Il Dilemma Esistenziale Della Comunità Andina

Il dilemma esistenziale della Comunità Andina

Quel giorno, l’attuale rieletto mandatario ha dichiarato ai media che “bisogna programmare molto seriamente il futuro della CAN” e che “l’universo integratore latinoamericano ormai non è sub-regionale”.

 Lo strappo non era necessariamente “bolivariano”, ossia diretto ad accompagnare il Venezuela del presidente Hugo Chávez, che ha abbandonato la CAN nel 2006, ma rispondeva a problemi interni.

Dato che la sua economia dipendente dal dollaro lo rendo più vulnerabile alla crisi economica mondiale, l’Ecuador ha deciso di sospendere le agevolazioni doganali verso Colombia, Perù e Bolivia. 

Questo è successo a gennaio scorso, facendo scoppiare una discussione interna e provocando, poco dopo, che  l’organismo emettesse a marzo la risoluzione 1227, con la quale si sollecita l’Ecuador  a tornare a dare la precedenza ai suoi soci andini.

In sintesi, chiedendo che questi siano esenti dal pagamento di almeno il 20% delle imposte che si fanno pagare a qualsiasi altro paese. Finora il problema non è stato risolto, lo dimostra la “frammentazione” esistente nella CAN, così come spiega Diego García Sayán, ex Ministro degli Esteri del Perù e direttore generale dell’organizzazione internazionale privata Comisión Andina de Juristas (CAJ).

 “Ci troviamo —sostiene— in una fase di indebolimento di questo organismo, in parte perché esistono visioni politiche differenti”. 

Questo è certo.

Attualmente, questa comunità in cui vivono 99 milioni di persone —che parlano 165 lingue e che abitano in circa 4 milioni di km²— è governata da quattro leader politici di segno molto distinto. Si può dire che ci sono due gruppi di due presidenti.

 Da un lato, i capi di Stato Evo Morales, della Bolivia, e Correa, apparentemente associati dalle loro simpatie “bolivariane”, critici dei trattati di libero commercio (TLC) e con economie basate sulle liberalizzazioni dei mercati. Dall’altro lato, il peruviano Alan García e il colombiano Álvaro Uribe, sommamente devoti ai TLC.



Libero commercio vs. integrazione


Alejandra Alayza, della organizazione peruviana Red de Globalización con Equidad (RedGE), sostiene che  TLC sono la fossa dell’integrazione. La prova è il lento sviluppo delle negoziazioni verso un Accordo di Associazione tra la CAN e l’Unione Europea (UE).

Colombia e Perù, ad esempio, desiderano stabilire accordi commerciali separati con l’UE. 

“A causa delle difficoltà che ci sono per ottenere una posizione comune —spiega Alayza— ha finito per convertirsi in un TLC classico. Le componenti di cooperazione e dialogo politico, che presumibilmente lo differenziano dall’accordo con gli Stati Uniti, sono passate in secondo piano”. 

Questa sindrome, come segnala Alayza, ci rende più vulnerabili, ma lascia anche da parte qualcosa che risulta fondamentale: il commercio intra-andino non è da disprezzare.

Le esportazioni intra-regionali nel 2007 sono salite a 5,8 miliardi di dollari USA, quando nel 1970 arrivavano solo a 75 milioni. La CAN è stata fondata nel 1969.

 La forza di questo interscambio andino, inoltre, risiede —ricorda García Sayán— nei prodotti manifatturieri, come vestiti, calzature, conserve. Le esportazioni dalla Colombia alla Bolivia, per citare un caso (due paesi con regimi di segno politico molto diverso), sono cresciute, tra il 2007 e il 2008, del 43.5%. E quelle dall’Ecuador alla Colombia, nello stesso periodo, sono aumentate del 24.5%. 

