Immanuel Wallerstein: La Sinistra USA E Le Prospettiva Future

Immanuel Wallerstein: la sinistra USA e le prospettiva future

wallersteinLa seconda situazione è la crisi strutturale del capitalismo quale sistema mondiale, che secondo la mia opinione si estinguerà certamente entro i prossimi 20 o 40 anni. Questo è il medio termine. E, se la sinistra non disporrà di un piano per questo medio termine, ciò che andrà a sostituire il capitalismo come sistema globale, sarà sicuramente qualcosa di ancora più negativo, probabilmente molto più negativo del sistema con il quale conviviamo da ormai 5 secoli.

Entrambe le situazione richiedono tattiche differenti, ma combinate tra loro. Qual’è la nostra situazione a breve termine? Gli Stati Uniti hanno eletto un Presidente centrista le cui inclinazioni sono un po’ più a centro sinistra. La sinistra, o la maggior parte di essa, lo ha votato per 2 ordini di motivazioni. La prima è che l’alternativa era di fatto peggiore, molto peggiore. Pertanto ciò che si è fatto è stato votare per il minore dei mali. La seconda motivazione è stata che si è pensato che l’elezione di Obama avrebbe dato più spazio ai movimenti sociali della sinistra.

La problematica che la sinistra sta affrontando non è di certo nuova. Situazioni analoghe sono avvenute di frequente. Roosevelt nel 1933, Attlee nel 1945, Mitterand nel 1981, Mandela nel 1994, Lula nel 2002, tutti questi sono stati gli Obama del luogo e del tempo. E l’elenco potrebbe prolungarsi all’infinito.
E cosa fa la sinistra quando tutti questi personaggi deludono le aspettative, come del resto non possono non fare, dato che appartengono tutti a schieramenti del centro, anche se  orientati a sinistra?
A mio avviso, l’unica attitudine sensata è quella adottata dal grande, forte e militante MST (Movimento dei Senza Terra) in Brasile. L’ MST ha appoggiato Lula nel 2002, e nonostante tutte le promosse che egli non ha mantenuto, ha appoggiato la sua rielezione anche nel 2006. E Lo fece in piena cognizione dei limiti del governo Lula, e anche perchè l’alternativa era ovviamente peggiore. Inoltre ciò che l’MST fece fu mantenere costante il livello di pressione sul governo, incontrandosi con esso, denunciandolo pubblicamente quando esso lo meritava, e mobilitandosi sul campo per combattere i suoi errori.

L’MST sarebbe un buon esempio da seguire per la sinistra statunitense, se avessimo qualsiasi cosa ad esso comparabile, in termini di un movimento sociale forte. Ma nonostante non disponiamo di niente di simile ciò non dovrebbe impedirci di formarne uno e di organizzarci nel miglior modo possibile e fare come fa l’MST, esercitare continuamente ed apertamente pressione su Obama, pubblicamente e con forza, ma anche acclamarlo ed incitarlo quando fa qualcosa di buono. Ciò che pretendiamo da Obama non è la trasformazione della società. Egli non mira a questo né tantomeno è in grado di offrircelo. Vogliamo da lui misure che minimizzino il dolore e la sofferenza che in questo momento patisce la maggioranza delle persone. Questo lui lo può fare, ed è per questo che le pressioni esercitate su di lui possono fare la differenza.

Il medio termine è totalmente un’altra cosa. E in tale frangente Obama è irrilevante, come lo sono tutti gli altri Governi di centro sinistra. Ciò che sta accadendo è una disintegrazione del capitalismo come sistema mondiale, non perchè esso non sia più in grado di tutelare il benessere della stragrande maggioranza della popolazione (questo è qualcosa che il sistema non potrà mai soddisfare), ma perchè non riesce più a garantire che i capitalisti godano della possibilità di accumulare capitali senza fine, che è poi la ragion d’essere del capitalismo stesso. Siamo giunti ad una fase nella quale nè i capitalisti, né i loro avversari (noi), stanno tentando di preservare il sistema. Stiamo entrambi tentando di stabilire un sistema nuovo, ma è chiaro che abbiamo idee molto differenti- in realtà radicalmente opposte- quanto alla natura di tale sistema.

Il sistema ha perso gran parte del suo equilibrio, ed è divenuto caotico. Lo stiamo vedendo nelle folli fluttuazioni di tutti gli indicatori economici utilizzati- i prezzi delle commodities, i valori relativi delle monete, i livelli reali della tassazione, e la quantità di beni prodotti e commercializzati. Dato che nessuno sa realmente quali saranno le variazioni di questi indicatori, che mutano praticamente tutti i giorni, nessuno è in grado di pianificare nulla di sensato.

In tale situazione, nessuno, di qualsiasi schieramento politico, sa per certo quali misure saranno le piu’ efficaci. Questa confusione intellettuale si presta ad ogni tipo di demagogia frenetica. Il sistema si sta biforcando, il che significa che entro 20 o 40 anni, ci sarà un sistema nuovo, che creerà ordine a partire dal caos.

Ma non sappiamo di quale sistema si tratti.

Cosa possiamo fare? Per cominciare, abbiamo bisogno di chiarezza sull’oggetto di questa battaglia. E’ la lotta tra lo spirito di Davos (a favore di un nuovo sistema che non sia il capitalismo, ma che sia comunque gerarchizzato, sfruttatore e polarizzato) e lo spirito di Porto Allegre ( un sistema nuovo che sia relativamente democratico e ugualitario). Non esite il male minore qui. Una cosa esclude l’altra.

E che cosa deve fare la sinistra? Promuovere chiarezza intellettuale in relazione alla scelta fondamentale. In seguito, organizzarsi in mille modi diversi su mille piani diversi per spingere le cose nella giusta direzione.

Il primo passo da compiere è disincentivare il più possibile l’accumulazione. La seconda è mettere in pratica esperimenti con qualsiasi tipo di strutture nuove più in sintonia’ con i principi della giustizia sociale e della tutela dell’ambiente. Infine la terza cosa che dobbiamo fare è promuovere l’ottimismo realista.
La vittoria è ancora molto lontana. Ma non impossibile.

Sintetizzando si tratta di: lavorare a breve termine per minimizzare la sofferenza, e nel medio termine per assicurare che il sistema che emergerà sia un sistema migliore, e non peggiore. Ma occorre fare ciò senza trionfalismi e con la consapevolezza che la lotta sarà dura.

Immanuel Wallerstain

Traduzione di Magda Corti