Indigeni Nel Mirino, La Storia Di Aida

Indigeni nel mirino, la storia di Aida

di Marica di Perri su Il Manifesto

Quel 16 dicembre, mentre si trovava nella sede del Cric – Consiglio Regionale Indigeno del Cauca – un commando dell’esercito sparava contro il fuoristrada della guardia medica del Cric, per uccidere lei. Ma nell’autovettura crivellata di colpi, di ritorno da una brigata sanitaria, si trovava e rimaneva ucciso suo marito, Edwin Legarda. Il culmine di una lunga serie di violenze e intimidazioni di cui è stata bersaglio per il suo impegno sociale e politico.

Aida è una leader indigena colombiana, una indigena Nasa, con una lunga storia di resistenza, la stessa del suo popolo, e da alcuni anni è leader del Cric. È nata e vive nel Cauca, la regione colombiana in cui il movimento indigeno è nato e si è rafforzato, e dove si resiste per difendere il territorio e la dignità dei popoli che lo abitano.

Una vita di lotta quella di Aida, ma anche di intimidazioni e minacce come è per tutti quelli che in Colombia difendono i diritti umani e la pace.

In Italia poche settimane fa per un ciclo di iniziative, Aida ha parlato del genocidio indigeno, della resistenza dei popoli originari in difesa della Madre Terra e dei diritti collettivi di quei popoli che l’hanno difesa per millenni e che con essa vivono in armonia.

Ha raccontato la straordinaria esperienza della Minga (mobilitazione) indigena che dal 12 ottobre scorso e per due mesi ha percorso a piedi il paese per chiedere rispetto degli accordi firmati dal governo: la restituzione delle terre indigene, il diritto di consulta previa sancito dalla Convenzione 169 dell’Ilo ma anche la ratifica (rifiutata fino a oggi dalla Colombia) della Dichiarazione dei Diritti dei Popoli Indigeni approvata dall’Onu nel settembre 2007 come risultato di decenni di lotta e di rivendicazione. Una Minga che ha dimostrato la forza del movimento indigeno in Colombia, ma che ha anche significato una nuova ondata di repressione per i leader sociali e le popolazioni originarie e contadine, mentre nel paese continuano i massacri, le sparizioni forzate, le segnalazioni e molte comunità si trovano in situazione di continua emergenza umanitaria.

La storia di Aida ha spinto 22 europarlamentari a inviare una lettera ad Uribe nella quale si chiede di costituire una commissione internazionale per monitorare le indagine sull’attentato del 16 dicembre e allo Stato di operare affinché siano garantiti la vita dei leader sociali e indigeni e il rispetto delle leggi nazionali e degli accordi internazionali ratificati dalla Colombia.

«Dobbiamo liberare la Terra» ha ripetuto Aida «Per questo abbiamo lanciato un appello affinché da quest’anno il 12 ottobre diventi una Giornata Mondiale di mobilitazione in difesa della Madre Terra e contro la mercificazione della vita». Una proposta lanciata dal movimento indigeno a Belem – Brasile, durante l’ultimo Social Forum, e fatta propria immediatamente da tutto il movimento. «Difendiamo la Terra, perché dalla sua salvezza dipende la nostra, ma sosteniamo e non dimentichiamo chi lotta contro la guerra e la barbarie, come molti fratelli e sorelle in Colombia e nel mondo». Lo hanno ricordato nelle piazze di molte città anche le tante manifestazioni celebrate venerdì scorso 6 marzo, dal 2008 dichiarata Giornata contro la violenza di stato e paramilitare in Colombia.