India: Assalto Alle Montagne Sacre Dell’Orissa

India: assalto alle montagne sacre dell’Orissa

di Giuseppe De Marzo A Sud [pubblicato su Carta.org il 26 Luglio 2009] La multinazionale britannica Vedanta Resources sta devastando il distretto di Kalahandi, nello stato indiano dell’Orissa, per produrre alluminio – Da lontano sembra un paesaggio incontaminato con fiumi che scorrono tra colline verdeggianti parzialmente coperte di neve. Siamo a Lanjigarh, nel distretto di Kalahandi nello stato indiano dell’Orissa, dove però la presenza della neve non è un paradosso climatico, ma un’illusione. In realtà la crosta bianca che copre i fiumi e i villaggi circostanti come una coperta non è neve ma cenere. Strati e strati di polvere bianca che hanno sfregiato il paesaggio e reso un inferno la vita per gli abitanti del luogo. Sono le immagini di un documentario che ha fatto il giro del mondo nelle scorse settimane: Sham Public Hearing – The True Face of Vedanta, che accusa direttamente la raffineria di alluminio della Vedanta Resourses, multinazionale britannica, presente nello stato indiano dell’Orissa.

La raffineria che, insieme ad una centrale elettrica della potenza di 75mW sta causando l’inquinamento devastante della zona, è di proprietà della Vedanta Aluminium Ltd (VAL) che descrive la fabbrica indiana come la prima raffineria di alluminio del mondo “per tecnologia, know how e infrastrutture di alta qualità”. Il 1° giugno scorso la Vedanta stava per ottenere un riconoscimento importante. Stava infatti per ricevere il “prestigioso” Golden Peacock Award 2009, istituito dall’ong inglese World Environment Foundation (WEF). Il premio “riconosce l’impegno delle aziende per il mantenimento di standard ambientali alti”.

Le celebrazione sono risultate premature. Il documentario The True Face of Vedanta – il vero volto della Vedanta ha infranto solo una settimana dopo questa immagine “verde”. Le immagini raccontano gli effetti dell’inquinamento soprattutto sugli abitanti dei villaggi con le denunce delle vittime, alcune delle quali giovanissime. É venuto a galla che sono moltissimi i bambini colpiti da ogni tipo di malattie della pelle. Le malattie si formano al contatto con il fiume o bevendo la sua acqua. L’Orissa State Pollution Control Board (OSPCB), ente statale preposto ai controlli ambientali ha più volte invitato l’azienda a controllare le contaminazioni della raffineria.

La risposta standard della Vedanta è che la raffineria ha adottato misure drastiche per i sistemi di scarico e che “non c’è alcuna contaminazione dell’acqua”. Le immagini però riportano una coltre di polvere volatile che ricopre i ruscelli ed i villaggi. I rapporti sulle ispezioni dell’OSPCB rappresentano una prova schiacciante del modo in cui la raffineria di Lanjigarh si è occupata degli scarichi sin dall’inizio. Da novembre del 2007, a soli tra mesi dall’inaugurazione dell’impianto, gli ispettori statali avevano infatti già ammonito la Vedanta sulla contaminazione dei fiumi.

La sequela di errori e mancanze nei sistemi di controllo sull’inquinamento avrebbe dovuto causare inquietudini serie nei referenti ufficiali. Ma invece che sanzioni penali all’azienda sono arrivate ricompense. “l’OSPCB ci consentito di operare fino a marzo 2011” ha affermato il portavoce della società esprimendo soddisfazione per le misure ambientali adottate. Ciononostante ‘OSPCB ha autorizzato la Vedanta ad espandere la capacità produttiva fino a sei milioni di tonnellate che la renderanno la più grande raffineria al mondo del suo genere.

Già ora, lavorando al 70% della sua capacità (che è di 700.000 tonnellate) la raffineria produce 500 tonnellate di cenere aerea insieme a 2.500 tonnellate di fanghi di residuo. La rabbia e la disperazione sono sentimenti ormai molto diffusi tra gli abitanti del villaggio di Lanjigarh, che non riescono ad ottenere da anni risposte ufficiali o tranquillizzanti. La diffusione del documentario-denuncia ha portato 100 organizzazioni della società civile indiana ed internazionale a esercitare forti pressioni sulla World Environment Foundation per indurla a non consegnare il premio per la sostenibilità all’impresa.
Le comunità dei Dongria Kondh, abitanti ancestrali delle colline dell’Orissa, stanno portando avanti da anni una resistenza contro la Vedanta per difendere le colline del Niyamgiri, montagne sacre per gli abitanti. Nel frattempo la Vedanta continua a promuovere, in partnership con la Orissa Mining Corporation, anche di un progetto per l’estrazione di bauxite sulle montagne.

Nel gennaio scorso, il miliardario Anil Agarwal, amministratore delegato e azionista di maggioranza della compagnia, aveva annunciato che la gigantesca miniera di bauxite prevista sulle colline di Niyamgiri sarebbe stata aperta nel giro di “un mese o due”. Ma gli uomini e le donne della tribù dei Dongria Kondh determinati a impedire la distruzione della vetta della loro montagna sacra, hanno bloccato le strade di accesso all’area impedendo alle scavatrici della Vedanta di passare.

Unendosi alle ripetute proteste di centinaia di Dongria Kondh e di altri indigeni organizzazioni in difesa dei diritti umani ed ambientaliste di tutto il mondo insieme a numerosi attivisti indiani hanno condannato fermamente i progetti minerari della compagnia.

Il 27 luglio un rappresentante dei Dongria Kondh è stato a Londra per chiedere alla Vedanta di andarsene dalle loro terre natali. Al termine del colloquio, si è unito alla manifestazione prevista all’esterno della sede del congresso annuale della Vedanta.

 

 

di Giuseppe De Marzo A Sud

[pubblicato su Carta.org il 26 Luglio 2009]