La Coalizione Clima sulla nuova Strategia Energetica nazionale  

Immediata riduzione combustibili fossili, rilancio energie rinnovabili

L’annuncio del Ministro dello Sviluppo economico di predisporre una nuova Strategia Energetica Nazionale è assolutamente opportuno, anche se il percorso avviato non è stato dei migliori, con l’affidamento della prima consulenza al Boston Consulting Group e il finanziamento da parte di Terna e Snam. Oltretutto, si è scelto di non avviare un percorso di consultazione a monte, ma solo a valle, in questo modo impedendo un percorso trasparente che chiarisse la visione di operatori e società civile.

Le questioni che poniamo come Coalizione Clima – ampia rete nazionale di realtà associative e sindacali – riguardano due aspetti: il processo che porterà alla costruzione della strategia e i suoi contenuti complessivi. Riteniamo che l’Italia debba giocare un ruolo forte nell’avviare e perseguire politiche che rendano possibile limitare il riscaldamento globale a 1,5°C e comunque ben al di sotto dei 2°C. Questo anche perché l’Italia, in quanto Paese del Mediterraneo, è una realtà in cui il cambiamento climatico rischia di avere impatti fortissimi e, per alcune aree, a provocare veri e propri sconvolgimenti. Per rispettare gli impegni che derivano dall’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici del dicembre 2015 (COP 21) e contribuire a meglio definire e applicare la roadmap europea al 2050 verso la decarbonizzazione, è necessario che la nuova SEN parta dagli obiettivi di decarbonizzazione al 2050, oltretutto condivisi a livello dal Consiglio Europeo, e partendo da quelli dia precise indicazioni per gli obiettivi al 2030, coinvolgendo coerentemente il complesso delle politiche energetiche, climatiche, ambientali e quindi anche i modelli produttivi, economici e sociali, attraverso la conversione dei modelli di consumo, dei sistemi di mobilità, dell’organizzazione delle città, delle abitazioni, degli stili di vita dei cittadini.

Indichiamo in generale la necessità che la nuova SEN tenga conto, e sia opportunamente integrata, con altri importanti strumenti normativi e di programmazione, nei quali i decisori politici a livello europeo, nazionale, regionale e territoriale, sono attualmente o saranno a breve impegnati. Ci pare molto negativo non avere una visione complessiva che integri gli obiettivi, favorisca le sinergie, ottimizzi le risorse.

Per quanto riguarda le azioni di governo, riteniamo che la nuova SEN debba misurarsi con il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, attualmente in consultazione; con il Piano Nazionale Industria 4.0, che non può limitarsi alla mera digitalizzazione dei processi produttivi, ma affrontare anche la tipologia, qualità ed efficienza dei prodotti, oltre che le ricadute sociali, energetiche e ambientali; con l’applicazione della Direttiva sull’ Economia Circolare, che pone la questione dell’efficienza, non semplicemente energetica, ma nell’uso razionale e appropriato e nel riuso di tutte le risorse. La SEN dovrebbe altresì costituire un tassello fondamentale della strategia di lungo termine di decarbonizzazione prevista dall’Accordo di Parigi (Articolo 4 paragrafo 9).

Contemporaneamente il nostro paese dovrebbe avere un ruolo positivo nel far avanzare sotto il profilo ambientale il “Clean Energy Package” della Commissione europea, innanzi tutto chiedendo target di riduzione delle emissioni congrui con l’obiettivo di decarbonizzare l’economia e i consumi entro la metà del secolo, nonché di far funzionare strumenti al momento zoppi, come l’ETS. Inoltre, mentre vanno valorizzate alcune indicazioni interessanti, contenute nel pacchetto UE, come la possibilità per i cittadini – cosiddetti Prosumers – di produrre e vendere energia autonomamente, vanno rimossi elementi preoccupanti come la limitazione della priorità di dispacciamento per la produzione da nuove fonti rinnovabili, rispetto alle fonti fossili. A tal fine, l’Italia deve con priorità dar seguito alle indicazioni della Commissione circa il ruolo dell’autoproduzione e dell’autoconsumo.

Un paese come il nostro, che è relativamente all’avanguardia sugli obiettivi di efficienza energetica, (anche per aver dovuto fare i conti con l’importazione di fonti primarie); nel quale i consumi energetici sono diminuiti (seppure anche a causa del calo dei consumi e della produzione conseguenti alla crisi economica e alla povertà delle famiglie); che ha avuto negli anni passati uno sviluppo significativo di fonti rinnovabili (anche se non è vero che sono già stati raggiunti gli obiettivi al 2020); ha le potenzialità e dovrebbe avere il coraggio di superare i target indicati dalla Commissione per il 2030.

