Itrec, Rilevati Valori Tre Volte Superiori A Chernobyl

Itrec, rilevati valori tre volte superiori a Chernobyl

nucleare (1)[di Redazione* su Basilicata24]

 

 

Cosa c’è davvero dentro il sarcofago nucleare di cemento?

 

 

Il termine incidente viene accuratamente sostituito dalla parola anomalia. Dalla relazione Arpab del 15 settembre scorso ricaviamo una ricostruzione preoccupante: l’incidente avvenuto il 21 agosto all’Itrec di Rotondella, autodenunciato da Sogin,ha portato alla luce dati ambientali paragonabili agli effetti di test nucleari.

 

 

Una macabra barzelletta. Innanzitutto ridicola e non attendibile la catena di controllo attivatisi un mese fa: incidente il 21 agosto, parola di Sogin, il 22 Ispra interpella anche Arpab e le analisi in contradditorio dell’Arpab sono state fatte il 27 agosto, 6 giorni dopo l’incidente, intanto la Sogin in quei sei giorni è stata come sempre padrona indiscussa del campo. Qual è l’ennesima beffa? Che l’Arpab per prelevare ha dovuto aspettare la venuta degli ispettori Ispra da Roma (quindi questo protocollo del 2013 tra Ispra ed Arpab sembra più l’ennesima laccio di imbrigliamento dell’Arpab che uno strumento di rinforzo) ed i prelievi sono stati fatti solo allora, 6 giorni dopo l’incidente quando il luogo dell’anomalia poteva aver ricevuto ampie e potenziali modifiche, ma il finale della barzelletta macabra dove sta?

 

 

Cesio: valori preoccupanti. I 6 campioni prelevati, suolo e falda, li ha prelevati il personale Sogin nonostante la presenza contemporanea di Ispra ed Arpab. Un fatto che getta ulteriore discredito sulle istituzioni coinvolte. Ad oggi i dati Arpab dicono che il terreno a ridosso del monolite ha una concentrazione di cesio 137 compresa tra i 4 ed i 250 Bq/kg, più bassa rispetto a quella registrata da Sogin che nel terreno interessato dalla fuoriuscita del 21 agosto ha registrato il valore di 7600 Bq/kg, vale a dire tre volte il valore medio registrato per la fall-out di Chernobyl durante il 1986 sulla vegetazione del nord-est dell’Italia. Un valore oltre ogni soglia di preoccupazione, che conferma la presenza all’interno del monolite di materiale altamente radioattivo, altro che “acqua” come ha riferito la Sogin inizialmente: cosa ha causato questi valori, il liquido fuoriuscito o erano preesistenti? Con questi valori il monolite si conferma una vera e propria pistola ancora fumante. Se fosse il liquido il responsabile della contaminazione dei suoli, e fosse stata la sua alta radioattività ad erodere il cemento dall’interno, sul fondo del monolite cosa è successo: sotto il sito vi è acqua in quantità “fluviale” e vi è parte della falda del fiume Sinni. Purtroppo anche i dati sulla falda relativa al piezometro della fossa irreversibile sono estremamente preoccupanti, infatti Arpab scrive di aver rilevato 0,5 bq/l, valore sensibilmente più alto dei valori del piezometro posto a monte della fossa, ove il Cesio137 è misurato in 4,4 x 10-3: nel primo piezometro il valore di cesio137 è 1130 volte il valore di Cesio137 del secondo ( da 0,00044 bq/l a 0,5). La contaminazione di falda è probabilmente già in atto ed in via di migrazione, ed il cesio137 è un isotopo radioattivo con un’emivita di trenta anni.

 

 

Dichiarazioni discordanti. Comparando altresì i carteggi di Ispra e Sogin sull’anomalia del 21 agosto scorso non combaciano le dichiarazioni sul punto della fuoriuscita del liquido, perché nel primo documento Sogin, si parla di -2m dalla sommità del monolite, lato sud, nel verbale Ispra a -4m. Stando alla Sogin i lavoratori hanno lavorato in sicurezza e la soluzione persa dal monolite era “presumibilmente acqua”, tuttavia i dati riportati da Sogin e svolti a ridosso del corpo esterno del monolite riportano emissioni comprese tra i 50 ed i 4 microsievert/ora quando la dose limite per legge è 10microsievert/anno: in alcuni punti l’asportazione di 2 cm d’intonaco, detta scarificazione, ha portato ad un sensibile ed istantaneo aumento delle radiazioni emesse. La Sogin chiude la relazione, non resa pubblica, raccontando la solita favola: che studierà la quantità di liquido presente nel monolite al fine di stabilire eventuali variazioni progettuali ai lavori di bonifica e che tutto va bene e che non c’è rischio né per i lavoratori, né per la popolazione, confermando che la bonifica è iniziata senza informare la popolazione e stando ai nostri dati, senza neanche un piano d’emergenza esterno realmente collaudato. Ma se la Sogin spa nel suo ultimo bilancio ha dichiarato utili per oltre 180 milioni di euro, la mancata informazione sui lavori nell’Itrec, pagati con soldi pubblici, è dovuta ad incuria, cosa deplorevole, o è voluta disinformazione? Una cosa è certa, gli alibi per la Sogin sono finiti.

 

 

 

*Articolo pubblicato su basilicata.basilicata24.it, a cura di: Gianpaolo Farina, Giorgio Santoriello e Andrea Spartaco, 21 Settembre 2014