Il Vertice Del Mercosur Condanna Il Golpe In Honduras

Il vertice del Mercosur condanna il golpe in Honduras

Giuseppe De Marzo A Sud [uscito su Carta.org il 28 Luglio 2009] – Oltre alla discussioni delle questioni tra i paesi membri, il trentasettesimo vertice del Mercosur chiede il ripristino dell’ordine costituzionale in Honduras. Si è tenuto ad Asunción, capitale del Paraguay, il trentasettesimo vertice del Mercosur, l’organizzazione sovranazionale che riunisce Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. All’incontro hanno partecipato, come di consueto, anche i membri associati Bolivia e Cile, oltre al Venezuela, che da più di due anni attende di essere inserito all’interno della membership ufficiale dell’organizzazione.


La crisi politica e istituzionale in Honduras, determinata dal colpo di Stato dello scorso 28 giugno, è stata una delle questioni al centro del vertice del Mercosur. I presidenti dei Paesi presenti al vertice hanno discusso della situazione nel Paese centroamericano.

I presidenti presenti hanno sottoscritto una dichiarazione in cui hanno ripetuto la loro «energica condanna del colpo di stato contro il governo costituzionale dell’Honduras» e l’arresto e l’espulsione del Presidente Manuel Zelaya. Il gruppo dei Presidenti ha affermato che «non riconoscerà nessun governo che risulti da una rottura dell’ordine costituzionale» in Honduras e che «non accetterà atti unilaterali provenienti dalle autorità illegittime dell’Honduras, inclusa una chiamata alle elezioni».

Il Presidente Lugo ha affermato che «il colpo di Stato del 28 di giugno mostra che le democrazie in America Latina rimangono fragili». Ha inoltre espresso la speranza che il continente americano non viva più la tragedia delle dittature.

Nel corso del summit si sono toccati altri argomenti di grande peso per la regione, come la necessità di trovare soluzioni ad alcune problematiche fiscali nei rapporti commerciali, il processo di integrazione delle monete regionali e la ricerca di una politica di difesa dagli effetti della crisi economica mondiale.

Dal punto di vista fiscale il tema principale è stata la necessità di eliminare la doppia imposta per i prodotti importati: al momento infatti una merce che proviene da un’area esterna al Mercosur viene tassata al suo ingresso, ma deve sopportare un ulteriore dazio doganale se viene poi trasportata attraverso i diversi paesi dell’area. Una problematica che condiziona le trattative per la chiusura di accordi commerciali internazionali, come quello con la Unione europea.

Un ulteriore aspetto di grande importanza che al centro del dibattito tra i leader del Mercosur è quello legato all’utilizzo delle monete locali per gli scambi commerciali. L’eliminazione del dollaro come moneta di riferimento è già realtà tra Argentina e Brasile e consente di limitare gli effetti della crisi finanziaria sulla volatilità del sistema delle valute.

I capi di Stato hanno analizzato l’applicabilità del sistema in tutta l’area dell’organizzazione e la possibilità che sia utilizzato per qualsiasi tipo di interscambio, come quello di servizi. L’esame di nuove strategie per ridurre le cosiddette ‘asimmetrie’ tra le nazioni economicamente più forti e i soci più deboli è uno dei punti in agenda ma, per stessa ammissione del ministro dell’Economia uruguayano, Danilo Astori «non è stato ancora possibile concretizzare progressi significativi» .

Non è stato trovato un accordo invece in merito al punto più critico, cioè quello relativo al meccanismo della “doppia tariffazione”, per il quale le merci che giungono per la prima volta all’interno dell’area vengono tassate una seconda volta se circolano verso gli altri Paesi del Mercosur, e dell’imposizione di barriere non tariffarie che sono state innalzate per volere di Argentina e Brasile soprattutto nei confronti di prodotti cinesi.

Tali misure sono avversate particolarmente dall’ Uruguay e da Paraguay e Bolivia, che non hanno accesso al mare e non hanno dunque potere fiscale sulle merci in arrivo dall’esterno.

Infine, non è stato raggiunto un accordo neppure sul progetto relativo all’istituzione di una Corte di Giustizia del Mercosur, osteggiato soprattutto da Buenos Aires e Asunción in quanto viene visto come una perdita di sovranità lesiva dell’interesse nazionale.

 

su Carta.org