Questa accelerazione verso la decarbonizzazione – su un percorso che è comunque irreversibile – che la nuova SEN potrebbe indicare, non sarebbe una concessione “agli ambientalisti”, ma piuttosto una indicazione di politica industriale che potrebbe essere colta da tutti i settori economici, promuovendo innovazioni tecnologiche e organizzative, nei settori produttivi e nei territori, che genererebbero lavoro qualificato e un vantaggio competitivo rispetto ad altri paesi.

Per avviare, progressivamente ma stabilmente, questo percorso di uscita dalle fonti fossili servono scelte chiare e coerenti. Ne indichiamo alcune.

  • Abolire gli incentivi alle fonti fossili (rilevati recentemente anche dal Ministero dell’ambiente, nel catalogo dei sussidi dannosi per l’ambiente) considerando anche i costi delle esternalizzazioni, che inizi con lo stabilire meccanismi di “carbon pricing”, utili a correggere l’attuale deprezzamento della ton di Co2 – indotto dal sistema ETS che non funziona – ed arrivi ad una vera e propria carbon tax tramite la quale implementare un apposito fondo per la conversione ecologica.
  • Definire scadenze precise di chiusura delle centrali a carbone.
  • Sviluppare ed incentivare la produzione di energia da fonti rinnovabili, nel rispetto della sostenibilità ambientale e fissando rigidi criteri di compatibilità ambientale per le biomasse e biofuel. Il processo di transizione energetica deve promuovere con forza la micro generazione distribuita, per realizzare una “democrazia energetica” che metta al centro delle politiche energetiche le comunità e risponda alle linee di indirizzo formulate dall’Europa sulla centralità dei Prosumer.
  • Definire un piano di sviluppo della mobilità elettrica, ripensando tutto il modello dei trasporti urbani, in modo integrato con lo sviluppo delle tecnologie digitali e con i sistemi di accumulo dell’energia rinnovabile.
  • Adeguare a questo fine le infrastrutture e le reti, permettendo alla produzione ed autoproduzione elettrica rinnovabile di partecipare pienamente al mercato elettrico.
  • Incrementare l’efficienza energetica nella produzione e negli usi finali, anche promuovendo lo sviluppo dell’uso del vettore elettrico nella mobilità e nelle abitazioni.
  • Sviluppare la ricerca di base e applicata a partire da quella pubblica.
  • Questa Strategia deve essere necessariamente affrontata a livello nazionale, ma poi è necessaria una articolazione per settori, ambiti, territori: politiche che abbiano come obiettivo la decarbonizzazione del sistema produttivo, la transizione energetica verso la generazione distribuita, l’uso razionale delle risorse di ogni territorio hanno per loro natura bisogno di una progettazione e di una gestione decentrata e non centralizzata.
  • Una ricognizione sui contenuti e gli effetti dei Piani Energetici Regionali (come di altri strumenti programmatori: mobilità, qualità dell’aria, consumo di suolo, ecc.) e dei Piani di Azione sull’Energia Sostenibile, nei Comuni, sono necessari per verificare l’avanzamento di alcuni obiettivi.

Per sviluppare l’architettura di una SEN che abbia questi obiettivi, non bastano atti normativi coerenti da parte dei decisori politici ai vari livelli, ma è necessario che i diversi “portatori di interesse” e le intere comunità siano coinvolte e si facciano carico con convinzione della sua concreta applicazione.

La definizione della Strategia Energetica Nazionale deve avvenire attraverso un processo realmente partecipato costruendo un un percorso di discussione nei territori con il pieno coinvolgimento delle comunità, dei lavoratori, dei sindacati e delle varie associazioni e componenti della società civile che sentono l’urgenza di lavorare al disegno di un paese decarbonizzato e all’altezza della sfida posta dai cambiamenti climatici e dagli scenari energetici internazionali. Non è solo un problema di coinvolgimento, per ragioni di democrazia e di partecipazione, che è importante e che rivendichiamo, è soprattutto un problema di efficacia nella realizzazione degli obiettivi ipotizzati.

Non è solo un problema di coinvolgimento, per ragioni di democrazia e di partecipazione, che è importante e che rivendichiamo, è soprattutto un problema di efficacia nella realizzazione degli obiettivi ipotizzati.
Vale per il sistema produttivo e delle imprese,  per i lavoratori, per i sindacati, per i consumatori, per i cittadini e per le loro associazioni.

I componenti della “Coalizione clima”, partendo dai propri ambiti e specificità, contribuiranno a sostenere e diffondere la consapevolezza di questi obiettivi, sviluppando iniziative diffuse anche sui concetti di “democrazia energetica” e “povertà energetica”.