Honduras: Mediazione Affidata Al Costa Rica

Honduras: mediazione affidata al Costa Rica

Lunedì scorso il governo ad interim dell’Honduras aveva rifiutato a Zelaya il permesso di entrare nel paese ed ha ammonito che sarà arrestato se tornerà.   “Non saranno mai in grado di governare l’Honduras, dovrebbero saperlo”, ha detto Zelaya al canale tv Telesur sul suo piccolo jet privato mentre si allontanava da Tegucigalpa. “Una nuova tirannia è nata in America centrale”. Gli alleati di sinistra di Zelaya, compresi i presidenti di Ecuador, Paraguay e Argentina, sono volati ieri a El Salvador per appoggiare Zelaya da vicino.

Il presidente ad interim honduregno Roberto Micheletti ha riferito che piccoli gruppi di soldati nicaraguensi si stanno spostando vicino ai confini, ma non li hanno ancora superati. Micheletti ha invitato il presidente del Nicaragua Daniel Ortega, alleato di Zelaya, a rispettare la sovranità dell’Honduras.

Intanto, per la mediazione internazionale – in un primo momento ‘contesa’ tra Stati Uniti e Costa Rica – gli Usa si sono infine fatti da parte lasciando il compito difficile di mediare al Costa Rica.
 
La mediazione sarà guidata dal presidente e premio Nobel per la pace Oscar Arias. Il ruolo del leader centroamericano ha infatti ricevuto il sostegno del segretario di Stato Usa Hillary Clinton e l’approvazione del capo di Stato eletto Manuel Zelaya e di quello golpista Roberto Micheletti.

Se domani al centro della vicenda del Paese centroamericano ci sarà San José, ieri è stata invece la giornata di Washington. Zelaya, deposto da un colpo di Stato militare lo scorso 28 giugno, ha infatti incontrato la Clinton nella capitale statunitense, ricevendo l’appoggio dell’amministrazione americana ma anche un invito a trovare un “cammino migliore” di quello provato domenica, quando il frustrato tentativo del presidente di rientrare in Honduras ha provocato due morti e numerosi feriti negli scontri tra i suoi sostenitori e le forze armate all’aeroporto di Tegucigalpa.


L’ipotesi più accreditata al momento è quella di un ritorno in patria di Zelaya che gli permetta di concludere i sei mesi di mandato che gli restano, con una serie di limitazioni e con l’impegno a non tentare forzature costituzionali come nel caso del referendum,che era stato bocciato dalla Consulta. Clinton ha inoltre ipotizzato che si potrebbe pensare a delle elezioni anticipate e Zelaya ha sostenuto di non avere “nessuna obiezione” di fronte a questa ipotesi, ma ha ribadito la mancanza di legittimità dell’attuale governo che, quindi, non potrebbe convocarle. Nell’annunciare la mediazione di Arias, il segretario di Stato Usa ha in qualche modo scaricato Washington del peso di una posizione definita, dopo le critiche mosse a Obama da alcuni settori per l’appoggio garantito a Zelaya nei primi giorni dopo il golpe, sostenendo che “nel momento in cui si è aperto un processo di mediazione, non voglio pregiudicare una possibile intesa tra le parti”. Da Mosca, il presidente degli Stati Uniti aveva spiegato agli studenti della New economic school che la Casa Bianca appoggia gli sforzi per restituire a Zelaya la presidenza dell’Honduras. E non perché “sia d’accordo con lui”, ma perché “rispettiamo il principio universale per cui la gente deve scegliere i propri governanti”, che piacciano o meno.

Il confronto previsto per domani in Costarica non sarà certamente facile: Zelaya ha ribadito ieri che la riunione di San José “non sarà un negoziato ma l’occasione per pianificare l’uscita di scena dei golpisti” evidenziando come “ci sono cose che non sono trattabili, come il ristabilimento dell’ordine democratico e il reintegro del presidente eletto”.

Intanto, il portavoce della Corte suprema, Danilo Izaguirre ha dichiarato che Zelaya sarà autorizzato a rientrare nel paese se il Congresso nazionale gli concederà un’amnistia. Zelaya aveva detto di essere disposto ad affrontare, al suo rientro in patria, le accuse che l’attendono a Tegucigalpa.

Contemporaneamente l’Interpol ha respinto il mandato di cattura internazionale contro il presidente deposto Manuel Zelaya. L’Interpol ha precisato che la richiesta del governo ad interim honduregno non presenta alcun elemento di diritto. 

 

Fonti: Reuters, Ansa, Velino