Inizia In Colombia Il Processo Ai ‘corteros’ Della Canna Da Zucchero

Inizia in Colombia il processo ai ‘corteros’ della canna da zucchero

di Giuseppe De Marzo [uscito su Carta il 22 Settembre 2009] – A un anno dallo sciopero dei lavoratori della canna da zucchero, sei tagliatori accusati di aver organizzato la protesta che costrinse le multinazionali a scendere a patti con i lavoratori, devono comparire in aula. Un nuovo tentativo del governo Uribe di reprimere il dissenso sociale.


La produzione di canna da zucchero è in aumento in Colombia, come in altri paesi latinoamericani e non solo, per far fronte al continuo aumento della domanda per la produzione di agrocombustibili. Nel 2005 lo stato colombiano ha varato una misura legislativa che impone a tutta la benzina verde venduta nel paese di avere almeno il 10 per cento di etanolo proveniente dalla canna da zucchero.

La Colombia punta inoltre ad aumentare di molto la sua quota di esportazione di agrocombustibili da canna da zucchero, tanto che la questione è stata anche al centro dei negoziati sul libero commercio condotti con gli Stati Uniti. Per raggiungere questi obiettivi le monocolture di canna da zucchero sono state estese in tutto il paese a danno dei piccoli produttori che in Colombia – sebbene possiedano soltanto il 14 per cento delle terre – incidono per il 43 per cento del totale della superficie coltivata e sono stati costretti dai gruppi armati paramilitari ad abbandonare i loro terreni per far posto ai nuovi latifondi. Molti di essi si sono aggiunti ai 4 milioni di sfollati interni presenti nel paese.

Stremati dalle condizioni di lavoro inumane e dalla totale mancanza di garanzie lavorative, sociali e mediche, esattamente un anno fa, il 15 settembre del 2008, cominciava la lotta dei lavoratori delle piantagioni di canna da zucchero nella Valle del Cauca.

Cinquantotto giorni di sciopero contro le condizioni inumane in cui sono costretti a lavorare per una paga giornaliera che raramente supera il mezzo dollaro. Con lo sciopero i lavoratori del settore [i tagliatori di canna, o corteros] chiedevano un aumento del 30 per cento dei loro salari e la possibilità di contrattare direttamennte con l’azienda. Il governo rispose alla protesta con un misto di militarizzazione e criminalizzazione. In quel periodo Uribe diffamò ripetutamente i lavoratori accusandoli di connivenze con le Farc.

Eppure le perdite giornaliere di oltre 10 milioni di dollari in quel periodo a causa del prolungato sciopero costrinsero le aziende a sedersi al tavolo delle trattative e in sette casi su otto le richieste dei lavoratori furono accettate.

La solidarietà arrivò da tutto il paese ma non solo. Anche dall’Europa in tanti si mobilitarono per esprimere sostegno al coraggio e alla determinazione dei lavoratori delle piantagioni. In quell’occasione anche molti deputati del Parlamento Europeo espressero la loro condanna al palese tentativo del governo colombiano di usare la lotta al terrorismo per reprimere le proteste sociali e sindacali. Ad un anno esatto dall’inizio dello sciopero, lo scorso 16 settembre, è iniziata l’udienza finale del processo contro sei corteros, accusati di aver promosso e coordinato lo sciopero.

Il processo penale appare come l’ennesimo tentativo messo in piedi dal governo Uribe di delegittimare il cammino compiuto dai lavoratori che, in quell’occasione, diedero vita ad un’assemblea permanente che si è prolungata per tutta la durata della mobilitazione e seppero coinvolgere moltissimi settori sociali colombiani che solidarizzarono con la loro lotta. Una convergenza sociale che il governo liberista e autoritario di Uribe non può permettersi di tollerare.

Il senatore colombiano Alexander López si è appellato alla magistratura affinché non si sottometta alle enormi pressioni del settore delle imprese della canna da zucchero e del governo nazionale. Allo stesso tempo dalla Valle del Cauca è partito un appello a tutta la società civile colombiana per essere accanto ai lavoratori in questo momento e manifestare loro massima solidarietà per far tacere le persecuzioni e gli atti intimidatori.

Mantenere i riflettori accesi sul processo contro i corteros, significa quindi, non lasciare che una lotta sociale di importanza storica per la Colombia venga cancellata a colpi di sentenze da una magistratura la cui indipendenza è sempre più dubbia.

 

Giuseppe De Marzo

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