Honduras: Zelaya Pronto A Tornare. Micheletti Caccia Diplomatici Venezuelani

Honduras: Zelaya pronto a tornare. Micheletti caccia diplomatici venezuelani

Il presidente costituzionale dell’Honduras Zelaya ha annunciato che oggi stesso rientrera’ in Honduras: tornare e’ un mio diritto. Fallito il tentativo di mediazione del presidente del Costa Rica. Zelaya sembra pronto alla prova di forza e, quasi un mese dopo il golpe che lo ha defenestrato dal potere a Tegucigalpa, si dichiara intenzionato a rientrare in patria:’Il popolo ha il diritto di disubbidire’ e ha chiesto alla comunita’ internazionale di ‘lanciare misure contro i golpisti’. Inrtanto ieri 22 luglio il governo de facto di Honduras guidato da Roberto Micheletti ha rotto ogni rapporto con il Venezuela, dando un ultimatum di 72 ore ai diplomatici inviati da Caracas per lasciare il Paese.

La decisione è stata annunciata dal viceministro degli Esteri Martha Lorena Alvarado, che ha sottolineato come la ragione sia da cercare nelle “minacce che il governo venezuelano ha diretto verso questo governo, intromettendosi nelle questioni interne e mancando di rispetto alla nostra sovranità”. Alvarado ha poi aggiunto che i rappresentanti diplomatici di Honduras a Caracas torneranno in patria entro tre giorni. La delegazione venezuelana ha però annunciato l’intenzione di rimanere a Tegucigalpa, dato che, ha spiegato l’incaricato d’affari Ariel Vargas ai media, Caracas non riconosce l’autorità del governo golpista. Vargas è il responsabile dell’ambasciata da quando il governo ha deciso il ritiro dell’ambasciatore Armando Laguna in seguito al colpo di Stato del 28 giugno scorso.

La posizione assunta dgli Usa sulla crisi in Honduras, a poche ore dall’inizio del terzo “round” dei negoziati tra governo golpista e presidente eletto, comincia ad avere conseguenze rilevanti nella dinamiche politiche interne del governo statunitense. Ieri doveva essere il giorno dell’ufficializzazione di Arturo Valenzuela come responsabile del Dipartimento di Stato per le relazioni con l’America Latina. Il voto della commissione senatoriale è stato però posticipato, dopo che il senatore repubblicano Jim DeMint ha criticato duramente sia l’atteggiamento di Valenzuela, che aveva definito quello dello scorso 28 giugno un “classico colpo di Stato”, sia del governo statunitense dopo il golpe. DeMint è uno dei 17 senatori repubblicani che hanno scritto al segretario di Stato Hillary Clinton chiedendo al governo di riconsiderare la propria posizione. Il senatore ha contestato ieri la “corsa” di Obama nel “mettersi al fianco di Chavez e Castro prima di sapere cosa fosse effettivamente successo”.

La mancanza di una “politica chiara” degli Usa sulla questione e, secondo quanto emerso dai media statunitensi, il rifiuto di Valenzuela di discuterne nel corso della sua audizione davanti alla commissione, ha spinto DeMint a chiedere che il voto di conferma del suo incarico fosse posticipato. Valenzuela, già uomo di peso dell’amministrazione Clinton, è attualmente direttore del Centro di studi latinoamericani dell’Università di Georgetown e dovrebbe sostituire Thomas Shannon, destinato ad assumere l’incarico di ambasciatore statunitense in Brasile. Il voto della commissione senatoriale, che non dovrebbe comunque mettere a rischio la nomina, potrebbe essere posticipato alla prossima settimana, ritardando di conseguenza anche la nomina di Shannon.

L’episodio arriva dopo che gli Stati Uniti avevano “alzato la voce” con il presidente “de facto” dell’Honduras Roberto Micheletti perché questi accetti il piano del mediatore, il presidente del Costa Rica Oscar Airas. A spiegare a Micheletti la posizione di Washington sulla crisi honduregna, con una telefonata dai toni “molto fermi”, ci aveva pensato da Nuova Delhi il segretario di Stato Usa Hillary Clinton. L’ex first lady, ha spiegato il portavoce Philip Crowley, ha avvertito Tegucigalpa delle “conseguenze che ci potrebbero essere se si rifiuta di accettare i principi indicati dal presidente del Costa Rica, Arias”. Un impatto “significativo in termini di aiuti” e “ricadute potenzialmente a lungo termine sulle relazioni tra l’Honduras e gli Stati Uniti”.

 

fonti: Ansa/Il Velino