Il Ritorno Del MAS: Intervista A Oscar Olivera Foronda

Il ritorno del MAS: intervista a Oscar Olivera Foronda

Il 18 ottobre 2020 si sono celebrate in Bolivia le elezioni presidenziali, un anno dopo i comizi del 2019 che hanno messo sottosopra il paese. Queste elezioni culminano un anno di grandi tensioni politiche e sociali segnato da scontri, manifestazioni, l’esilio del presidente Evo Morales dopo 13 anni di governo ed un paese profondamente diviso e fratturato. Un anno dopo torna a trionfare il partito di Evo Morales, il MAS, con un risultato schiacciante sulle opposizioni ed un consenso addirittura superiore a quello ottenuto nel 2005. Per cercare di comprendere quanto accade in Bolivia presentiamo un estratto di un’intervista a Oscar Olivera Foronda, leader dei movimenti che si opposero alla privatizzazione dell’acqua nel 2000 e coordinatore della Fundacion Abril, partener del progetto PACHAMAMA, alla radio argentina La Tribu.

“In Bolivia abbiamo attraversato un anno molto difficile non solo per le questioni legate alla pandemia, ma anche a livello politico. Come risultato delle elezioni presidenziali dello scorso anno, elezioni dimostratesi fraudolente che hanno portato un ormai ex-presidente a scappare dal paese. Ed un conseguente colpo di stato della destra che ha approfittato della situazione di indignazione ed esaurimento della popolazione dopo un governo che è durato 13 anni. Il Governo di Evo Morales è stato il prodotto di una mobilizzazione, di una ribellione popolare contro uno stato di cose iniziata nel 2000 fino al 2005. Questa grande mobilizzazione popolare ha dato al MAS e a Morales la possibilità ed il mandato di attuare profondi cambiamenti istituzionali per garantire una partecipazione legittima e sostanziale delle persone nella politica. Purtroppo questi cambiamenti non sono avvenuti, il MAS ed Evo Morales sono stati assorbiti dall’apparato statale e dalle dinamiche di superbia, corruzione e autoritarismo che lo caratterizzano. E noi, i movimenti sociali, abbiamo smesso di organizzarci, ci siamo fidati troppo di queste persone al comando e quando abbiamo smesso di organizzarci e di avere un tessuto sociale coeso, abbiamo perso la nostra facoltà più importante: l’autonomia. Sin da quando ero molto giovane ho vissuto il succedersi di diversi governi autoritari, ma non ho mai percepito una situazione così difficile per i movimenti sociali, nella loro capacità di costruire forza e consenso per raggiungere i loro obiettivi come, per esempio, l’agenda di cambiamento sociale stabilita tra il 2000 ed il 2005. L’autonomia dei movimenti è stata stigmatizzata, chi si opponeva o criticava le scelte del governo veniva etichettato come “di destra” o finanziato dal governo statunitense o della CIA. Ma il movimento che ha portato al potere Evo Morales ed il MAS nel 2005 è stato un movimento autonomo. Il MAS non è nato come un partito politico tradizionale, è nato come strumento politico dei movimenti sociali. (…)

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è caduta nel 2016 quando, in modo assolutamente interessato e cinico, il governo del MAS, nonostante fosse stato realizzato un referendum in cui il popolo si è espresso contro la rielezione a tempo indeterminato di Morales, ha utilizzato tutti gli strumenti per ri-candidare Evo Morales alla presidenza per le elezioni del 2019. La popolazione si è opposta a questa decisione e con le elezioni fraudolente del 2019 si è creata mobilizzazione che ha allontanato Evo Morales dalla scena politica. (…)

Oggi (novembre 2020, ndr) il MAS ha ottenuto il 55% dei voti, un risultato elettorale migliore di quello ottenuto nel 2005, ma come si spiega un fatto del genere? Come si spiega che nel 2019 il popolo espelle il MAS ed Evo Morales dal governo e nel 2020 gli concedono una maggioranza molto ampia per ritornare al potere? Io penso che ci siano segnali molto chiari in questo apparente paradosso. Innanzitutto questi risultati testimoniano che nel 2019 la mobilizzazione popolare non era contro il MAS, contro il processo di cambiamento, ma contro Evo Morales e la sua perpetuazione nel potere. Il centralismo ed il caudillismo di Morales che vanno contro i principi stessi delle comunità indigene che vedono la rotazione degli incarichi di potere e rappresentazione come un aspetto fondamentale. La rappresentazione della comunità è una responsabilità appunto della comunità e non una individuale. Un secondo elemento importate è che le persone hanno ancora fiducia nel processo di cambiamento iniziato nel 2000, nel cambiamento della matrice economica e coloniale del paese, nel cambiamento di un apparato istituzionale autoritario, gerarchico e fondamentalmente patriarcale. Il voto dimostra che le persone credono ancora che questi cambiamenti possano avvenire e non vogliono ritornare al passato. Un terzo elemento è la questione del razzismo. In questo anno di governo criminale e transitorio presieduto dalla presidenta Añez, il razzismo contro la classe umile e lavoratrice si è acuito e non solo contro i campesinos indigeni, ma anche contro le classi medie urbane. Ma il popolo ha capito che in questi tempi di crisi la cosa più importante è stabilire legami di solidarietà e la reciprocità ed il razzismo e la discriminazione non sono nei cuori e nei sentimenti delle persone. I primi promotori di questo razzismo sono stati la presidenta e il Ministro dell’Interno del governo transitorio che hanno recuperato questo elemento nefasto della politica boliviana. Un ultimo elemento da prendere in considerazione è che le persone vogliono stabilità economica e sappiamo che la stabilità economica sarà molto difficile da mantenere in questi tempi di crisi sanitaria e instabilità globale. Nel precedente governo del MAS, il popolo ha percepito la capacità di garantire una stabilità economica al paese ed ha deciso di fidarsi dell’allora Ministro dell’Economia ha gestito l’economia del precedente decennio, Luis Arce Catacora, che oggi è il presidente eletto della Bolivia. (…)

Ma aldilà di ciò che succede nelle alte sfere della politica, per me l’importante sono i compiti che dobbiamo darci come movimenti dal basso. Soprattutto il compito fondamentale di recuperare la fiducia reciproca tra le organizzazioni ed i collettivi, le comunità, i quartieri e anche le stesse famiglie. Per noi, e lo veniamo dicendo da 5 anni, il compito fondamentale è la ricostruzione della comunità ovvero del tessuto sociale. Che significa ristabilire in ogni territorio una convivenza sociale armonica ed un rapporto armonico con la natura. E stabilire collettivamente e come comunità un orizzonte condiviso verso il quale camminare, un’agenda comune sociale e politica. Questi sono i compiti e le sfide importanti per i movimenti piuttosto che stare attenti a ciò che succede nelle istituzioni politiche e nel partito dobbiamo essere consapevoli e ricuperare l’autonomia dei movimenti e la capacità di agire e fare politica dal basso”.

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