Il Tradimento Di Correa

Il tradimento di Correa

 
[di Tancredi Tarantino da PeaceReporter.net] Le immagini del neo-eletto Rafael Correa, che con il suo poncho rosso – indumento tipico delle Ande – si insediava alla presidenza della Repubblica secondo i dettami della tradizione indigena andina, sembrano oggi foto ingiallite dal tempo. 
 
Gli indigeni tornano sul piede di guerra in Ecuador. 
 
Lo scorso 26 febbraio, al termine di un’assemblea straordinaria di due giorni, la Conaie, principale confederazione indigena ecuadoriana, ha dato per concluso il dialogo con il governo del socialista Rafael Correa ed ha annunciato unlevantamiento che potrebbe bloccare il Paese per giorni.

A detta dei principali dirigenti indigeni, a causare questa rottura è stato il mancato rispetto del carattere plurinazionale dello Stato previsto dalla nuova Costituzione nonché l’attuazione di politiche energetiche mirate allo sfruttamento delle risorse naturali in uno dei paesi più biodiversi al mondo.

“Signor Presidente – ha dichiarato Marlon Santi, presidente della Conaie, rivolgendosi a Correa – le miniere, il petrolio, la privatizzazione dell’acqua non avranno più spazio fin quando ci saranno le popolazioni indigene a salvaguardare la madre terra”.

Le immagini del neo-eletto Rafael Correa, che con il suo poncho rosso – indumento tipico delle Ande – si insediava alla presidenza della Repubblica secondo i dettami della tradizione indigena andina, sembrano oggi foto ingiallite dal tempo.

Era il 2007 quando Correa scelse la comunità quichua di Zumbahua, posizionata su uno degli altipiani più suggestivi dell’Ecuador, come luogo dal quale far partire quella “rivoluzione cittadina” che dovrebbe riportare il cittadino e l’ambiente al centro dello Stato.

Da allora l’Ecuador ha mosso notevoli passi in avanti sulla strada dei diritti e del buen vivir. La Costituzione approvata nel 2008 è un’opera magna. Si riconosce il carattere plurinazionale dello Stato, l’ufficialità delle principali lingue indigene, il rispetto dell’ambiente, l’indisponibilità dell’acqua che assurge a diritto umano. L’accesso gratuito ad educazione e sanità diventa realtà per le fasce più povere della popolazione. L’aumento del salario minimo, l’integrazione regionale, il recupero della sovranità nazionale nella lotta al narcotraffico sono anch’essi traguardi impensabili fino a pochi anni fa.

Tutto ciò però non è stato sufficiente a preservare l’attuale governo dalle proteste dei movimenti indigeni. Da una parte, la poca attenzione all’ambiente e alla uso sostenibile delle risorse naturali e, dall’altra, lo scarso coinvolgimento delle comunità indigene nelle decisioni che riguardano la gestione dei loro territori, sono i motivi che hanno portato la Conaie a dichiarare in levantamiento le popolazioni native, nonostante i tentativi di dialogo dell’ultima ora fatti dal Governo.
 
Una mobilitazione progressiva, come la definisce lo stesso Marlon Santi, che comporterà la ricerca di alleanze con tutti i movimenti sociali.

In realtà la relazione tra Correa e il movimento indigeno, problematica fin dall’inizio, si è incrinata ulteriormente a settembre dello scorso anno, in seguito alla morte di Basco Visun, un professore di etnia shuar ucciso nel nord del Paese nel corso di violenti scontri con la polizia che avevano causato decine di feriti tra le popolazioni native. Da allora il dialogo fra governo e indigeni si è fatto sempre più aspro.

Ciò che gli indigeni rimproverano oggi a Correa è l’incapacità di avviare un processo di transizione in grado di superare l’attuale assetto industriale ed economico del paese, basato sullo sfruttamento delle principali risorse naturali a discapito del rispetto della natura e delle popolazioni indigene, la cui sopravvivenza stessa è intimamente legata alla pacha mama, la madre terra.

Gli stessi programmi pensati dal governo per migliorare le condizioni di vita nelle comunità indigene e rurali, come il piano per la titolarità delle terre a chi le possiede o la concessione di frequenze per la creazione di radio comunitarie che possano dar voce ai nativi, sono misure bollate oggi dagli indigeni come biechi tentativi di dividere il movimento. Un movimento che in realtà unito non lo è da parecchi anni. Non a caso un pezzo importante del movimento indigeno, la Fenocin, continua a sostenere Correa e a sedere in parlamento tra i banchi del partito di governo, Alianza Pais.

Difficile prevedere le conseguenze di questa posizione assunta dalla Conaie.
 
Correa intanto ha già avviato una campagna di comunicazione per screditare la principale confederazione indigena, chiarendo però che rispetterà le manifestazioni purché queste avvengano nel rispetto della Costituzione. “Se i nativi proveranno a bloccare le vie di comunicazione e a sequestrare liberi cittadini, come già accaduto in passato – ha dichiarato il Presidente – queste azioni verranno represse e sanzionate”.
 
Poco probabile che gli indigeni si lasceranno influenzare da tali dichiarazioni.
 
 
Tancredi Tarantino