Dal 1970, in tutto il settore dei prodotti manifatturieri, il commercio tra i soci andini è cresciuto 131 volte, mentre le esportazioni della CAN verso il resto del mondo sono, prevalentemente, di materie prime. Esiste un grande mercato che, in caso l’organismo sub-regionale si dissolvesse o si piegasse, rimarrebbe inutilizzato. 



Un altro fattore che, a quanto pare, contribuisce a far vacillare la CAN è, secondo l’ex ministro degli Esteri peruviano, la scarsa connessione che ha l’organismo con la popolazione, anche se esistono tre Consigli Consultivi (dei lavoratori, delle imprese, dei Popoli Indigeni), il Tribunale Andino di Giustizia, il Parlamento  Andino (che dà pareri, ma non legifera) e addirittura un canale della televisione via internet.



“La gente non lo sente nella vita quotidiana”, sostiene García Sayán, aggiungendo che non c’è neanche una grande presenza dell’organismo nei mezzi di comunicazione. 

Il progetto Acción con la Sociedad Civil por la Integración Andina (SOCICAN), finanziato dall’Unione Europea, che cerca di coinvolgere di più la società civile attraverso progetti realizzati da terzi (organizzazioni non governative, sociali, sindacali), cerca di rimediare a questo divario con ciò che egli ha denominato  “integrazione integrante”. 



Vale a dire, una integrazione che comprende argomenti come la lotta contro la corruzione, la democrazia, i diritti umani o il fenomeno della migrazione.  Questa iniziativa mira a complementare il lavoro del Consiglio consultivo, come osservato da Carlos Ortiz, membro del consiglio consultivo andina Lavoro e direttore dell’Instituto Laboral Andino.



Lo stesso Ortiz, tuttavia, afferma che la “CAN è uno degli organismi con la regolamentazione più avanzata, ma non applicata, a causa della mancanza di decisione politica”. Segnala, come esempio, la normativa comunitaria in materia di salute e sicurezza sul lavoro, che impegna i paesi ad adeguare la loro legislazione per rafforzare questo aspetto dell’attività lavorativa. 



“Non si applica per l’inerzia degli Stati e anche degli stessi sindacati, che non sono molto interessati al  processo di integrazione”, ha detto. 

La CAN ha anche un progetto per aumentare la produzione e il consumo di cibi nativi, che coinvolge 80 municipi nei quattro paesi, così come un’Agenda Ambientale 2006-2010, che ha tre assi tematiche  fondamentali: biodiversità, risorse idriche e cambiamento climatico. Sulla base di tale agenda, si mira ad  armonizzare le politiche e adottare le strategie comuni, oltre a promuovere l’educazione ambientale e lo  sviluppo sostenibile.

Come mai una struttura apparentemente ben accordata e un commercio relativamente intenso non producono un organismo sufficientemente robusto? Esiste un’uscita dalla presunta trappola? Freddy Ehlers, l’attuale segretario generale della CAN, sottolinea la necessità dell’integrazione e distende  l’atmosfera politica dicendo che “molte volte la CAN è stata uccisa” ma nella realtà questo non accade mai. Nel mese di giugno, inoltre, quando il Perù assumerà la presidenza di turno del blocco, si prenderà in considerazione una nuova “visione strategica”.

Secondo il vice ministro delle Relazioni economiche internazionali della Bolivia, Pablo Guzmán, questo nuovo approccio dovrebbe comprendere temi come “la biodiversità e l’acqua, la sicurezza, lo sviluppo sociale,la partecipazione dei cittadini e la lotta alla povertà”. 


La proposta suona promettente, ma fin quando sussisterà lo stallo politico, il riciclaggio della CAN sarà lento. “La crisi mondiale, tuttavia, può creare uno scenario dal quale emergerà una soluzione”, ha detto García Sayán, con una lieve speranza.

Anche quando si tratterà prima di tutto di eludere i dissensi interni, come quello  provocato dalla decisione ecuadoriana sulle tariffe, è possibile che continui a porre ostacoli al sogno di Simón Bolívar.

 

Aliadas-News

Traduzione di Michele Mazzone