In Carovana Verso Cancun

In carovana verso Cancun

di Marica Di Pierri su Carta, il 3 dicembre 2010

Carovane di movimenti sociali messicani e internazionali si dirigono verso la conferenza di Cancun, snobbata da molti capi di stato e di governo perché il fallimento delle trattative sui cambiamenti climatici è ampiamente annunciato.

Si è aperta lunedì a Cancun, Messico, la 16° conferenza delle Parti dell’Onu sul clima, a un anno di distanza dal vertice di Copenaghen che si risolse, nel dicembre scorso, in un fragoroso quanto annunciato fallimento. Dodici mesi e molti uragani, alluvioni ed emergenze climatiche dopo gli occhi del mondo sono puntati ora sulla cittadina turistica messicana – simbolo in verità di uno sviluppo tutt’altro che sostenibile – blindata da un dispiegamento di forze armate senza precedenti.

A Cancun è atteso un numero esiguo di capi di Stato, circa 25, rispetto agli oltre 100 che presenziarono in Danimarca alle negoziazioni della Cop 15. Segno, secondo gli analisti, della sfiducia riposta da molti governi nella reale efficacia di vertici internazionali come questo. Le aspettative sui risultati che l’incontro potrà raggiungere sono molto basse. Oltre alla contrapposizione tra Usa e Cina e al rimpallo di responsabilità tra paesi industrializzati e in via di sviluppo è notizia di ieri che il Giappone non sottoscriverà alcun secondo periodo di impegno sul protocollo di Kyoto. Lungi dal cercare un accordo vincolante e condiviso tra gli stati, le principali proposte sul tavolo riguarderanno i cosiddetti “meccanismi di sviluppo pulito”, in particolare gli incentivi al sistema Redd e ai mercati di carbonio, contro cui si levano le voci dei movimenti sociali e contadini e delle organizzazioni ecologiste. Secondo Andres Barreda, economista della Unam “si assiste ad un meccanismo molto semplice. A Cancun non si terrà un vertice sul clima, ma un meeting tra banche, imprese e governi per cercare di lucrare su una questione seria come il cambiamento climatico, con tutte le conseguenze che esso ha sulle vite di milioni di persone in tutto il mondo”. Barreda è uno dei promotori dell’Assemblea Nazionale delle Vittime Ambientali – ANAA, nata sei anni fa in Messico e che raccoglie attualmente oltre 200 comunità colpite da una gestione delle risorse e del territorio irrazionale e devastante. Proprio l’ANAA, assieme a La Via Campesina, il Sindacato Messicano d Elettricisti – SME, e il Movimento di Liberazione Nazionale – MLN, ha organizzato nei giorni precedenti al vertice di Cancun le carovane internazionali di denuncia e resistenza che stanno percorrendo il paese per mostrarne al mondo una faccia inedita, nascosta dall’informazione ufficiale. Partite da San Luis Potosì, Acapulco e Guadalajara, le prime tre carovane si sono riunite il 30 novembre a Città del Messico per dare luogo ad una Marcia per la Vita che ha attraversato la città al grido “globalizziamo la lotta, globalizziamo la speranza”. Ripartite il giorno successivo alla volta di Cancun, raccoglieranno lungo il cammino altri tra spezzoni, a Puebla, Oaxaca e Chiapas per arrivare tutti insieme a Cancun il prossimo 3 dicembre. Durante il tragitto le carovane, composte da attivisti, giornalisti ed osservatori internazionali ma anche da tanti rappresentanti di comunità messicane in resistenza, hanno incrociato lotte e condiviso esperienze lungo sei giorni di intenso cammino.

Conflitti minerari, sovrasfruttamento e inquinamento delle falde acquifere, lotte sindacali, poli industriali altamente contaminanti, mega infrastrutture di evidente impatto sul territorio raccontati dalla viva voce dei comitati in lotta. All’arrivo a Cancun le carovane si riverseranno nell’accampamento organizzato come al solito da La Via Campesina, dove prenderà il via il giorno seguente il Foro Globale per la Vita e la Giustizia Ambientale e Sociale. Non molto distante, il 5 dicembre, partirà invece il Foro Internazionale per la Giustizia Climatica organizzato dalla coalizione internazionale Dialogo Climatico. Dall’Italia sarà presente a Cancun una folta delegazione di Rigas, la Rete Italiana per la Giustizia Ambientale e Sociale – che riunisce circa 70 organizzazioni tra comitati locali, associaizioni e sindacati – per partecipare ai fori alternativi e alle mobilitazioni. La manifestazione di piazza, unitaria, è prevista per il 7 dicembre. Il lemma, che riprende il nucleo delle rivendicazioni dei movimenti di tutto il mondo, riporta alla necessità di avviare più che negozazioni sul taglio delle emissioni, un processo reale di cambiamento dell’assetto economico globale. “Cambiamo il sistema, non il clima”. È questa la sfida che i movimenti sociali vorrebbero fosse raccolta, seppur in extremis, come assunzione di responsabilità dai grandi della terra.