Honduras: Elezioni E Conflitto Regionale

Honduras: elezioni e conflitto regionale

Il giorno delle elezioni illegittime in Honduras ha avuto luogo un incidente significativo nell’Hotel Mariott di Tegucigalpa dove gli autori della farsa elettorale avevano fissato la sede delle loro operazioni. Ascoltando la scrittrice Laura Carlsen esprimere la sua opinione critica sulla questione nella hall dell’hotel, un gruppo della destra borghese l’ha infastidita a tal punto che addetti alla sicurezza hanno dovuta scortarla fuori dall’albergo.

Anche all’esterno, il gruppo di funzionari e di “delegati” hanno continuato ad importunare la scrittrice. È stata la schiacciante dimostrazione di ciò che la destra intende per “libertà di espressione”. Decisamente lontana dai radicali, la posizione di Laura Carlsen potrebbe meglio essere definita di centro-sinistra. Ciò nonostante, dopo il fallimento delle elezioni del 29 novembre, i golpisti hanno reagito con estrema rabbia alle sue critiche moderate.

Ernesto Carmona, della Federazione Latino Americana dei Giornalisti, ha indicato il probabile motivo della furia cieca dei golpisti quando, in un suo articolo, ha scritto: “i padroni dell’Honduras possiedono anche i mezzi di comunicazione”: “Prima che stringesse legami con l’iniziativa PetroCaribe e con il progetto Alba, il Presidente ha cominciato ad essere ferocemente ostacolato dai grandi mezzi di comunicazione del paese i cui proprietari sono anche i padroni della terra e dell’economia locale, gli stessi che costituiscono la classe politica che gestisce il Parlamento, la magistratura e….le forze armate. Cioè, i proprietari dei mezzi di comunicazione sono anche “i padroni” del paese.”

Tornano alla mente le parole sempre significative di Rodolfo Walsh: “Le nostre classi dominanti hanno sempre fatto sì che i lavoratori non avessero né storia né dottrina, che non avessero né eroi né martiri. Ogni lotta deve ricominciare da zero, indipendentemente da quelle precedenti: l’esperienza collettiva si perde, le lezioni si dimenticano. In questo modo la storia sembra una proprietà privata i cui padroni sono i padroni di tutto.” In Honduras i golpisti credono di essere i padroni di tutto.  Hanno importunato Laura Carlsen perché credono di essere padroni anche della storia.

Rifiutare la terminologia dei golpisti è un elemento chiave per resistere efficacemente al golpe militare in Honduras. Alan Fajardo, Ministro del Presidente Manuel Zelaya, durante un incontro di giornalisti sandinisti tenutosi a Managua il 3 dicembre, ha osservato che addirittura la frase “governo di fatto” ha la sua origine nel Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Non sapendo come definire la dittatura di Pinochet nel 1973 decisero di definirla “governo di fatto”. Il regime golpista non merita nessun riconoscimento come governo. Questo è il motivo fondamentale che ci porta a rifiutare le elezioni illegittime del 29 novembre.

Argomentare sulla percentuale di astensione tra i votanti con diritto darebbe effettivamente  adito all’ipotesi di validità delle elezioni. Ma il motivo che porta a considerare tali elezioni illegittime è che hanno avuto luogo durante una dittatura usurpatrice  che va avanti per mezzo di omicidi,  torture, violazioni, sadiche repressioni di massa, sospensioni delle garanzie costituzionali, censure mediatiche, abusi del potere giudiziario e persecuzioni nei confronti dei dipendenti pubblici. Nel momento in cui si discute di livello di partecipazione in un contesto di questo tipo si corre il rischio di appoggiare il cinismo e le ipocrisie dei Presidenti Obama, Arias, Martinelli, Uribe ed i loro  complici.

