La Chimica Della Rivolta

La chimica della rivolta

[di Alberto Zoratti | su Comune-info] Chiuso l’ex Colorificio, riaperta la Mattonaia, uno dei peggiori esempi di edilizia popolare lasciata nel degrado e di criminale spreco di soldi dei cittadini. Il Municipio dei Beni Comuni di Pisa apre la sua temporanea sede operativa in vista della manifestazione del 16 novembre sui beni comuni e contro l’intoccabilità della proprietà privata, che sarà l’occasione per rimettere in agenda il destino dell’ex Colorificio appena sgomberato. Uno spazio che, aldilà delle sentenza, è e resta proprietà collettiva.

Metti quattrocento metri quadrati di mattoni, sviluppati sulle tre dimensioni ad occupare una cubatura invadente, aggiungi sette fondi commerciali e undici appartamenti ben rifiniti e completati a raggiungere i mille e cento metri quadrati nel bel mezzo del centro storico di Pisa, proprio alle spalle della Chiesa di San Michele in Borgo. E’ la Mattonaia, costruita nel 1984 con fondi Gescal destinati all’edilizia popolare, di proprietà del Comune di Pisa, quello amministrato dal sindaco Marco Filippeschi (Pd) e dalla sua giunta. Un complesso non ancora ultimato che avrebbe dovuto essere messo a disposizione dei ceti meno abbienti ma che a causa di una gestione delle spese quanto meno scriteriata è diventata simbolo della spesa pubblica e dell’incapacità politica. Più volte il Comune ha provato a venderla, senza riuscirci, tentando nel 2008 addirittura la variazione di destinazione d’uso così da permettere la costruzione di un albergo di lusso. Proposta dell’allora assessore Andrea Serfogli, ancora oggi in giuntam anch’egli sempiterno come l’edificio che vorrebbe svendere, oltretutto con una base d’asta più che dimezzata rispetto agli anni passati.

Metti centinaia di persone ed un Municipio dei Beni Comuni appena sgomberate dai quattordicimila metri quadrati dell’ex Colorificio, ritornato ad essere, come la Mattonaia, fantasma di se stesso.

Aggiungi un’amministrazione assente, un sindaco invisibile, degli assessori non proprio coraggiosi, ed il gioco è fatto.

E’ chimica, più che politica. E’ l’insieme di più fattori che danno come risultato qualcosa in più della semplice sommatoria.

Il Municipio dei Beni Comuni ha occupato, da domenica 27 ottobre pomeriggio, la Mattonaia di Pisa. Non sarà scelta permanente, nè è stato un ripiego alla carlona. E’ un ulteriore atto politico di una comunità di donne e di uomini che ha scelto di mettere sottosopra le politiche insostenibili e irrazionali di un’amministrazione che incarna benissimo le logiche di questo modello di sviluppo. E opporsi alla speculazione e al degrado sui territori significa porre basi forti all’opposizione sociale all’attuale sistema economico, che usa i luoghi e le culture come fonte di approvvigionamento perchè per quanto virtuale e volatile sia il capitale globale da qualche parte dovrà pure aggrapparsi.

La riapertura della Mattonaia da parte del Municipio dei Beni Comuni, nelle intenzioni dei promotori, è un atto a un tempo simbolico e concreto, perché intende mettere a disposizione della cittadinanza e delle associazioni sgomberate un meeting point per costruire la grande manifestazione nazionale del 16 novembre per la riapertura dell’ex Colorificio sequestrato, ma soprattutto per porre fortemente la questione politica dell’utilità sociale della proprietà privata e dell’invadenza dei mercati e dei profitti speculativi nei territori e tra le comunità, un passaggio coerente e dovuto per chi sceglie di stare da parte dei beni comuni e della Costituzione italiana e non da quella degli interessi privati e della proprietà fine a se stessa.

La Mattonaia è stata riaperta, il Municipio è di nuovo in carreggiata. In vista del 16 novembre ed a fianco dei tanti spazi a rischio (come Scup a Roma), che a partire dai bisogni e dai diritti provano a ribaltare una politica subordinata e insostenibile.