da coltivazione. Anche se non e’ possibile ottenere un dato preciso, GRAIN calcola che la quantita’ è ora vicina ai 100 mila milioni di dollari.

5. Orient Planet, “Saudi Arabia’s Food and Agro Imports to Grow some 25 per cent During Q4 of 2009”, boletín de prensa, 30 agosto 2009. http://www.zawya.com/(…)

6. Per maggiori informazioni su TADCO si puo’ consultare: http://farmlandgrab.org/cat/tadco

7. Souhail Karam, “Saudi-based Partners launch Africa Rice Farming Plan”, Reuters, 3 agosto 2009: http://farmlandgrab.org/6636 (también existe traducción al francés)

9. Lamine Coulibaly e Boaventura Monjane, “La Libye s’accapare des terres rizicoles maliennes”, Via Campesina, 18 de agosto de 2009: http://viacampesinaafrica.blogspot.com/(…) . [Presto disponibile la traduzione in spagnolo e inglese, http://www.viacampesina.org.]

10. PANA, “Le ROPPA opposée à la vente massive des terres agricoles en Afrique”, 1er juin 2009: http://farmlandgrab.org/3785
 
 

 
Fonte : ecoportal.net
 
Traduzione di Marica Ganelli