Dobbiamo ricordare che nel 2005, nel Regno Unito, Tony Blair vinse le elezioni con l’appoggio dell’appena 22% del totale dei votanti aventi diritto iscritti all’anagrafe elettorale. Nel 2001, Blair vinse con l’appena 24% dei votanti iscritti. La discussione sulla effettiva rappresentanza popolare delle democrazie elettorali potrebbe durare all’infinito. La stessa discussione diventa del tutto assurda se si applica ad un contesto talmente violento, repressivo ed ingiusto come quello delle “circostanze” “deplorevoli” che anche gli ipocriti europei hanno riconosciuto come tali in Honduras.  Il 29 novembre del 2009, dopo cinque mesi di dittatura non esistevano nella maniera più assoluta ed in nessun modo le condizioni adeguate per delle elezioni libere ed imparziali.

Laura Carlsen ha avuto il coraggio di insistere su questa questione. Ha così infranto la vera omertà che i mezzi corporativi internazionali hanno adottato nei confronti degli eventi honduregni a partire dal golpe del 28 giugno del 2009. Sin dall’inizio l’altra faccia di quel “silenzio giurato” sono state le tante menzogne e la manipolazione delle parole. Hanno descritto il Presidente Manuel Zelaya come una minaccia per la “democrazia” in Honduras. Hanno etichettato il Presidente Zelaya come un “sinistroide” autoritario in cerca della “rielezione”.

Ancora una volta è stato creato un falso orco inesistente per diffondere paura e panico, per giustificare l’ingiustificabile e per guadagnare tempo. La falsa leggenda del “sinistroide autoritario che cerca di imporre la propria rielezione” è circolata in tutto il mondo attraverso gli onnipotenti mezzi di comunicazione del Blocco Occidentale. Si è trattato della fase iniziale della guerra mediatica che ha consolidato il golpe contro il Presidente Zelaya e contro il progetto locale che lo stesso Presidente avrebbe voluto promuovere: il progetto ALBA.

La seconda fase della guerra mediatica è iniziata i primi di luglio con le chiamate al “dialogo”. La regina Isabella Hillary Clinton e i suoi Ministros de Indias del Dipartimento di Stato hanno imposto il loro suddito Oscar Arias come “intermediario” accanto ai golpisti. In questa fase la guerra mediatica si è basata principalmente nell’ignorare i gravi e massicci abusi della dittatura militare dei Gorilletti per dare maggiore priorità ai giochi sleali di Oscar Arias e al caos dell’Accordo di San José.

Il Presidente Manuel Zelaya è riuscito ad evitare questa macchinazione quando a settembre è rientrato a Tegucigalpa. Sembrava che i golpisti non sarebbero riusciti a montare nemmeno una parvenza di processo elettorale convincente. Ma il Ministro de Indias Thomas Shannon è riuscito a recuperare e a riaccendere la macchinazione attraverso una interpretazione sleale della quinta clausola dell’Accordo di San José- Tegucigalpa relativamente alla reintegrazione del Presidente Zelaya. La clausola definiva che l’eventuale reintegrazione sarebbe stata a discrezione del Congresso Nazioale dell’Honduras.

Questa fase di “dialogo” è durata fino a novembre. La grossolana manipolazione dell’accordo San José-Tegucigalpa da pate della Regina Isabella Clinton e del Re Ferninand Obama ha aperto il cammino verso il riconoscimento legittimo della farsa elettorale dei “pinochettis”. Adesso, in fase post elettorale, il messaggio dei mezzi corporativi è il seguente: “forse un problema in effetti esisteva ma adesso con le elezioni è tutto a posto”.

Si dimenticano i massicci abusi contro i diritti umani e contro la costituzione honduregna. I crimini dittatoriali restano impuniti. In questa fase i i paesi del blocco occidentale di sicuro manipoleranno l’informazione per rafforzare il regime golpista di Pepe Lobo.

