Il Tribunale Latinoamericano Dell’Acqua Fa Trasferta Ad Istanbul

Il Tribunale Latinoamericano dell’Acqua fa trasferta ad Istanbul

di Marica Di Pierri su Asud

Dal 10 al 14 marzo, subito prima dell’inizio del World Water Forum, che si conclude proprio oggi, si è svolta ad Istanbul la sessione straordinaria del Tribunale Latinoamericano dell’Acqua.

Il Tribunale è un’entità creata dalla società civile, che dal 2005 celebra una sessione l’anno in America latina, ed ha scelto quest’anno di celebrare la sua prima sessione straordinaria fuori dal continente in occasione del Forum di Istanbul.

Come nel caso del Tribunale Permanente dei Popoli, le sentenze del Tribunale dell’acqua non hanno valore giuridico vincolante, ma hanno il merito di aprire il dibattito sui temi di cui si occupa e di dare visibilità ai conflitti locali, ambientali e sociali, causati dall’implementazione di megaprogetti o politiche economiche che minacciano l’accesso all’acqua, il diritto di autodeterminazione delle comunità sui propri territori, la sovranità alimentare e molti altri diritti umani inviolabili.Nel 2005 il Tribunale si è riunito nella sua prima sessione, realizzata in Costa Rica, dove ha sede. Nei due anni seguenti, 2006 e 2007, si è svolto in Messico, mentre nel 2008 in Guatemala. Alla fine dell’ottobre prossimo, la sessione ordinaria 2009 si svolgerà a Buenos Aires, Argentina.

Ogni anno il Tribunale esamina e decide sui casi presentati dai movimenti sociali latinoamericani, che devono produrre la documentazione richiesta dalle regole procedurali, e le prove inerenti contaminazione, saccheggio delle risorse, distruzione ambientale o qualunque altra violazione di cui si accusi lo stato responsabile. I governi chiamati in causa possono presentare memorie difensive, rispettando i principi del giusto processo.

Ad Istanbul per la prima volta sono stati presentati casi relativi ad un paese non latinoamericano. Tre i casi discussi sulla Turchia: le dighe di Ilisu, Yusufeli e Munzur. Due quelli latinoamericani; le dighe sul Rio Madera in Brasile e il complesso caso dell’Assemblea Nazionale dei Danneggiati Ambientali del Messico, che è stato esaminato a mo’ di presentazione preliminare.

Quest’ultimo caso rappresenta in effetti una novità nei casi discussi dal Tribunale: non è un unico conflitto ma una assemblea formata da oltre 60 organizzazioni sociali e comunità locali che subiscono in Messico le disastrose conseguenze ambientali delle politiche portate avanti dal governo: devastazione ambientale, contaminazione dell’acqua, privatizzazione dei beni comuni e dei servizi basici, effetti nocivi sulla salute umana e l’agropastorizia, distruzione dei territori. Effetti legati non solo all’implementazione di progetti inerenti lo sfruttamento dei bacini e corsi idrici, ma alla mal gestione dei rifiuti, a miniere, reti viarie, urbanizzazione selvaggia.

Preso in esame il caso e riconoscendone la complessità, il Tribunale non ha emesso sentenza, ma – è qui la novità – ha denunciato lo Stato messicano per la distruzione del sistema idrico nazionale.

Questa nuova interconnessione e visione di insieme tra i vari conflitti presenti sul territorio di un singolo stato, ha influnzato il Tribunale nel verdetto contro i tre casi turchi. A parte le singole sentenze, il Tribunale ha infatti riconosciuto che lo stato Turco agisce violando sistematicamente i diritti della popolazione all’acqua, alla terra, alla sovranità alimentare, alla salute, all’ambiente.

A Buenos Aires, ad ottobre, sarà preso nuovamente in esame il caso messicano dell’Assemblea Nazionale dei danneggiati Ambientali, che ha formulato una richiesta in 21 punti, in cui si chiede allo stato messicano di rispondere delle situazione sulle quali sollecitano l’attenzione ed adoperarsi per risolvere le problematiche sociali ed ambientali ad esse connesse, denunciando in maniera specifica tre istituzioni messicane, Semarnat, Profepa e Conagua.

In Messico la rete di attivisti, comunità, organizzazioni e movimenti sociali ha dato vita alla fine del 2008 proprio all’Assemblea Nazionale di danneggiati Ambientali. Tra i promotori dell’iniziativa il CASIFOP, Centro di Analisi, Ricerca e Formazione Popolare fondato tra gli altri dall’economista Andres Barreda.

L’Assemblea sta promuovendo in queste settimane le pratiche per aprire anche in seno al Tribunale Permanente dei Popoli della Fondazione Lelio Basso un capitolo tutto dedicato alla disastrosa situazione del paese di Zapata.

Per informazioni: www.tragua.com