Il Sì Dell’Ecuador All’assemblea Nazionale Costituente

Il sì dell’Ecuador all’assemblea Nazionale Costituente

ecuador1Un assoluto SI è stato dato dal “popolo ecuadoriano che non si lascia più ingannare”, secondo le parole di un Presidente entusiasta per la vittoria nazionale, proprio nel giorno in cui compie tre mesi di mandato. 78,1% per il sì e 11,5% per il NO è il risultato provvisorio della consultazione popolare convocata dal Presidente Rafael Correa il 15 Aprile scorso per chiedere al popolo sovrano se voleva o meno una Assemblea Nazionale Costituente, con pieni poteri, per riformare il quadro istituzionale dello Stato. Sconfitta storica per la partitocrazia neoliberale. Il processo ecuadoriano sta avanzando fermamente verso la sua seconda indipendenza. Il passo successivo sarà la costituzione di una “forza patriota che guidi l’Assemblea Costituente”. Questo permetterà di tagliare definitivamente con il passato.
Il bananero multimilionario Alvaro Noboa, arrivato oggi a Miami, e l’ex vicepresidente Oswaldo Hurtado, della Democracia Cristiana, sono convinti che “il popolo si sia sbagliato” e che “si pentiranno di aver votato per il SI”.


Per il momento migliaia di ecuadoriani hanno festeggiato il trionfo fino a notte fonda riversandosi nelle sedi di Alleanza Pais, nella Plaza Grande o nei locali dell’Accordo Nazionale Costituente.


Correa ha affermato in conferenza stampa: “era in gioco la patria, era in gioco il futuro…il popolo ha detto sì al futuro, sì alla patria”. Ed ha aggiunto: “Ci sono ancora molte battaglie da vincere. Cercheremo l’unità nelle candidature ad assembleisti per formare una forza patriottica e progressista e dominare la Nuova Assemblea. Oggi ha trionfato l’infinito amore per la patria. Oggi, che la patria è di tutti, non permetteremo che ce la continuino a rubare. Non abbiamo permesso e non permetteremo che si neghi il diritto del popolo di esprimersi liberamente nelle urne. Non permetteremo mai l’imposizione di un modello straniero”.
Andiamo con entusiasmo verso la Costituente, che permetterà una democrazia veramente rappresentativa e più partecipativa, riordinerà territorialmente il paese e supererà il nefasto modello neoliberale.
Cancelleremo il debito con il Fondo Monetario Internazionale pagando giovedì prossimo nove milioni di dollari. Espelleremo inoltre il rappresentante della Banca Mondiale da Quito perchè non accettiamo ricatti da nessuno”.