I Treni Fantasma Dell’Argentina

I treni fantasma dell’Argentina

di Marica Di Pierri su Carta

Il regista argentino Pino Solanas racconta come un documentario sulle ferrovie diventa metafora della devastazione che il neoliberismo ha portato in Argentina. «La ultima estacion» fa parte di un progetto di sei film per raccontare l’Argentina dopo la crisi del 2001.

Si trova in questi giorni in Italia il cineasta argentino Fernando «Pino» Solanas, per presentare al Festival del Cinema di Slow Food il suo nuovo documentario «La Ultima Estaciòn», che racconta lo smantellamento della rete ferroviaria in Argentina, terminata negli anni ‘90. Il regista – militante di lungo corso e da alcuni anni impegnato politicamente in Argentina con il movimento politico da lui fondato Proyecto Sur – è stato a Roma nei giorni scorsi, dove l’abbiamo incontrato per un’intervista.

Il documentario è il quarto di una serie di lavori dedicati allo scenario argentino dopo la terribile crisi economica del 2001.

«In realtà in totale i documentari saranno sei, cinque sono già usciti mentre l’ultimo è previsto per il 2010 – dice Solanas – Prima di ‘La Ultima Estaciòn’ sono usciti i documentari ‘Diario di un saccheggio’, ‘Il grido degli ultimi’ e ‘Argentina latente’, ognuno dedicato a un diverso aspetto della situazione. L’ultimo, del 2008, si chiama invece ‘Tierra sublevata’ ed è dedicato al problema delle miniere. Subito dopo la crisi, nell’atmosfera surreale dell’Argentina che si ritrovava immersa in un incubo, ho iniziato a girare notte e giorno con la mia telecamera filmando di tutto. Ancora non sapevo cosa ne sarebbe uscito, ma sentivo la necessità di documentare, filmare, consegnare alla memoria collettiva quello che accadeva in quei mesi. Dalle centinaia di ore di girato sono venuti fuori vari filoni di riflessione che sono poi divenuti le sei tracce sulle quale ho lavorato e continuo a lavorare.

Perché questa volta parlare dei treni?

L’Argentina è un paese molto esteso, nel quale la rete ferroviaria ha giocato sin dalla sua costruzione un ruolo importante. Fino alla fine degli anni ‘50 c’erano 54 mila chilometri di ferrovie ad unire le province. A partire da quegli anni, e lungo tutti gli anni ‘60 iniziò il lento smantellamento della rete. Dapprima i chilometri di rete utilizzata si ridussero notevolmente e molti lavoratori furono licenziati, infine negli anni ’90 Carlos Menem decise da un giorno all’altro di sospendere completamente il trasporto di passeggeri e di lasciare soltanto alcuni treni merci a percorrere le lunghe distanze del paese. Attualmente oltre il 90 per cento del trasporto di persone e merci avviene su gomma, con catastrofiche conseguenze sull’ambiente, sull’efficienza dei trasporti, sulla sicurezza. Lo smantellamento della rete ferroviaria è stata un colpo durissimo per le economie regionali, ha significato un aumento sensibile della povertà e una ondata di migrazioni interne: oltre un milione di persone sono migrate dalle zone rurali alle città e circa 800 piccoli centri abitati sono stati abbandonati divenendo paesi fantasma.

Per questo dice che le ferrovie sono un esempio emblematico del modello di saccheggio applicato in Argentina?

Esatto. Dagli anni ‘90 – ma già nel decennio precedente vi erano in nuce tutti gli elementi per comprendere quello che sarebbe avvenuto – il paese è stato letteralmente svenduto ai privati e ai capitali stranieri. Telecomunicazioni, mezzi di comunicazione, trasporti, servizi di base… tutto è stato privatizzato, facendo credere alla gente che il mercato potesse garantire maggior efficienza. Una menzogna, che ha portato il paese ad impoverirsi a tal punto da arrivare senza neppure accorgersene sull’orlo del baratro, e di caderci dentro.

Da alcuni anni ha fondato un movimento politico, Proyecto Sur, che ha avuto ottimi risultati alle ultime elezioni, specialmente a Buenos Aires. Quali sono le idee di fondo, e quali i progetti in campo?
Proyecto Sur ha un progetto molto semplice, che contempla ‘cinque cause’ il cui obiettivo è ‘democratizzare la democrazia’, traghettando le attuali forme delegate verso una democrazia sociale a fortissima partecipazione popolare. Le cinque cause per le quali Proyecto Sur lavora e lotta sono l’uguaglianza e la giustizia sociale, il recupero delle risorse naturali, della sovranità e della difesa dell’ambiente, l’ampliamento e approfondimento della democrazia, la riforma della cultura e dell’educazione, la ricostruzione dei servizi pubblici e l’integrazione autonoma dell’America Latina.

Politica e cinema. Sono ambedue strumenti di emancipazione?

Credo che il cinema possa avere un ruolo importantissimo. Spesso i concetti e le denunce che possiamo espimere a parole lasciano il tempo che trovano. Vedere in immagini le stesse cose invece lascia nello spettatore una impronta ben più profonda. E’ davvero uno strumento di comunicazione, sensibilizzazione e anche di mobilitazione irrinunciabile.