Honduras: In Difesa Del Popolo Garífuna

Honduras: in difesa del popolo Garífuna

garifunaLa maggior parte della popolazione Garifuna radicata nelle Cayos Cochinos non conosce il piano di gestione, realizzato alle sue spalle, che è orientato ad indurre cambiamenti nel sistema di produzione, sostituendo la tradizionale attività della pesca con l’ “ecoturismo”, ufficialmente al fine di preservare la barriera corallina.

La Fondazione Cayos Cochinos, attraverso la promozione di reality shows e turismo è diventata più che un ente per la protezione della natura, un’agenzia di viaggi. Trascurando gli effetti del cambiamento climatico sui coralli, applicando una concezione mercantilista di promozione turistica e soprattutto non prendendo in considerazione le implicazioni delle emissioni di gas serra causate dai trasporti aerei commerciali.

Lo scolorimento o e lo sbiancamento dei coralli è attribuibile, fra molte cause, al cambiamento climatico, alla sedimentazione ed all’eccessivo sfruttamento dei fondali attraverso la pesca. Quest’ultima è usata come pretesto per reprimere la popolazione Garifuna che utilizza l’arcipelago Cayos Cochinos come habitat naturale da  diverse generazioni.

La posizione dell’arcipelago situato di fronte alla foce del fiume Papaloteca è stata identificata come una grave minaccia alla sopravvivenza dei coralli, in quanto il delta del fiume, completamente deforestato è responsabile del trasporto di un notevole flusso di limo durante la stagione delle piogge stagionali verso l’arcipelago.

Nel frattempo, le restrizioni alla pesca hanno causato una diminuzione della presenza del pesce pappagallo, specie essenziale per mantenere l’equilibrio tra i coralli e le alghe, di cui si nutrono. Il pesce pappagallo è stato via via mangiato da specie pelagiche che si stanno moltiplicando nella zona. L’equilibrio dell’ecosistema corallino è una questione molto complessa e nel caso dei Caraibi la misteriosa scomparsa a metà degli anni’80 del riccio nero – che si nutre di alghe – ha dato origine ad un processo di squilibrio tra alghe e coralli.

L’arcipelago delle Cayos Cochinos, riceve inoltre insieme ai sedimenti trasportati dai fiumi Papaloteca e Aguan, un’enorme quantità di pesticidi e fertilizzanti, che contribuiscono alla eutrofizzazione della zona.

Assieme a tutto ciò il fenomeno di acidificazione degli oceani causato da emissioni di CO2, costituisce un’altra grande minaccia per la sopravvivenza dei coralli. Come potete vedere non è solo la pesca artigianale ad influire negativamente sull’ecosistema corallino, ma s’incontrano anche la sedimentazione,  il cambiamento climatico, il brusco aumento delle temperature oceaniche e l’acidificazione, ed il turismo che contribuisce a questi due ultimi fenomeni, attraverso i combustibili fossili utilizzati per il trasporto di sospetti visitatori.

La visione commerciale che impera all’interno della Fondazione Cayos Cochinos e AVINA, proprietaria del sito, dimostra come la marea di aree protette che sono state consegnate a fondazioni private a partire dalla CNUMAD (Rio Janeiro 1992), siano più vincolate alla visione di ” ecoinversinvestimenti “che alla protezione della natura. Nel caso delle Cayos Cochinos prevale più la concezione del  profitto che della conservazione.

In uno studio condotto dalla antropologa Keri Brodo, intitolato Diritti Territoriali del Popolo Garifuna ed Ecoturismo come sviluppo economico nell’Arcipelago delle Cayos Cochinos, si fa un’analisi dei cambiamenti dei meccanismi di produzione in tutto l’arcipelago e delle conseguenze, fra le quali spicca il disastro ecologico dell’Operazione Wallacea, in occasione della quale nel 2005 alcuni studenti inglesi di biologia visitarono la zona  provocando un impatto ambientale simile a una tempesta tropicale, in quanto superavano in numero la capacità di carico della zona protetta. A questo proposito un altro studio dell’antropologo britannico Alisatir Russell, ha studiato l’evoluzione delle strategie di vita ed il loro impatto culturale sulle Cayos Cochinos.

La Fondazione Cayos Cochinos possiede una storia costellata di violazioni dei diritti umani della popolazione locale, che si trova  documentata dal caso presentato di fronte alla Commissione Inter-Americana sui Diritti Umani (CIDH caso 12.614) relativo ai diritti per l’utilizzo del loro habitat, ma anche da una petizione sulle violazioni dei diritti umani del subacqueo  Satu Paredes, che è stato ferito dalla marina, senza che le autorità si assumessero alcuna responsabilità otto anni più tardi, così come da altri episodi di violenza da parte di membri della Forza Navale nei confronti dei pescatori locali.

L’entrata di un nuovo attore sulla scena, la Nature Conservacy, non è finalizzata a fornire una soluzione al conflitto. Al contrario la sua reputazione è stata fortemente messa in discussione negli Stati Uniti, dove il Washington Post ha condotto un’inchiesta che ha rivelato il loro coinvolgimento nello sfruttamento petrolifero di un’area protetta e nel traffico di beni tradizionali. Naturalmente gestiscono un budget di milioni di dollari oltre alla loro immagine di organizzazione impegnata nella “conservazione”.

Ogni giorno è più chiara la visione insidiosa e  mercantilista che domina la Fondazione Cayos Cochinos. Purtroppo, il rispetto del  diritto alla consultazione, come previsto dalla Convenzione ILO n. 169 e dalla Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti umani dei popoli indigeni, è diventata una beffa. Il nuovo piano di gestione non ha il sostegno della popolazione locale, e la condanna alla fame. Qualsiasi affermazione che il piano di gestione sia stato esaminato o approvato, è semplicemente una menzogna costruita da un gruppo di imprenditori turistici travestiti da ambientalisti.

da ADITAL

Traduzione di Marisa Foraci