A livello locale sarebbe sorprendente se, prima del trasferimento illegittimo del potere previsto per il 27 gennaio 2010, non incoraggiassero Pepe Lobo a suggerire la convocazione di una Assemblea Nazionale Costituente ai sensi delle norme e degli standard imposti dai poteri golpisti del Congresso Nazionale e della Corte Suprema di Giustizia. Ferdinand e Isabella appoggerebbero tale manovra in nome della “democrazia”. L’Unione Europea la finanzierebbe. La sfida del Fronte di Resistenza contro il Colpo di Stato sarà quello di mantenere l’unità e respingere una simil cinica manovra così come sono state rifiutate le elezioni dei golpisti.

A livello regionale, Stati Uniti ed Unione Europea cercheranno di fomentare la similitudine tra il regime golpista di Pepe Lobo e il governo legittimo di Daniel Ortega in Nicaragua. L’opposizione nicaraguese ha ripreso ad urlare la sua condizione di repressione, la mancanza di libertà di espressione, le persecuzioni del governo sandinista definendo Daniel Ortega addirittura peggiore di Anastasio Somoza. Queste ridicole bugie si ripetono sfacciatamente a livello nazionale ed internazionale con gli inganni della dittatura mediatica della famiglia Chamorro e dei suoi simpatizzanti. Si tratta della stessa opposizione che accusò falsamente il Consiglio Elettorale Supremo del Nicaragua di aver imbrogliato alle elezioni del novembre del 2008.

In base alle false accuse di frode dell’opposizione nicaraguense, l’Unione Europea e gli Stati Uniti hanno sospeso l’appoggio economico al governo del Nicaragua. Al Blocco Occidentale (in particolare Stati Uniti, Canada e Unione Europea) conviene quindi discutere della possibilità di tornare ad appoggiare allo stesso modo il governo del Nicaragua e il regime golpista dell’Honduras per impedire la repressione delle loro popolazioni. Con questa tecnica tornano nuovamente  a discutere la legittimità del governo sandinista in Nicaragua rafforzando quindi la legittimità del regime golpista in Honduras.

Il discorso sarà del tipo “riconosciamo i deplorevoli eventi che hanno colpito la democrazia di queste nazioni; in ogni modo ci sembra corretto riconoscere i loro sforzi per rientrare nella grande famiglia delle nazioni democratiche….”. I primi stralci del discorso potrebbero già apparire prima di Natale. I progetti diventeranno più concreti nel momento in cui si avvicineranno le elezioni regionali nella Costa Atlantica del Nicaragua nel marzo del 2010.

Le manovre effettuate per il riconoscimento del regime golpista di Pepe Lobo in Honduras hanno svariati significati: a livello nazionale significa frenare lo sviluppo del paese in quanto società democratica e partecipativa. Per il Blocco Occidentale significa frenare lo stesso tipo di progresso alla luce del fatto, però, che Manuel Zelaya ha mostrato la sua intenzione di chiudere la base militare di Palmerola oltre ad una forte spinta verso una economia al servizio della popolazione piuttosto che al servizio delle multinazionali. A livello locale, il Presidente Zelaya ha dimostrato che un governo sovrano a favore dell’integrazione centroamericana e di una genuina fratellanza fra i popoli, rappresenta una minaccia per il controllo imperiale e per i significativi benefici politici ed economici che tale controllo comporta.

Riconoscendo il regime golpista di Pepe Lobo, i paesi del Blocco Occidentale ostacolano tutto questo. Consolidano, inoltre, uno scenario che indebolirà la risposta locale ad una eventuale aggressione contro il Venezuela. Il Presidente Daniel Ortega ha sottolineato che il golpe in Honduras ha colpito negativamente il Sistema di Integrazione Centroamericano. È stata la rapida risposta del SICA e dei paesi del ALBA, arrivata il giorno successivo al golpe del 28 giugno, che ha permesso al  Presidente Manuel Zelaya di rialzarsi e lanciare una risposta energetica appoggiato dall’intera America Latina. Una nazione centroamericana divisa e debilitata è un altro pezzo vitale del piano di aggressione militare che Ferdinand e Isabella stanno preparando contro la rivoluzione bolivariana in Venezuela.

Traduzione di Silvia Dammacco