Il Biocidio è Anche Nel Lazio

Il Biocidio è anche nel Lazio

rifiuti_sito_emergenza_rifiuti_campania--400x300Giovedì 24 ottobre a Roma si svolge un primo incontro in difesa della salute dalla contaminazione ambientale per lanciare una campagna partendo dai territori del Lazio e della Campania. A promuoverlo sono comitati, associazioni, coordinamenti territoriali e realtà sociali che hanno diffuso un appello aperto per lo Stop Biocidio dalla Campania al Lazio . Cos’è il biocidio? Il danneggiamento del patrimonio genetico che espone le persone di molti territori maggiormente al rischio di contrarre tumori, almeno sei milioni in Italia.

 

 

Stop Biocidio. È questa la parola d’ordine partita dalla Campania e divenuta in pochi mesi una chiave di lettura unificante per realtà territoriali geograficamente lontane ma unite dagli stessi drammatici problemi. Una parola d’impatto, con un significato altrettanto forte.

 

 

 

L’oncologo Antonio Giordano ha definito “biocidio”: il danneggiamento del patrimonio genetico dei campani che li espone maggiormente al rischio di contrarre tumori e altre forme di neoplasie. Biocidio significa, quindi, correlazione non più negabile tra contaminazione dei territori e malattie di chi li abita. Lo ha affermato tra gli altri il rapporto Sentieri, realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità sui Siti di Interesse Strategico per le bonifiche.

 

 

 

Sei milioni di persone sono esposte quotidianamente in Italia a livelli di inquinamento dannosi per la salute. Lo sanno bene tra Napoli e Caserta, dove l’incidenza di tumori e altre malattie è al di fuori della media nazionale. Un territorio che ha conosciuto per decenni sversamenti legali ed illegali di rifiuti urbani, industriali e tossici e che paga adesso le conseguenze sociali e sanitarie di quelle attività.

 

 

 

In Campania i movimenti contro le discariche e gli inceneritori si sono riuniti da mesi in una coalizione sociale ampia, che hanno chiamato appunto Stop Biocidio. Non più solo tutela del territorio, ma difesa della salute. Bonifiche immediate e integrali, sotto controllo popolare. Partecipazione popolare nelle decisioni che riguardano la vita delle comunità.

 

 

 

In Lazio, dove finalmente pare aver chiuso i battenti il mostruoso buco nero di Malagrotta (duecentoquaranta ettari di discarica a cielo aperto, la più grande d’Europa), l’unica soluzione possibile, secondo il Commissario Goffredo Sottile, è continuare sulla via di discariche e inceneritori. Due i luoghi papabili: Falcognana, sull’Ardeatina, dove già si smaltiscono rifiuti speciali (il fluff), e Cupinoro, sul lago di Bracciano. Nessuna mossa, nemmeno in prospettiva, in direzione di un piano rifiuti che tenda alla riduzione a monte, al riuso, al porta a porta spinto, al compostaggio. Vertenze attorno alle quali si è coagulato un fronte sociale fatto di comitati, presidi e cittadini decisi a difendere il proprio territorio e la propria salute con l’informazione, la mobilitazione, l’articolazione di percorsi e proposte.

 

 

 

Del resto, in Lazio come in Campania il tema degli impatti sanitari della contaminazione ambientale è tutt’altro che rimandabile. Studi epidemiologici, come il rapporto Eras – Epidemiologia Rifiuti Ambiente Salute,realizzato da dipartimento di Epidemiologia Ssr, Arpa e regione Lazio lo confermano. Bastano pochi esempi: dalla Valle Galeria (che oltre a Malagrotta ospita le raffineria di Roma, cave, un inceneritore di rifiuti ospedalieri e altri impianti contaminanti) alla Valle del Sacco, dove sono concentrati, oltre alla – ormai in disuso – città-fabbrica Snia Bpd per la produzione di armi, un inceneritore, un cementificio e una discarica, al sud della regione dove, secondo le dichiarazioni dei pentiti di camorra, molte sono le aree di stoccaggio illegale di rifiuti industriali.

 

 

 

Per queste ragioni, comitati, associazioni, coordinamenti territoriali e realtà sociali hanno lanciato l’appello aperto Stop Biocidio dalla Campania al Lazioe si riuniranno per la prima volta giovedì 24 ottobre alle 18, presso il centro sociale La Strada, a Roma, per discutere in maniera inclusiva e allargata della costruzione nel Lazio di un percorso che abbia come asse centrale il nesso salute-ambiente. L’obiettivo è dare vita a un grande movimento popolare in difesa del territorio e della salute. Partire dal no a discariche e inceneritori può essere l’avvio ad un discorso molto più ampio sulle politiche industriali del Paese, fondate sulla devastazione dei territori e sul sacrificio delle comunità che li abitano.

 

 

 

Partendo dal presupposto che le lotte reali, quelle vissute sulla pelle della popolazione devono essere rimesse al centro dell’agenda politica, a partire da quella dei movimenti, perché sono le uniche capaci di mobilitazioni in grado di accumulare forze sociali e di spingere realmente per il cambiamento necessario, qui e ora.